Criticate
pure Alvin e i suoi fratellini, ma prima chiedetevi dove sia finita
la vostra fantasia.
Questo film è dedicato a chi con questi dispettosi chipmunks
ci è cresciuto, a quelle generazioni che hanno nel cuore il ricordo della sigla
di “Alvin superstar, Alvin rock’n’roll”.
Per fare una critica a questo film si deve tenere conto di una serie di premesse
e circostanze: non è un film solo per divertire i bambini,
ma soprattutto è un omaggio al cartone animato.
Alvin
the show nasce, infatti, nel 1958 dalla matita di Ross Bagdasarian,
mentre la sua morte nel 1972 ne segna un periodo di pausa; sarà lo stesso figlio
di Ross a ridare vita alla serie tv rinominandola “Alvin
and the chipmunks”.
Il 50° anniversario della nascita
di questa serie ha portato il regista Tim Hill a realizzarne
un tributo cinematografico.
La trama è nota ai più: Alvin, Theodor e Simon
sono i tre chipmunks canterini che entrano nella vita
di Dave Neville per salvargli la carriera.
Ci sono delle imprecisioni nella
pellicola, innegabile, ma vengono giustificate dal fatto
che essendo ispirato a un cartone animato tutto è possibile.
Risulta strano,
infatti, che alla parola “casa”
loro pensino a Dave, invece che al bosco ma, come viene spesso sottolineato, sono
scoiattoli parlanti, messaggio implicito: tutto è possibile!
Gli attori non
erano sicuramente da Oscar e il film è uscito in ritardo rispetto alle sale americane:
se fosse uscito durante le feste natalizie avrebbe avuto di certo più successo
anche in Italia, visto le tematiche affrontate e il forte desiderio dei tre scoiattoli
di festeggiare il Natale.
All’interno
del film si analizza anche l’industria musicale e i meccanismi dalla quale è mossa,
si mette in evidenza infatti
come il produttore cerchi di sfruttare i tre scoiattolini
e, interpretando la parte del “cattivo”, trasformarli in quelli che non sono:
non serve che vengano fatti esempi e riferimenti ai giorni nostri. Il marcio del
commercio musicale fa la parte del nemico, e l’unica cosa importante non è la
loro salute, o la loro vita o il loro talento, ma la loro immagine e il loro potenziale
di profitto; non viene tenuto conto che sono comunque
scoiattoli ”bambini”, che necessitano regole, insegnamenti e un minimo di disciplina
e senza questo arriveranno allo sfinimento.
Saranno proprio loro, tra l’altro,
a far notare che cantare in playback è un imbroglio e che è sbagliato, ma ovviamente
vengono raggirati e convinti che, siccome funziona così,
bisogna seguire le regole del mercato.
Interessanti questi passaggi, sottili
e inseriti in un film considerato per bambini, per non disturbare l’opinione pubblica
forse?
Il film nel complesso risulta banale, la trama è classica, con l’happy
ending e l’eroe che torna sui suoi passi.
Bisogna
sempre cercare di guardare più in là della semplice pellicola e magari lasciare
che la stessa fantasia che ci faceva sognare da piccini riviva per qualche ora, senza barriere,
senza domande o congetture.