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Alvin Superstar
di Silvia Severino

Criticate pure Alvin e i suoi fratellini, ma prima chiedetevi dove sia finita la vostra fantasia.
Questo film è dedicato a chi con questi dispettosi chipmunks ci è cresciuto, a quelle generazioni che hanno nel cuore il ricordo della sigla di “Alvin superstar, Alvin rock’n’roll”.
Per fare una critica a questo film si deve tenere conto di una serie di premesse e circostanze: non è un film solo per divertire i bambini, ma soprattutto è un omaggio al cartone animato.

Alvin the show nasce, infatti, nel 1958 dalla matita di Ross Bagdasarian, mentre la sua morte nel 1972 ne segna un periodo di pausa; sarà lo stesso figlio di Ross a ridare vita alla serie tv rinominandola “Alvin and the chipmunks”.
Il 50° anniversario della nascita di questa serie ha portato il regista Tim Hill a realizzarne un tributo cinematografico.
La trama è nota ai più: Alvin, Theodor e Simon sono i tre chipmunks canterini che entrano nella vita di Dave Neville per salvargli la carriera.
Ci sono delle imprecisioni nella pellicola, innegabile, ma vengono giustificate dal fatto che essendo ispirato a un cartone animato tutto è possibile.
Risulta strano, infatti, che alla parola  “casa” loro pensino a Dave, invece che al bosco ma, come viene spesso sottolineato, sono scoiattoli parlanti, messaggio implicito: tutto è possibile!
Gli attori non erano sicuramente da Oscar e il film è uscito in ritardo rispetto alle sale americane: se fosse uscito durante le feste natalizie avrebbe avuto di certo più successo anche in Italia, visto le tematiche affrontate e il forte desiderio dei tre scoiattoli di festeggiare il Natale.

All’interno del film si analizza anche l’industria musicale e i meccanismi dalla quale è mossa, si  mette in evidenza infatti come il produttore cerchi di sfruttare i tre scoiattolini e, interpretando la parte del “cattivo”, trasformarli in quelli che non sono: non serve che vengano fatti esempi e riferimenti ai giorni nostri. Il marcio del commercio musicale fa la parte del nemico, e l’unica cosa importante non è la loro salute, o la loro vita o il loro talento, ma la loro immagine e il loro potenziale di profitto; non viene tenuto conto che sono comunque scoiattoli ”bambini”, che necessitano regole, insegnamenti e un minimo di disciplina e senza questo arriveranno allo sfinimento.
Saranno proprio loro, tra l’altro, a far notare che cantare in playback è un imbroglio e che è sbagliato, ma ovviamente vengono raggirati e convinti che, siccome funziona così, bisogna seguire le regole del mercato.
Interessanti questi passaggi, sottili e inseriti in un film considerato per bambini, per non disturbare l’opinione pubblica forse?
Il film nel complesso risulta banale, la trama è classica, con l’happy ending e l’eroe che torna sui suoi passi.

Bisogna sempre cercare di guardare più in là della semplice pellicola e magari lasciare che la stessa fantasia che ci faceva sognare da piccini  riviva per qualche ora, senza barriere, senza domande o congetture.


© LiberaMENTE MAGAZINE 10 febbraio 2008