Amnesia, Anamnesi, Diagnosi
e Cura... |
![]() |
| di
Roberta Cavicchioli |
| Si è aperto giovedì 13 il Salone del Libro di Torino, la manifestazione lunga cinque giorni in cui gli editori presentano opere di recente pubblicazione o propongono nuovi talenti; gli autori incontrano il pubblico; le personalità culturali partecipano a tavole rotonde e appuntamenti tematici. La memoria è il tema eletto a filo conduttore per la XXIII edizione della kermesse letteraria; con memoria si allude sia al rapporto che intratteniamo con il nostro passato individuale e collettivo, sia alla capacità di coltivare i ricordi e farne tesoro, senza trasformare una preziosa eredità in un'ipoteca sul futuro. Evidentemente, l'argomento è della massima importanza, perché possiamo dire di conoscere solo ciò che ricordiamo, che possiamo richiamare alla mente, riconoscere fra le tante informazioni che ci sollecitano, rielaborare e mettere a sistema con ulteriori acquisizioni. All'origine di ogni sapere condiviso da più persone e trasmesso di generazione in generazione sta una scelta che si opera sui contenuti degni di venire conservati e sulla loro gestione. Se l'apprendimento può avvenire in modo casuale, la sua fissazione è voluta e intenzionale- molti di noi hanno imparato la lezione solo dopo aver strappato sudore e lacrime al maestro elementare, alla mamma e persino al catechista. Adulti, rischiamo di dimenticarlo in un contesto in cui la disponibilità delle informazioni che la rivoluzione del Web serve anche ai più pigri e sprovveduti, sembra esonerarci dalla fatica di appassionarci ad un tema, di documentarci, di formarcene un'opinione approfondita. Giova, allora, che qualcuno ci richiami a questa necessità: è quello che hanno fatto Carlo Flamigni e Corrado Melega presentando le loro ultime fatiche, due saggi pubblicati recentemente con un piccolo e attivissimo editore, L'Asino d'Oro, RU486: non tutte le streghe sono state bruciate e La pillola del giorno dopo. Dal silfio al levonorgestrel. Fra gli ospiti della vivace tavola rotonda, con Rossana Cecchi, Maurizio Mori, Anna Pompili, Federico Tulli. Cosa c'entra la memoria, si chiederanno alcuni? C'entra, perché l’opera meritoria dei due clinici, che si rivolgono ad un pubblico eterogeneo per sensibilità e opinioni, nonché per padronanza del registro medico e cultura scientifica è un ottimo memorandum. Ricorda che la divulgazione scientifica frettolosa o faziosa dei Mass media, più interessati a destare scalpore di quanto non lo siano a fornire gli strumenti per orientarsi in una discussione tanto complessa, costituisce una fonte di disorientamento per i cittadini sprovvisti di un'alfabetizzazione scientifica. Ricorda che le Istituzioni dovrebbero divulgare i dati relativi alla sperimentazione dei farmaci con maggiore prudenza e senso di responsabilità, avendo cura di non alimentare polemiche o reazioni isteriche; il balletto delle cifre rimbalzate fra le diverse Aziende ospedaliere che ne gestivano la sperimentazione ha accresciuto la diffidenza e l’animosità contro la famigerata RU486. Ricorda ai partigiani del pro e del contro, che sarebbe opportuno disporre di alcuni categorie minime prima di intervenire in un dibattito. Ricorda a chi è “addetto ai lavori”che le conoscenze di ciascuno sono la ricchezza dell'intera società, se vengono condivise e costituiscono la base per un confronto con altre conoscenze e istanze. Per
ribadire quanto sia importante ricordare e rispettare
le prerogative di ciascuno, i due autori denunciano gli autorevoli colleghi, che
hanno acriticamente difeso o condannato la contraccezione di emergenza e l'aborto
farmacologico. Fanno di più, e con
pazienza lodevole, compendiamo in poche pagine i fondamentali della biologia
e fisiologia della riproduzione, per consentire al lettore di fare alcuni importanti
distinguo e di comprendere i termini della discussione. Ci ricordano che per formarci
un'opinione sull'ammissibilità di tali pratiche dobbiamo confrontarci con i dati
che illustrano i rischi connessi con l'utilizzo delle diverse metodiche per impedire
o per interrompere una gravidanza in corso. E la precisazione è della massima
utilità, perché, personalmente devo alla
lettura di questi saggi una conoscenza più puntuale delle implicazioni di tali differenza nel dibattito bioetico. Alcuni mesi or sono, mi ero imbattuta nello scritto di uno studioso, Giambattista Sciré, che ricostruiva con grande intelligenza la vicenda dell’aborto in Italia, a partire dal Dopoguerra: L’aborto in Italia. Storia di una legge, (Milano, 2008) di cui raccomando la lettura, specie alle giovani donne e ai giovani uomini. .. La mia reazione fu di entusiasmo, perché si affrontava il tema, ponendolo in rapporto con la storia politica del Paese, curando di mostrare come il consenso attorno all'interruzione di gravidanza si sia prodotto trasversalmente alle appartenenze politiche, a prezzo di un travaglio che ha scosso le coscienze dei cattolici e urtato la sensibilità dei comunisti ortodossi, gettando nel dubbio i conservatori e persino ampi settori del movimento femminista. Altri i testi che hanno parlato del controllo delle nascite e dell'aborto con espedienti letterari o strumenti giornalistici. Mi pareva, però, che mancasse qualcosa, perché dell'aborto non si può parlare senza fare un riferimento, magari sgradevole e sgradito alla sua fisiologia, alle condizioni in cui lo si effettua in sicurezza. Era opportuno che lo facessero degli specialisti tanto coraggiosi da azzardare un'integrazione di prospettive, come fanno Flamigni e Melega, articolando le cognizioni e l'esperienza acquisita in lunghi anni di pratica clinica con osservazioni di carattere storico e sociale non prive di interesse. Con ciò, i due non cedono alla tentazione di farsi storici, sociologi o bioeticisti: tali considerazioni intrattengono uno stretto rapporto con la quotidianità della professione medica; maturano nel contatto con le problematiche e la sofferenza delle donne. Tendiamo a dimenticare quanto questa realtà sia fatta di piccoli compromessi, abitudini, pratiche che poco hanno a che fare con la salvaguardia dei grandi valori della libertà e dell'autodeterminazione: stanno, per così dire ad un livello più basso! Flamigni e Melega ci ricordano che, in molti casi, ciò che impedisce alle donne di prevenire un aborto o di esercitare un controllo più efficace sul loro corpo è una profonda mancanza di rispetto- rispetto di sé, rispetto da parte dei loro compagni, mariti, delle loro famiglie. Una mancanza di rispetto che individua la soglia al di sotto della quale si posiziona la donna e dice moltissimo di una società.. Consiglio di leggere attentamente le osservazioni a margine dei testi di Flamigni e Melega: demandata alle donne, la contraccezione è qualcosa di poco interessante, un aspetto accessorio dell'esistenza. Per secoli, la donna ha gestito in solitudine la gravidanza e i ripetuti aborti che non dovevano turbare la pace della vita familiare: l'omertà copriva pratiche condannate dalla morale, ma largamente tollerate. Si ricordano le compresse di apiolo, la sostanza estratta dal rosmarino- che stavano in bella mostra nelle farmacie di un tempo- nonostante fossero note la loro tossicità e le loro proprietà abortiva, spesso letali. Quello del controllo delle nascite è un tema con cui si confrontano tutti i soggetti adulti, coppie o singoli individui sessualmente attivi, e chiaramente, interpella anche coloro che non intendono generare figli, sono impediti a farlo in ragione di specifiche patologie, impedimenti materiali, età, o del loro orientamento sessuale. E’ persino offensivo spiegare perché il tema della genitorialità responsabile debba riscuotere l’attenzione di chi non si sente toccato dal problema. Non è un dato accessorio l’accoglienza che una società riserva ai nuovi nati, né l’assunzione di responsabilità e il conseguente investimento di una generazione sulla successiva. Lo sappiamo bene: la nascita può rappresentare un evento gradito oppure un evento indesiderato, a seconda delle circostanze. Un semplice sistema a due uscite.. particolarmente crudele, quando e circostanze non sono felici e la scelta ha effetti sullo stare al mondo di chi nascerà/non nascerà, avrà deciso di far comunque nascere o meno. Altrettanto elementare, l’evidenza che le scelte compiute debbono essere sostenibili dal singolo e, per quanto possibile, non avere conseguenze negative sulla società: le retoriche responsabiliste degli ultimi anni ci hanno familiarizzato con un linguaggio che non apparteneva alla nostra cultura politica. Si parlava piuttosto di colpa, categoria che ancora abita il nostro immaginario e legittima la richiesta di un aborto che faccia male e si ricordi. Se fosse vero che si ricorda ciò che ha procurato dolore, la nostra società avrebbe dovuto serbare un ricordo vivido di quella che è stata la lotta durissima e senza di esclusione di colpi, che ha portato al riconoscimento del diritto di autodeterminazione. Note
di Lettura su Carlo Flamigni, Corrado Melega, RU486. Non tutte le streghe sono
state bruciate, L’Asino d’oro, Roma 2010, pp. 210, IBAN 978 88 6443 048 5 Le risposte che troviamo nel testo: -Che cos’è RU486? p. 108, «Il mifespristone fu indicato, nelle prime esperienze con la sigla RU38486, poi abbreviata in RU486 dal nome dell'azienda produttrice, La Roussel-Uclaf: viene utilizzata nei primi 56 giorni di amenorrea, quasi sempre in associazione con prostaglandine, che servono per indurre l’espulsione del prodotto del concepimento dopo che la gravidanza è stata interrotta. … Il mifesptrisotne è stato sintetizzato dai ricercatori della Roussel-Uclaf nel 1980 nel corso di studi sugli antagonisti dei recettori per gli ormoni surrenalici, i glicocorticoidi. » pp.109-110, «Il mifepristone è stato approvato negli Stati Uniti dalla FDA nella seconda parte della sottosezione H, che riguarda i farmaci per i quali non esistono restrizioni nell’uso per ragioni di sicurezza, ma per i quali è anche richiesta una sorveglianza dopo la messa in commercio per verificare che i risultati ottenuti nelle sperimentazioni cliniche siano confermati da quelli relativi all’impiego generalizzato per l’induzione dell’aborto farmacologico. » - Intercezione, contragestione… Qual è la differenza fra RU486 e Levonorgestrel? p. 51, «Recentemente è stato
pubblicato su “Human Reproduction” uno studio di grande
rilevanza scientifica che ha confermato gli effetti del levonorgestrel
(la pillola del giorno dopo) e del mifepristone sull’impianto dell'embrione in
utero. Questa ricerca, la prima ad affrontare in modo diretto il problema, si
è valsa di un modello sperimentale messo a punto dai ricercatori del Karolinska
Institutet di Stoccolma che ha costruito un modello uterino tridimensionale capace
di sopravvivere a lungo in coltura e che viene preparato coltivando insieme cellule endometriali stromali
e epiteliali in fase luteale iniziale. La ricerca, che è stata eseguita utilizzando
embrioni umani soprannumerari o congelati per più di cinque anni, ha dimostrato
che solo il mifepristone inibisce l’impianto della blastocisti…» Le provocazioni che troviamo nel testo: L’obiezione di coscienza: un esempio di federalismo riuscito? p. 83, «L’articolo 9 della Legge [194] prevede la possibilità, per il personale ospedaliero, di esercitare l’obiezione di coscienza. Nel 2007 in Italia i ginecologi obiettori di coscienza sono saliti al 70% (erano il 58% pochi anni or sono), gli anestesisti sono arrivati al 52,3% e i paramedici al 40,9%. Se si prendono in esame i dati relativi alle Regioni si scopre che la moralità degli italiani, o meglio di questi professionisti italiani, è straordinariamente variegata: in Val D’Aosta i medici obiettori sono solo il 16.7% e in questa strana regione tutti gli infermieri, ma proprio tutti, non hanno alcun rispetto per la vita nascente, un bel boccone per Satanasso. In altre regioni i ginecologi obiettori superano l’80%: nel Lazio 85,6% in Basilicata 84,1%, in Campania 83,9%, nel Molise 82,8% e in Sicilia 83,5%. […]» L’introduzione di RU486 rende l’aborto più facile? pp.164-165, <In realtà la
RU486 non rende l’aborto né più facile né più difficile. Il suo uso è regolato
rigidamente da una legge, ha certamente alcuni aspetti positivi
che si associano ad effetti collaterali talvolta spiacevoli; impegna gli operatori
e soprattutto la donna per quattro giorni interi. »
Gli Autori Carlo
Flamigni, professore ordinario di
Ostetricia e Ginecologia all’Università di Bologna fino al 2008,è attualmente
membro del Comitato Nazionale per la Bioetica e presidente onorario dell’AIED
(Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) Autore di un migliaio di
pubblicazioni di carattere scientifico e divulgativo. Corrado
Melega, ginecologo, Direttore dell’UO di
Ostetricia e Ginecologia e del Dipartimento Materno-infantile
dell’ASL di Bologna fino al 2009, è attualmente presidente della Commissione Regionale
Percorso Nascita della Regione Emilia Romagna. Autore di numerose pubblicazioni,
ha contribuito alla realizzazione presso l’Ospedale Maggiore
di Bologna, del Pronto Soccorso per le donne che hanno subito violenza.
|
|
© LiberaMENTE MAGAZINE 16 maggio 2010 HTML
Comment Box is loading comments... |