Ann Leslie: la Giornalista che Raccontò Haiti |
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| di Maria
Teresa Biscarini |
| Ma
chi era davvero Ann Leslie? Inviata speciale del quotidiano inglese The Daily
Mail da più di 30 anni. Questa la veste ufficiale, mentre di quella ufficiosa
se ne sa poco o nulla, ma forse sta proprio in questa “strampalata” formazione
il segreto della sua scrittura a 360 gradi. Mentre infatti
lei ha quasi da subito ben chiara l’idea di seguire l’attualità preferibilmente
estera, gli incarichi che riesce ad ottenere, in prima battuta, dai suoi colleghi
più anziani in bretelle e visiera, sono per fiere provinciali, liti tra vicini
per la custodia di un pappagallino con tanto di ammonimento perentorio: “Ne ricavi
un articolo intelligente, signorinella!”. La Leslie sicura fin da giovane del
fatto suo accetta ogni incarico improbabile, ricavandone spesso storie accattivanti.
Un binomio questo che rifletteva forse anche il suo modo
di porsi. Ne è prova il suo primissimo viaggio importante all’estero sulle rotte
del narcotraffico in Messico. “Mentre camminava in una remota zona collinare, fu messa in apprensione
dall’agguato che le tesero degli uomini armati, balzando fuori all’improvviso
dal nascondiglio tra i cactus.
Questi tuttavia furono probabilmente colti ancor più di sprovvista,
perché si videro venire incontro una Leslie con indosso un vestitino stampato
bianco e giallo, guanti bianchi e una borsetta intonata, per cui abbassarono subito
i fucili”. Mente
razionale, piglio energico e apparenza estremamente femminile, veicolata però
in modo intelligente. “La donna che si conforma allo
stereotipo maschile della gallina non costituisce alcuna minaccia - è lei
stessa a dichiarare, - specie nelle culture
maschiliste che partoriscono guerre e insurrezioni. – Il nostro compito – prosegue – non
è educare gli uomini alla politica della parità dei sessi, ma è fare in modo che
ci aiutino”. E questo poteva significare, come racconta Randall, fingersi
una turista, o una che si era persa durante una gita parrocchiale arrivando ad
indossare un cappotto di volpe al fronte in Bosnia. La Leslie insomma preferiva
fingersi svampita che andare a letto con qualcuno per raggiungere i suoi scopi.
Memorabile la tattica adottata ai posti di frontiera. “Se
le mancava qualche documento importante, rovistava nel contenuto apparentemente
inesauribile di una borsa capiente fino a che l’impaziente gonzo di turno non
le faceva cenno di andare”. Da una donna che non si conformava a nessun stereotipo
femminile o di altro tipo, non poteva che scaturire un modo di fare giornalismo
scaltro energico e colorito. Così
quando la Leslie si recò ad Haiti in concomitanza con il rovesciamento di padre
Jean-Betrtrand Aristide, primo presidente del paese
eletto democraticamente, questo fu il suo servizio di approfondimento. “Giacevano legati assieme come una sciarpa attorno al collo dell’uomo assassinato:
il gattino appena nato strangolato, il ratto morto con le sue zampette e gli occhi
stupefatti. Un altro ratto morto
faceva capolino dal cavallo del secondo uomo, al quale avevano legato le braccia
dietro la schiena prima di ucciderlo, sparandogli. «Gli animali? Oh, per il voodoo!»,
ha spiegato un giovane coperto di stracci mentre lui e una piccola folla nervosa
si accalcavano attorno ai corpi dei due uomini abbandonati su un cumulo di immondizia
a Saline, uno dei quartieri più poveri e fetidi di Port-au-Prince. […]
E nessuno, naturalmente, indagherà sulla loro morte. Dopotutto, «tutti sanno»
chi è stato. Gli uomini di Sweet Mickey […]. Neri analfabeti dei quartieri poveri, teppisti
armati in abiti civili che di notte girano per le strade di Haiti sui loro pick-up,
uccidendo dall’alto altri analfabeti come loro per una manciata di dollari. E
tutto perché Sweet Mickey, i suoi avidi amici militari
e i milionari mulatti che sbocconcellano aragoste alla termidoro nelle loro dimore sulle montagne vogliono così.
Poveri che uccidono altri poveri nell’interesse dei ricchi”. Una
fotografia agghiacciante e forse per questo efficace dell’Haiti degli anni ’90
contenuta in uno dei suoi servizi tipo da 2300 parole circa, ove a fare da contraltare,
sono le contraddizioni di un paese che dal più ricco dei Caraibi, si è ridotto
ad uno dei più poveri al mondo. “A
differenza dei corpi neri a pezzi in quella discarica - prosegue la Leslie
– la pelle mulatta di Monique
luccica come miele. Il francese
di Monique è elegante, il suo inglese dall’accento americano
perfetto […] queste adolescenti sono
le figliolette viziate dell’Emr, l’Elite Moralmente
Ripugnante ¹ . Queste piccole «principesse»
haitiane sono belle ed esuberanti ed annoiate nelle loro graziose testoline. Un
tempo potevano svolazzare avanti e indietro dal loro «paradiso» sulle montagne
a Miami, Parigi, New York […]. Ma la schifosa comunità internazionale ha messo fine a tutto ciò […]
i beni all’estero sono stati congelati,
Monique non può tornare alla sua università americana
perché il suo visto […] è stato cancellato.
«E grazie all’embargo ² », ha
detto Monique, mordicchiando contrariata lo stelo di un fiore, «a mio padre resta solo una mezza tanica di
benzina per un ‘auto». […]
Le Mercedes dell’Emr,
le loro Bmw, i loro scintillanti gipponi Toyota ora giacciono come branchi di
delfini morti dietro le enormi pareti di dimore grottescamente lussuose, che si
affacciano su strade altrettanto grottescamente piene di buche. […] “L’embargo potrebbe
provocare un altro migliaio di morti al mese tra i poveri, la cui speranza di
vita media è già di appena 54 anni. […] L’intervento
armato di terzi, per quanto ben intenzionati, non è mai stato un successo ad Haiti.
Oggi è di rado un successo, in qualunque parte del mondo. Nel frattempo […]
la bella e folle Haiti infestata dagli spiriti
resterà, forse per sempre, un piccolo impero nero dei condannati. Una commedia nera haitiana senza fine”.
Un
servizio estero di approfondimento a firma Ann Leslie che, a detta dell’autore,
sfiora la perfezione. NOTE ¹
E.M.R. Nome che un ambasciatore statunitense esasperato
ha assegnato al vertice delle famiglie mulatte e arabe. ² In risposta al rovesciamento del presidente Aristide, la comunità internazionale aveva imposto un embargo sul petrolio e le armi. FONTI
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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 febbraio 2009 |