LiberaMENTE MAGAZINE

Alda Merini
Addio piccola ape furibonda

di Sara Zolanetta

Sono le 19 di martedì 3 novembre. All’ingresso della camera ardente a Palazzo Marino il viavai è continuo. Giovani, anziani, uomini, donne. Milano rende omaggio alla Sua poetessa. Alda Merini si è spenta alle 17:30 di domenica 1° novembre.

Nasi che soffiano, singhiozzi, occhi lucidi. La musica di un violino, il gonfalone della città listato a lutto. C’è Sara, che dalla nonna ha preso schiettezza e ironia. Ci sono le quattro figlie di Alda, Emanuela, Barbara, Simona e Flavia, commosse e un po’ frastornate dal calore di questa Milano che piange la sua “piccola ape furibonda”.
Tanti i messaggi lasciati nei diari del cordoglio, nell’anticamera. “Hai riempito di dolore la tua poesia, anzi, hai riempito il tuo dolore con la poesia…addio grande Poetessa”. “Cara Alda stasera per salutarti ho messo il rossetto rosso, come dicevi tu…”.

 

Alda Merini, mamma
Ricordi di Emanuela, la figlia maggiore

«Ultimamente la mamma faceva un po’ un “risotto” di ricordi, forse perché era un po’ confusa, forse perché lei è sempre stata fantasiosa e ricca di inventiva. Quando ero piccola, andavamo a casa di Fornari (medico della Merini, n.d.r.). Io, che avevo 4-5 anni, rimanevo molto stupita dai suoi figli che correvano in giro per casa. Lui era convinto che la libertà fosse il miglior modo per educarli».

«Nella sua casa, la mamma aveva un pezzetto della soffitta condominiale. Era un piccolo angolo disordinato, dove, tra le altre cose, teneva un baule pieno zeppo di carte e oggetti che probabilmente non avrebbe mai più guardato. Quando lo sgomberarono, per lei fu un vero trauma, lo visse malissimo. Si sentiva privata dei suoi ricordi. Fu come aprire un vaso di Pandora».

«Mamma e papà si sono conosciuti al cinema. Lei era seduta davanti a lui con in testa un capello di foggia maschile; continuava a muoversi e papà, credendo che fosse un ragazzo, le ha tirato un buffetto. Era un preludio della loro futura relazione».

«La mia raccolta preferita è “Delirio d’amore”. Dopo ha cominciato a prevalere il versante mistico della mamma…anche perché da ragazza voleva fare la suora».

«Dopo il primo ricovero non è stata più la stessa…per lei è stato un evento assolutamente traumatico. Le ha tolto il ruolo materno, l’ha sradicata. Rivoltata come un guanto. Di quel periodo ho solo brutti ricordi. Non sapevo mai se sarebbe tornata di nuovo a casa. Mi sentivo un po’ come se fossi rimasta orfana. Anche se ero piccola, mi rendevo conto che papà aveva sbagliato a gestire la situazione. Quando mamma ha avuto la crisi isterica, avrebbe potuto calmarla invece di chiamare l’ambulanza. Allora non si andava tanto per il sottile, ti mettevano la camicia di forza e via… Ha odiato mio padre per averla fatta ricoverare. Ma io tante volte le ho detto che se non avesse vissuto quella dimensione forse non sarebbe diventata quella che era. La malattia è stata un modo per tirare fuori completamente la sua genialità».
«Credo che la mamma in parte si rendesse conto di aiutare molte persone con la sua poesia. Spesso mi diceva che tanta gente andava a raccontarle i suoi problemi. Quando ero alla camera ardente, un signore mi si è avvicinato e mi ha detto che leggendo cose della mamma era riuscito a curarsi e ha uscire dal manicomio».

 

Alda Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931 in una famiglia di condizioni modeste: il padre è impiegato alle Assicurazioni Generali Venezia, la madre si prende cura di casa e figli.

«Sono nata il 21 marzo del ’31 alle cinque di un piovoso venerdì, in una casa che dava sulla Via San Vincenzo a Milano. La casa era povera, ma sontuosi i miei genitori. Mia madre, figlia di insegnanti di Lodi, non aveva voluto studiare, ma era donna di grande, naturale cultura e di gran buon senso.

Mio padre, un intellettuale molto raffinato figlio di un conte di Como e di una modesta contadina di Brunate, aveva tratti nobilissimi. Taciturno e modesto, sapeva l’arte di condurre bene i suoi figli e fu il primo maestro». (Reato di vita, 1994).

Ragazza, frequenta le Scuole di Avviamento al Lavoro “Laura Solera Mantegazza”, seguendo solo le prime tre classi a causa della salute cagionevole. Più tardi, non sarà ammessa al liceo Manzoni perché non supera proprio la prova di italiano. Esordisce a soli 16 anni, sotto la giuda di Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti. Così Alda descrive il suo debutto: «Avevo quindici anni quando tornai a casa con la prima recensione a una mia poesia. Non stavo nella pelle per l’emozione. La portai subito a mio padre, la persona che mi era più cara, gridando: ‘Guarda, papà, che cosa scrive Spagnoletti di me’. Lui, senza fiatare, me la strappò dalle mani e la fece in mille pezzi. Poi mi fissò negli occhi: “Ascoltami, cara, la poesia non dà il pane”, mi disse serio. Era un uomo di buon senso». Sono gli anni della II Guerra mondiale, anni di ristrettezze. Nell’autunno del 1942 la famiglia di Alda lascia Milano, colpita da pesanti bombardamenti. Si rifugia vicino a Vercelli dove, secondo la Merini, «praticamente vivevamo nelle risaie», per poi tornare nel capoluogo lombardo alla fine della guerra. La vecchia casa non esiste più e la famiglia va a vivere in uno scantinato lungo il Naviglio. Così conosce Spagnoletti, che abita in una casa adiacente alla sua. «Spagnoletti pieno di premure, mi aprì la sua casa in via del Torchio. (...) C’era anche un divano circolare dove, uno accanto all’altro, ci si sedeva pieni del fragore della Storia che stava per nascere, per noi mutilati dalla guerra. Io ero la più giovane di quei poeti e la meno istruita, e mi fu data la Storia della letteratura di De Sanctis». E poi: «In via del Torchio io ho vissuto la mia prima società poetica. Per società intendo dire che sul divano sedevo gomito a gomito coi grandi della poesia, con la classe del rinnovamento letterario. Io ero troppo piccola per capire cosa facessero quei grandi uomini. Erba, sempre allegro e dispersivo. Pasolini, taciturno ma pieno di resistenza fisica. Turoldo dalla voce tonante e bellissima che pareva la reincarnazione della ‘scapigliatura’ redenta (...). Più che una scrittrice io ero la loro mascotte: giovane, taciturna, forse bella, con due fianchi di cui mi vergognavo e cercavo di nascondere. Manganelli era un bonaccione». Nel 1947 Alda incontra “le prime ombre della sua mente”; Giorgio Manganelli la porta da due specialisti, Fornari e Musatti e poco dopo viene ricoverata per un mese a Villa Turro a Milano.

Nel periodo dal 1950 al 1953 Alda frequenta assiduamente Salvatore Quasimodo. Il loro rapporto è soprattutto un’intesa lavorativa e un’intesa poetica più che un legame sentimentale.

Nel 1953 la Merini sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano. A lui è legata da un forte affetto, si sente amata e protetta anche se i sentimenti di Alda nei confronti del marito saranno sempre ambivalenti. «In effetti, il matrimonio non mi riuscì bene. Però lo avevo preso come un grande impegno sociale. (...) Invece mio marito mi amò. E questo fu per me un grande dolore, una profonda vergogna». Nel 1955 dal matrimonio con Ettore nasce Emanuela.

Il primo vero internamento in manicomio avviene all’istituto Paolo Pini di Affori, nel 1956.

«Fui quindi internata a mia insaputa, e nemmeno io sapevo dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non li avevo mai veduti, ma quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso in quanto mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica ad uscire.

(…)La sera vennero abbassate le sbarre di protezione e si produsse un caos infernale. Dai miei visceri partì un urlo lancinante, una invocazione spasmodica diretta ai miei figli e mi misi a urlare e a calciare con tutta la forza che avevo dentro, con il risultato che fui legata e martellata di iniezioni calmanti».

È la stessa Merini che ci racconta il motivo del ricovero.

«Fu un improvviso scatto di delirio. Mi ero sempre ritenuta una persona tranquilla, e invece nel profondo dell’animo covavo la mia segreta follia. Un giorno ho perso il controllo, sono andata su tutte le furie e ho picchiato mio marito. Forse era soltanto un momento di stanchezza, Ettore andava sempre in giro, questo mi esasperava. Mio marito, terrorizzato, ha chiamato l’ambulanza. Ma la più spaventata ero io: mi sono trovata al cospetto di una parte di me che non conoscevo. Non sapevo neanche che esistessero i manicomi: è stata una rivelazione orrenda. Il primo ricovero non è stato spontaneo. Tutti i successivi però si. (...) Perché mi accorgevo da sola che non stavo bene».

Alda descrive quel periodo terribile anche in L’altra verità. Diario di una diversa (1997): «Le ore in quel tristissimo luogo non passavano mai. Ci allineavano su delle pancacce, tutti noi con le facce eguali, amorfe; e guardavamo per terra come le condannate a morte. Non ci davano mai nulla da fare.

(…) Ma l’anima si rarefaceva ogni giorno. Ogni giorno diventavo più spirituale e, da quell’immensa vetrata, da quel grande lucernaio che illuminava la sala, qualche volta vedevo scendere gli angeli».

Pian piano il manicomio diviene un rifugio, una protezione dal mondo esterno che le appare così distante ed estraneo.

Alda Merini viene ricoverata per 24 volte in un periodo che va dal 1965 al 1972, durante il quale  nascono le altre tre figlie, Barbara, Flavia e Simona. Torna a casa definitivamente nel 1979. Nel 1984 esce La Terra Santa, che contiene i suoi testi più intensi e drammatici, in cui condensa la sconvolgente esperienza del manicomio. E grazie a queste liriche vincerà, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la poesia.

Nel 1981 Ettore muore. Alda rimane sola, ancora fragile e in una situazione economica non facile. Inizia in questo periodo a comunicare telefonicamente con il poeta Michele Pierri, che sposerà nel 1983. Con lui si trasferisce a Taranto, dove resterà per tre anni.

Nel 1986 la Merini torna definitivamente a Milano: Pierri sta molto male e i figli di lui, che non vedono di buon occhio la loro unione, ne approfittano per separali. Alda vive molto male la forzata divisione. Andrà poi a vivere nella sua casa di Porta Ticinese.

Nel 1996 viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie Française. Nello stesso anno vince il Premio Viareggio con La vita Facile e l’anno successivo il Premio Procida “Elsa Morante”. Nel 1999 riceve il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri settore Poesia.      

 

Ricordi di Alda

Maria Corti su Autografo: «Conobbi Alda Merini quando aveva 17 anni. Non ricordo se mi fu presentata in quel lontano 1948 da Giacinto Spagnoletti o da Giorgio Manganelli, allora milanese, ma ricordo che il personaggio mi fece molta impressione. Mi accorsi che lei stava completamente nella propria tragica contraddizione: alternava versi di bellezza vertiginosa, vere epifanie verbali, a letterine da scolaretta di terza media, a un parlare e un vivere da essere alquanto sprovveduto e mite. La sua poesia veniva fuori da lei quasi a sua insaputa, come il gas solforoso dalle solfatare: immergi il bastone qui e sprizza fuori gas; lo immergi più in là e non viene fuori niente. A regolare il gioco erano le strutture sotterranee della sua psiche, già allora variamente turbata e spesso in cura da psichiatri: sicché quando stava male scriveva testi dal folgorante potere metaforico; quando stava bene, inviava dalla Ripa di porta ticinese le sopraddette letterine».

Roberto Vecchioni (che nel 1999 ha scritto Canzone per Alda Merini): «Mi telefonava all’una di notte, alle tre, alle quattro del mattino. Mi parlava dei suoi amori, di chi si era innamorata, della sua vita, mi raccontava barzellette. Quando eravamo insieme suonava Luci a San Siro al piano. Malissimo naturalmente. Era parecchio stonata ma non gliene fregava niente, perche “la Alda”, come la chiamavo io, si sentiva bellissima, intonatissima e “donnissima”. (…) Alda era una donna che ha sempre amato la corporeità della vita, la fisicità, e non solo la celestialità e la poesia».

 

Opere:

1950 – 1959

-La presenza di Orfeo, Milano, Schwarz, 1953.

-Nozze romane, Milano, Schwarz, 1955.

-Paura di Dio, Milano, Scheiwiller, 1955.

 

1960 - 1979

-Tu sei Pietro, Milano, Scheiwiller, 1961.

 

1980 - 1989

-Destinati a morire. Poesie vecchie e nuove, Poggibonsi, Lalli, 1980.

-Le rime pietrose, Ed. Privata, 1983.

-Le satire della Ripa, Milano, Laboratorio Arti Visive, 1983.

-Le più belle poesie, Edizione Privata, 1983.

-La Terra Santa, Milano, Scheiwiller, 1984.

-La Terra Santa e altre poesia, Manduria, Laicata, 1984.

-L’altra verità. Diario di una diversa, Milano, Scheiwiller, 1986.

-Fogli bianchi, Livorno, Biblioteca Cominiana, 1987.

-Testamento, Milano, Crocetti, 1988.

 

1990

-Delirio amoroso, Genova, Il Melangolo.

-Il tormento delle figure, Genova, Il Melangolo.

 

1991

-Le parole di Alda Merini, Roma, Stampa Alternativa.

-Vuoto d’amore, Torino, Einaudi.

-Valzer, Ts.

-Balocchi e poesie, Ts.

 

1992

-Cinque poesie, Mariano Comense, Biblioteca Cominale.

-Ipotenusa d’amore, Milano, La Vita Felice.

-La palude di Manganelli o il monarca del re, Milano, La Vita Felice.

-La vita felice: aforismi, Osnago, Pulcinoelefante.

-La vita più facile: Aforismi, Osnago, Pulcinoelefante.

-Aforismi, Nuove Scritture.

 

1993

-La presenza di Orfeo (Paura di Dio, Nozze Romane, Tu sei Pietro)

Milano, Scheiwiller.

-Le zolle d’acqua. Il mio naviglio, Cernusco sul naviglio

(Milano), Montedit.

-Rime dantesche, Crema, Divulga.

-Se gli angeli sono inquieti. Aforismi, Firenze, Shakespeare and Company.

-Titano amori intorno, Milano, La Vita Felice.

 

1994

-25 poesie autografe, Torino, La città del sole.

-Reato di vita. Autobiografia e poesia, Milano, Melusine.

-Il fantasma e l’amore, Milano, La Vita Felice.

 

1995

-Ballate non pagate, Torino, Einaudi.

-Doppio bacio mortale, Faloppio, Lietocollelibri.

-La pazza della porta accanto, Milano, Bompiani.

-Lettera ai figli, Faloppio, Lietocollelibri.

-Sogno e poesia, Milano, La Vita Felice.

 

1996

-Aforismi, Milano, Pulcinoelefante.

-La pazza della porta accanto, Milano, Mondadori.

-La Terra Santa: (Destinati a morire, La Terra Santa, Le satire della Ripa, Le rime petrose, Fogli bianchi) 1980-987, Milano, Scheiwiller.

-La vita facile: sillabario, Milano, Bompiani.

-Refusi, Brescia, Zanetto.

-Un poeta rimanga sempre solo, Milano, Scheiwiller.

-Immagini a voce, Motorola.

-La vita felice: sillabario, Milano, Bompiani.

-Un’anima indocile, Milano, La Vita Felice.

-Sogno e poesia, Milano, La Vita Felice.

 

1997

-La vita facile: aforismi, Milano, Bompiani.

-L’altra verità. Diario di una diversa, Milano, Rizzoli.

-La volpe e il sipario, Legnago, Girardi.

-Le più belle poesie di Alda Merini, Milano, La Vita Felice.

-Orazioni piccole, Siracusa, Edizioni dell’ariete.

-Curva in fuga, Siracusa, Edizioni dell’ariete.

-Ringrazio sempre chi mi dà ragione. Aforismi di Alda Merini, Viterbo, Stampa Alternativa.

 

1998

-57 poesie, Milano, Mondadori.

-Favole, Orazioni, Salmi, scritti raccolti da Emiliano Scalvini, Soncino, Editrice la Libraria.

-Eternamente vivo, Corbetta, L’incisione.

-Fiore di poesia (1951-1997), Torino, Einaudi.

-Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi, Milano, Rizzoli.

 

1999

-Aforismi e magie, Milano, Rizzoli.

-Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni sessanta, Milano, Scheiwiller.

-L’uovo di Saffo. Alda Merini e Enrico Baj, Milano, Colophon.

-La poesia luogo del nulla, Lecce, Manni.

-Le ceneri di Dante: con una bugia sulle ceneri, Osnago, Pulcinoelefante.

 

2000

-L’anima innamorata, Milano, Frassinelli.

-Superba è la notte, Torino, Einaudi.

-Due epitaffi e un testamento, Osnago, Pulcinoelefante.

-Vanni aveva mani lievi, Aragno.

-Le poesie di Alda merini, Milano, La Vita Felice.

-Tre aforismi, Osnago, Pulcinoelefante.

-Amore, Osnago, Pulcinoelefante.

-Vanità amorose, Bellinzona, Edizioni Sottoscala.

 

2001

-Colpe d’immagini, Milano, Rizzoli.

-Corpo d’amore: un incontro con Gesù, Milano, Frassinelli.

 

2002

-Folle, folle, folle d’amore per te, Milano, Salani.

-Maledizioni d’amore, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquaviva.

-Il paradiso, Osnago, Pulcinoelefante.

-Anima, Osnago, Pulcinoelefante.

-Ora che vedi Dio, Osnago, Pulcinoelefante.

-Un aforisma, Osnago, Pulcinoelefante.

-La vita, Osnago, Pulcinoelefante.

-Una poesia, Osnago, Pulcinoelefante.

-Magnificat: un incontro con Maria, Milano, Frassinelli.

-Invettive d’amore e altri versi, Torino, Einaudi.

-Il maglio del poeta, Lecce, Manni.

 

2003

-La carne degli angeli, Milano, Frassinelli.

-Più bella della poesia è stata la mia vita, Torino, Einaudi.

-Delirio Amoroso, Genova, Il Nuovo Melangolo.

-Alla tua salute, amore mio: poesie, aforismi, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-Poema di Pasqua, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-Il mascalzone veronese, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-Lettera a Maurizio Costanzo, Faloppio, Lietocollelibri.

 

2004

-La clinica dell’abbandono, Torino, Einaudi.

-Cartes (Des), Vicolo del Pavone.

-Dopo tutto anche tu, San Marco dei Giustiniani.

-El Disaster, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-Lettera ai bambini, Faloppio, Lietocollelibri.

-La volpe e il sipario. Poesie d’amore, Milano, Rizzoli.

-La voce di Alda Merini. La dismisura dell’anima. Audiolibro. CD audio. Milano, Crocetti.

-Poema della croce, Milano, Frassinelli.

 

2005

-Uomini miei, Milano, Frassinelli.

-Il Tavor, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-Sono nata il ventuno a primavera. Diario e nuove poesie. Lecce, Manni.

-La presenza di Orfeo – La Terra Santa, Milano, Scheiwiller.

-Nel cerchio di un pensiero, Milano, Crocetti.

-Io dormo sola, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-Figli e poesie, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-Le briglie d’oro. Poesie per Marina 1984 - 2004, Milano, Scheiwiller.

 

2006

-La famosa altra verità, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-L’Altra verità. Diario di una diversa, Milano, Rizzoli.

-Lettere di Pasolini, Acquaviva delle Fonti (Ba), Acquviva.

-La nera novella, Milano, Rizzoli.


© LiberaMENTE MAGAZINE 15 novembre 2009