Anna
Kuliscioff, soprannominata “la signora del socialismo italiano”, è considerata
un’antesignana del movimento femminista. Nata Anija
Mosieevna Rosenstein a Moskaja
in Crimea nel 1853 (o ’57) da una ricca famiglia ebrea, sin da giovane iniziò
a professare le idee anarchiche di Bakunin.
Si trasferì in Svizzera a 18 anni
per frequentare i corsi di filosofia presso l’Università di Zurigo; fu in seguito
costretta dallo Zar a tornare in Russia, dove, insieme ad altri giovani, si unì
nella “andata verso il popolo”, che prevedeva il lavoro nei campi a fianco dei
contadini, per condividerne fatiche e miseria. Perseguitata dal regime a Mosca
si rifugiò quindi di nuovo in Svizzera dove conobbe Andrea Costa, leader del movimento insurrezionale in
Romagna, con il quale si trasferì a Parigi. Nel 1878 vennero espulsi entrambi
e trovarono rifugio in Italia; Anna venne però processata a Firenze per aver cospirato
con gli anarchici (proprio a Firenze i controlli erano particolarmente severi
perché era la roccaforte dell’anarchismo). Segue un nuovo trasferimento in Svizzera
e un altro (clandestino) in Italia, dove vennero arrestati. Dopo una breve permanenza
in Svizzera, nel 1880 Anna raggiunse Costa a Imola, dove diede alla luce la loro
figlia Andreina.
L’anno seguente la loro relazione terminò, ed
è anche l’anno in cui Costa fonda l’Avanti! E insieme a Malatesta diventa uno
degli agitatori e promotori del movimento insurrezionale; Anna si trasferì poi
in Svizzera e si iscrisse alla facoltà di Medicina a Zurigo. Nel 1888 si specializzò in Ginecologia e si
trasferì a Milano, dove le venne dato il soprannome di “dottora dei poveri”, proprio
perché svolgeva la gran parte della sua attività nei quartieri più poveri della
città, che si stavano gonfiando grazie all’industrializzazione.
Trasferitasi
a Napoli nella speranza di migliorare le condizioni di salute (soffriva da anni
per la tubercolosi, presa nel carcere di Firenze) grazie al clima, conobbe il
socialista Filippo Turati, al quale si legò e con il quale si trasferì a Milano
nel 1891; fu nel loro salotto che venne fondata dai due la maggiore rivista socialista
del tempo, “Critica Sociale”, di cui Anna fu direttrice.
Nel maggio 1898, a seguito degli scioperi
e delle agitazioni a Milano, venne arrestata insieme a Turati. La pena assegnatale
fu di due anni, ma venne scarcerata dopo pochi mesi grazie all’indulto.
In
seguito, elaborò una legge per la tutela del lavoro minorile e femminile che,
presentata al parlamento dal PSI, venne approvata nel 1901 come “Legge Carcano”.
Nel 1904 la figlia Andreina sposò Luigi Gavazzi, rampollo di una importante (e conservatrice, a detta di Anna) famiglia
milanese di imprenditori tessili: fu evidente che non avrebbe seguito, con grande
dispiacere di Anna, la strada dei genitori, tanto che i suoi due figli sarebbero
diventati entrambi religiosi.
Nonostante nel 1908 Anna avesse disertato il
primo congresso nazionale delle donne italiane, considerandolo più una sfilata
di moda piena di vuota retorica che il luogo adatto per una lotta dura e difficile,
fu anche lei molto attiva per il suffragio femminile: è del 1910 un suo articolo
su “Critica Sociale” in cui denunciò il disinteresse del PSI (la cui frangia moderata è capeggiata proprio dal “suo”
Turati) per la questione del voto alle donne, sommata poi alla poca attività di
queste ultime. Grazie al suo sostegno, nacque nel 1911 il Comitato Socialista
per il suffragio femminile.
La riforma elettorale promossa da Giolitti nel
1912, però, spense tutte le speranze: nonostante il grande allargamento dell’elettorato
attivo (dal 9% al 24% della popolazione), che avrebbe causato gli stravolgimenti
parlamentari alle successive elezioni, le donne ne sono prontamente escluse; è
invece eliminato il limite dell’alfabetismo: anche gli analfabeti che abbiano
compiuto i trent’anni e prestato servizio militare sono ammessi al voto.
Nella
fase seguente, anche il rapporto con Turati si incrinò: è un periodo di scoraggiamento,
sia nelle loro vite personali che per il socialismo.
Nel 1922, quando salì
al potere Mussolini, il sogno del suffragio femminile tramontò: “le
donne devono ubbidire” disse lui durante un’intervista ad un quotidiano inglese,
affermando poi che non concederà mai loro il voto.
Anna morì il 27 Dicembre 1925
a Milano; durante il funerale, alcuni fascisti attaccarono
il corteo funebre.
E’ stata creata in suo onore la “Fondazione Anna
Kuliscioff”, che organizza eventi inerenti a lei e al Socialismo , ed ha una ricca biblioteca che copre la storia del socialismo,
delle lotte sindacali, l’antifascismo, i movimenti giovanili e femminili, il PCI.