Chi era Anna Magnani?
E chi si celava davvero dietro i suoi personaggi?
L’immagine che ci arriva di lei è materna e vigorosa allo stesso tempo,
una donna come nessun altra, una di quelle che sono davvero complete,
coscienti della loro essenza e della vita.
Matura, determinata, non era una di quelle attrici famose per la loro
sfacciata bellezza o per la loro assidua presenza alla vita mondana
del cinema.
Era un’attrice vera, la prima grande attrice di Roma, con il suo fascino
disarmante e il suo sguardo che squarciava
l’anima: questo è quello che arriva ancora oggi di lei
ai suoi spettatori.
Sembrava aver capito fino in fondo quanto fosse
duro essere donne in un mondo di uomini e sapeva che il suo viso non
era il classico “bel visino” del cinema americano, ma era il viso
del (neo)realismo italiano.
Spesso nei suoi film l’abbiamo vista fare la parte della “dura”, della
donna determinata e volenterosa.
Guidata da maestri di grande fama,
non si lasciava mai domare fino in fondo: la sua interpretazione del
personaggio era troppo potente per venire
arginata dal volere del regista, lasciava sempre qualcosa di suo.
Anna Magnani
nasce nel 1908 a Roma; la leggenda narra
che sia nata ad Alessandria d’Egitto, ma in realtà la madre, Marina
Magnani, vi si trasferì con il nuovo compagno solo dopo la nascita
della figlia. Il padre rimane ignoto fino a quando,
ormai adulta, inizia delle ricerche per scoprire le sue origini, che
si rivelano calabresi; ciò che la spinge a non proseguire le indagini
biografiche è la scoperta del cognome del padre: Del Duce; le sue
parole furono: “Mica volevo passa’ per la figlia
del duce!".
Rimasta con la nonna e
le cinque zie, Anna ha come riferimento maschile solo uno zio.
La madre torna a Roma per un breve periodo
alla fine della guerra e iscrive la piccola in un collegio di suore
francesi, ma la bambina vi rimarrà per pochi mesi: il suo spirito
artistico iniziava a scalpitare nel cuore e la passione per la musica
(trasmessale dalla nonna quando la cullava cantandole “Reginella”)
la spinge a imparare a suonare il pianoforte, mentre per due anni
frequenta il liceo.
Nannarella rivedrà
la madre solo a 15 anni, quando dopo anni di inutili
attese decide di raggiungerla ad Alessandria, ma in un anno insieme
non riesce a creare quella complicità “madre e figlia” che aveva a
lungo sognato: ormai quella donna era un’ estranea e tornerà a casa
delusa e affranta.
Questa esperienza però le fa apprezzare le sue
origini romane e l’aver chiarito le “faccende in sospeso” le fa probabilmente
capire i punti focali della sua vita: abbandona gli studi e decide
di dedicarsi alla recitazione, iniziando a frequentare la scuola “Eleonora
Duse”, presso l’ Accademia Santa Cecilia diretta da Silvio D’Amico,
dove studia anche Paolo Stoppa.
Nel 1928 parte per l’Argentina,
con la compagnia teatrale diretta da Dario Niccodemi;
sarà, questo, un periodo significativo nella formazione personale
di Anna, perché qualche mese dopo la sua partenza la nonna muore,
infliggendo in lei un sentimento di solitudine e smarrimento che si
ripercuoterà in tutte le sue relazioni future. Diventerà molto possessiva
con i suoi compagni, ma è proprio questo stesso evento drammatico
a darle quella forza e quel coraggio che tutti conosciamo.
La compagnia si scoglie, e dopo varie esperienze
lavorative, tra cui anche una con Totò, nel 1934 inizia a recitare
in alcuni film, con ruoli marginali.
Il suo debutto nel mondo cinematografico è con il
dramma “la Cieca di Sorrento” di Nunzio Malasomma;
a questo segue “Tempo massimo” di M. Mattioli,
con Vittorio De Sica; e “Quei due” di G. Righelli.
Il 3
ottobre del 1935 sposa Goffredo Alessandrini, regista che però
non darà ad Anna molta fiducia cinematografica; nell’unico film in
cui la fa recitare, “Cavalleria”, lei appare nel ruolo di una cantante,
per breve tempo e senza nemmeno un primo piano.
Il loro matrimonio non sarà dei sereni e duraturi, appunto per la
gelosia e la possessività di Anna.
Nel 1938 recita al teatro delle Arti di Anton
Giulio Bragaglia e dal ’40 al ’44 è in una
compagnia di avanspettacolo con Totò: i critici dicono che hanno scritto
le più importanti pagine di rivista in Italia.
Nel 1940 conosce Massimo
Serrato, attore ventitreenne, che diventerà una ferita enorme nel
cuore di Anna e dalla quale relazione nascerà Luca il 23 ottobre del
‘42, con gli occhi profondi della madre e i bei lineamenti del padre.
Durante la gravidanza gira i film “Ossessione” di Visconti e “Campo
dei fiori” con Aldo Fabrizi.
Quella che lei considera
la gioia della sua vita però sta per essere
un altro dolore per Anna: mentre una sera è in scena con Totò, arriva
la notizia che il piccolo ha la febbre alta.
Quando Anna entra in casa, abbraccia Luca che quasi non reagisce,
la diagnosi del medico è terribile: poliomielite.
Nel 1945 arriva la svolta
cinematografica, Roberto Rossellini e Sergio
Amidei con un atto di coraggio fanno uscire il cinema dagli
studi e lo portano sulla strada, in mezzo al popolo, l’
Italia dell’ epoca viene proiettata sul grande schermo.
Con “Roma città aperta” si annuncia la nascita del Neorealismo, di
cui Anna diventa una delle maggiori icone. Il film parla dell’occupazione
nazista e lei gira una delle migliori scene del cinema italiano, in
cui viene uccisa dai fucili nazisti.
In questa occasione ha modo di approfondire la conoscenza di Rossellini,
con il quale inizia una relazione in cui Anna si sente sicura e compresa,
ma il caratteraccio di entrambi renderà anche questa una relazione
non facile.
Di questo periodo sono i film “Il bandito” (1946),
“L’onorevole Angelina” (1947), “Assunta spina” (1949).
Ironia della sorte, nel 1948 gira l’ultimo film con Rossellini
che si chiama “L’amore”, dopo il quale girà un film-polemica allo
“Stromboli” dello stesso regista: “Vulcano” di W.Dieterle.
Nel 1951 è il momento di “Bellissima” di Visconti e nel ‘53 gira un
episodio di “Siamo donne”.
Nel
1953 arriva la grande occasione Hollywoodiana: “La rosa tatuata”,
scritta per lei da Tennessee Williams: questo le farà vincere nel
‘55 il premio Oscar come “Miglior attrice”. E’ la prima attrice
italiana a portare a casa l’ambito premio.
Alla notte degli Oscar, però, non si presenta; non ama la vita mondana
e a quel mondo finto e di facciata preferisce lo stare nel suo appartamento
con pochi amici.
Altri film di questo periodo americano sono “Selvaggio è il vento”
con Anthony Queen e “Pelle di serpente” con Marlon Brando.
Ma ormai è lontana da Roma da troppo tempo e torna in Italia, nonostante
sia ritenuta un personaggio scomodo, mentre in America veniva
molto apprezzata.
Di ritorno in Italia
gira "Nella città l'inferno" (1958) di Renato Castellani,
con Giulietta Masina, moglie di Fellini, e Alberto Sordi.
In questo film esprime tutto il suo vigore, anche se ci vorrà
del tempo perchè il pubblico apprezzi il vero valore di questo
film e ancora oggi viene a fatica ricordato.
Nel 1962 gira “Mamma Roma”
di Pier Paolo Pasolini, con il quale però non c’è intesa perfetta:
sono infatti due personalità non facili da gestire. Rimane uno
dei film cult nella carriera di Anna.
Nel 1970
si avvicina anche al mondo della televisione, al quale fin ora non
si era interessata: gira infatti quattro
film diretti da Alfredo Riannetti : “1987”, “La sciantosa”, “Un incontro”
e “L’automobile”.
I primi di settembre del
1973 Anna viene ricoverata alla clinica Mater
Dei di Roma ma il cancro la divora e il 26 settembre la televisione
decide di mandare in onda anche l’ultimo dei quattro film girati e
non ancora trasmesso, “1987”.
Le viene messa appositamente una televisione
in camera per poterlo vedere.
Quella sera Anna muore.
Non avrà nemmeno il tempo di vederlo.
Al suo fianco fino alla fine l’adorato figlio Luca e l’Italia intera
riunita a vedere l’ultimo atto di una grande attrice.
Commozione e ammirazione sono i sentimenti che si provano a vedere
questa donna e il suo percorso, vederla recitare nel ruolo della popolana
o della prostituta-madre, della carcerata, infinite parti con un’essenza
comune: la sua intensità.
L’energia che aveva si percepisce nelle sue braccia, nei suoi gesti;
si vede la semplicità nei movimenti la maternità, negli occhi il dolore
e la determinazione.
Il suo compleanno cade
il 7 marzo…- Auguri Anna e buona festa delle donne.
Tu che meglio di molte
dive di Hollywood hai saputo, con la tua forza ed il tuo coraggio,
essere davvero donna ed esaltare la tua essenza femminile fino in
fondo.
Donna in un mondo di uomini,
sempre, fino alla fine.