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Anna Magnani
di Silvia Severino

 

Chi era Anna Magnani? E chi si celava davvero dietro i suoi personaggi?
L’immagine che ci arriva di lei è materna e vigorosa allo stesso tempo, una donna come nessun altra, una di quelle che sono davvero complete, coscienti della loro essenza e della vita.
Matura, determinata, non era una di quelle attrici famose per la loro sfacciata bellezza o per la loro assidua presenza alla vita mondana del cinema.
Era un’attrice vera, la prima grande attrice di Roma, con il suo fascino disarmante e il suo sguardo che squarciava  l’anima: questo è quello che arriva ancora oggi di lei ai suoi spettatori.
Sembrava aver capito fino in fondo quanto fosse duro essere donne in un mondo di uomini e sapeva che il suo viso non era il classico “bel visino” del cinema americano, ma era il viso del (neo)realismo italiano.
Spesso nei suoi film l’abbiamo vista fare la parte della “dura”, della donna determinata e volenterosa.
Guidata da maestri di grande fama, non si lasciava mai domare fino in fondo: la sua interpretazione del personaggio era troppo potente per venire arginata dal volere del regista, lasciava sempre qualcosa di suo.

Anna Magnani nasce nel 1908 a Roma; la leggenda narra che sia nata ad Alessandria d’Egitto, ma in realtà la madre, Marina Magnani, vi si trasferì con il nuovo compagno solo dopo la nascita della figlia. Il padre rimane ignoto fino a quando, ormai adulta, inizia delle ricerche per scoprire le sue origini, che si rivelano calabresi; ciò che la spinge a non proseguire le indagini biografiche è la scoperta del cognome del padre: Del Duce; le sue parole furono: “Mica volevo passa’ per la figlia del duce!".

Rimasta con la nonna e le cinque zie, Anna ha come riferimento maschile solo uno zio.
La madre torna a Roma  per un breve periodo alla fine della guerra e iscrive la piccola in un collegio di suore francesi, ma la bambina vi rimarrà per pochi mesi: il suo spirito artistico iniziava a scalpitare nel cuore e la passione per la musica (trasmessale dalla nonna quando la cullava cantandole “Reginella”) la spinge a imparare a suonare il pianoforte, mentre per due anni frequenta il liceo.
Nannarella rivedrà  la madre solo a 15 anni, quando dopo anni di inutili attese decide di raggiungerla ad Alessandria, ma in un anno insieme non riesce a creare quella complicità “madre e figlia” che aveva a lungo sognato: ormai quella donna era un’ estranea e tornerà a casa delusa e affranta.
Questa  esperienza però le fa apprezzare le sue origini romane e l’aver chiarito le “faccende in sospeso” le fa probabilmente capire i punti focali della sua vita: abbandona gli studi e decide di dedicarsi alla recitazione, iniziando a frequentare la scuola “Eleonora Duse”, presso l’ Accademia Santa Cecilia diretta da Silvio D’Amico, dove studia anche Paolo Stoppa.

Nel 1928 parte per l’Argentina, con la compagnia teatrale diretta da Dario Niccodemi; sarà, questo, un periodo significativo nella formazione personale di Anna, perché qualche mese dopo la sua partenza la nonna muore, infliggendo in lei un sentimento di solitudine e smarrimento che si ripercuoterà in tutte le sue relazioni future. Diventerà molto possessiva con i suoi compagni, ma è proprio questo stesso evento drammatico a darle quella forza e quel coraggio che tutti conosciamo.
La compagnia si scoglie, e dopo varie esperienze lavorative, tra cui anche una con Totò, nel 1934 inizia a recitare in alcuni film, con ruoli marginali.
Il suo debutto nel mondo cinematografico è con il dramma “la Cieca di Sorrento” di Nunzio Malasomma; a questo segue “Tempo massimo” di M. Mattioli, con Vittorio De Sica; e “Quei due” di G. Righelli.

Il 3 ottobre del 1935 sposa Goffredo Alessandrini, regista che però non darà ad Anna molta fiducia cinematografica; nell’unico film in cui la fa recitare, “Cavalleria”, lei appare nel ruolo di una cantante, per breve tempo e senza nemmeno un primo piano.
Il loro matrimonio non sarà dei sereni e duraturi, appunto per la gelosia e la possessività di Anna.
Nel 1938 recita al teatro delle Arti di Anton Giulio Bragaglia e dal ’40 al ’44 è in una compagnia di avanspettacolo con Totò: i critici dicono che hanno scritto le più importanti pagine di rivista in Italia.

Nel 1940 conosce Massimo Serrato, attore ventitreenne, che diventerà una ferita enorme nel cuore di Anna e dalla quale relazione nascerà Luca il 23 ottobre del ‘42, con gli occhi profondi della madre e i bei lineamenti del padre. Durante la gravidanza gira i film “Ossessione” di Visconti e “Campo dei fiori” con Aldo Fabrizi.

Quella che lei considera la gioia della sua vita però sta per essere un altro dolore per Anna: mentre una sera è in scena con Totò, arriva la notizia che il piccolo ha la febbre alta.
Quando Anna entra in casa, abbraccia Luca che quasi non reagisce, la diagnosi del medico è terribile:  poliomielite.

Nel 1945 arriva la svolta cinematografica, Roberto Rossellini e Sergio Amidei con un atto di coraggio fanno uscire il cinema dagli studi e lo portano sulla strada, in mezzo al popolo, l’ Italia dell’ epoca viene proiettata sul grande schermo.
Con “Roma città aperta” si annuncia la nascita del Neorealismo, di cui Anna diventa una delle maggiori icone. Il film parla dell’occupazione nazista e lei gira una delle migliori scene del cinema italiano, in cui viene uccisa dai fucili nazisti.
In questa occasione ha modo di approfondire la conoscenza di Rossellini, con il quale inizia una relazione in cui Anna si sente sicura e compresa, ma il caratteraccio di entrambi renderà anche questa una relazione non facile.
Di questo periodo sono i film “Il bandito” (1946), “L’onorevole Angelina” (1947), “Assunta spina” (1949).
Ironia della sorte, nel 1948 gira l’ultimo film con Rossellini che si chiama “L’amore”, dopo il quale girà un film-polemica allo “Stromboli” dello stesso regista: “Vulcano” di W.Dieterle.
Nel 1951 è il momento di “Bellissima” di Visconti e nel ‘53 gira un episodio di “Siamo donne”.

Nel 1953 arriva la grande occasione Hollywoodiana: “La rosa tatuata”, scritta per lei da Tennessee Williams: questo le farà vincere nel ‘55 il premio Oscar come “Miglior attrice”. E’ la prima attrice italiana a portare a casa l’ambito premio.
Alla notte degli Oscar, però, non si presenta; non ama la vita mondana e a quel mondo finto e di facciata preferisce lo stare nel suo appartamento con pochi amici.
Altri film di questo periodo americano sono “Selvaggio è il vento” con Anthony Queen e “Pelle di serpente” con Marlon Brando.
Ma ormai è lontana da Roma da troppo tempo e torna in Italia, nonostante sia ritenuta un personaggio scomodo, mentre in America veniva molto apprezzata.

Di ritorno in Italia gira "Nella città l'inferno" (1958) di Renato Castellani, con Giulietta Masina, moglie di Fellini, e Alberto Sordi.
In questo film esprime tutto il suo vigore, anche se ci vorrà del tempo perchè il pubblico apprezzi il vero valore di questo film e ancora oggi viene a fatica ricordato.

Nel 1962 gira “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, con il quale però non c’è intesa perfetta: sono infatti due personalità non facili da gestire. Rimane uno dei film cult nella carriera di Anna.
Nel 1970 si avvicina anche al mondo della televisione, al quale fin ora non si era interessata: gira infatti quattro film diretti da Alfredo Riannetti : “1987”, “La sciantosa”, “Un incontro” e “L’automobile”.

I primi di settembre del 1973 Anna viene ricoverata alla clinica Mater Dei di Roma ma il cancro la divora e il 26 settembre la televisione decide di mandare in onda anche l’ultimo dei quattro film girati e non ancora trasmesso, “1987”.
Le viene messa appositamente una televisione in camera per poterlo vedere.
Quella sera Anna muore.
Non avrà nemmeno il tempo di vederlo.
Al suo fianco fino alla fine l’adorato figlio Luca e l’Italia intera riunita a vedere l’ultimo atto di una grande attrice.
Commozione e ammirazione sono i sentimenti che si provano a vedere questa donna e il suo percorso, vederla recitare nel ruolo della popolana o della prostituta-madre, della carcerata, infinite parti con un’essenza comune: la sua intensità.
L’energia che aveva si percepisce nelle sue braccia, nei suoi gesti; si vede la semplicità nei movimenti la maternità, negli occhi il dolore e la determinazione.

Il suo compleanno cade il 7 marzo…- Auguri Anna e buona festa delle donne.

Tu che meglio di molte dive di Hollywood hai saputo, con la tua forza ed il tuo coraggio, essere davvero donna ed esaltare la tua essenza femminile fino in fondo.

Donna in un mondo di uomini, sempre, fino alla fine.

 


© LiberaMENTE MAGAZINE 9 marzo 2008