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Beyond Borders
di Elena Refraschini

L’ “Amore senza confini” di Angelina…E no, non stiamo parlando di Brad Pitt…

Il sottotitolo originale al film “Beyond Borders” (2003) recita così: “In un posto a cui non apparteneva, tra persone che non aveva mai visto, lei trovò un modo per fare la differenza”. Questo, senza nemmeno troppe approssimazioni, è il riassunto della vita di Angelina Jolie negli ultimi cinque anni. È un peccato che il titolo italiano reciti semplicemente “Amore senza confini”, limitando questa pellicola ad una storia d’amore che copre diversi Paesi. Certo, questa è la storia principale. Ma, se si è a conoscenza del sincero e appassionato lavoro svolto da Angelina per l’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), ci si accorge di quanto la storia d’amore tra Sarah (Angelina) e Nick (Clive Owen) sia quasi un “pretesto” per raggiungere un pubblico più ampio, per far sì che il nobile messaggio venisse recepito anche da chi, solitamente, non apprezza quel genere di film “impegnato”. Questa pellicola, infatti, è patrocinata dall’ONU stessa e, nel caso italiano, 1 Euro per ogni biglietto d’ingresso del cinema è stato donato al progetto “Latte per la Vita”. Ma perché questo incredibile insuccesso?

Si sa benissimo che in questi anni, il volto o anche soltanto il nome di Angelina sulla locandina, quasi sempre assicura il successo. Questo, oltre che per la sua bravura, a causa dell’immagine che il mondo ha di lei, la ragazza “wild and free”: quello che le donne vogliono essere, quello che gli uomini vogliono avere. Gli elementi, quelli sono noti a tutti: i tatuaggi, il matrimonio in pantaloni di pelle, il pendente contenente il sangue del marito (quando ancora era sposata all’attore Billy Bob Thornton), l’attrazione verso il tema della morte, la collezione di coltelli e armi medievali, l’aperta bisessualità, e via dicendo.

Ma negli ultimi anni, la situazione è molto cambiata: è chi non lo crederebbe? L’impegno umanitario, l’adozione di un bambino cambogiano e quella recentissima di una bella bambina etiope, i frequenti convegni politici – tutto questo si riflette nella sua immagine, e vi si rifletteva anche già nel 2002, all’epoca della lavorazione di “Beyond Borders”.  La gente era abituata a vederla in ruoli sexy o “maledetti”: basti pensare alla modella morta di AIDS, Gia, o alla meravigliosa interpretazione di Lisa in “Ragazze Interrotte” (con cui si è guadagnata un premio Oscar), fino alla celeberrima Lara Croft in “Tomb Raider”. Probabilmente, non in molti si sarebbero aspettati di vedere quelle labbra carnose impegnate nella lotta contro le ingiustizie; e nemmeno erano pronti a godersi la nostra beniamina imprigionata in cardigan dai colori pastello nel ruolo di una mogliettina della middle class (anche se poi, potremmo dire, “convertita”) londinese.

Forse pensavano che lei avesse smesso di essere così selvaggia e provocante. O almeno, lo pensavano fino al recente presunto “furto” di Brad Pitt dalla “ragazza d’America” Jennifer Aniston. Allora sì, che i tabloid di tutto il mondo sono stati contenti del ritorno della loro ragazzaccia.

Quello che si stenta a capire è che Angelica ha fatto un atto straordinario: è riuscita a trasformare quella sua personalità selvaggia e “dark”, in qualcosa di positivo. Come lei stessa ha spesso ammesso, quella sua personalità “wild” l’aveva anche portata, all’età di quindici anni, a diventare autolesionista. È riuscita, grazie soprattutto alle numerosa missioni “on field” fatte con l’UNHCR, a trasformare un qualcosa che poteva distruggerla, in un qualcosa che la porta a donare felicità ai meno fortunati e a far conoscere le situazioni più disastrose del pianeta spesso ignorate dai mass-media. Con che coraggio ci si può chiedere se “Angelica è ancora wild”?

Non lo è mai stata più di adesso! Ha adottato due bambini proveniente da Paesi totalmente diversi tra loro, e afferma che comunque insegnerà loro ad apprezzare la lingua e la cultura nella quale sono nati, perché diventino sì “cittadini del mondo”, ma conoscano anche le ricchissime tradizioni della Cambogia e dell’Etiopia. Cosa c’è di più nobile e rivoluzionario di questo? Crescere dei bambini che abbiano una profonda conoscenza del mondo e dei suoi problemi, è forse meno sensazionale dei suoi pantaloni di pelle?

Quando il grande pubblico si appresterà a conoscere ed apprezzare questa nuova (per così dire) parte di Angelina, quando riconosceranno che questa donna matura è molto più straordinaria e trasgressiva della ragazzina dark e “maledetta” di qualche anno fa, solo allora potranno apprezzare i molti pregi di “Amore senza confini”. Per esempio, degni di nota sono gli speciali trattamenti a cui la pellicola è stata sottoposta, in modo da creare delle scene quasi in bianco e nero per le parti riguardanti la Cecenia, marroni e calde per le scene in Africa, verdeggianti e intense  per quelle in Cambogia. Altro elemento degno di nota è la colonna sonora, curata da James Horner – lo stesso che ha composto quella di “Titanic”…non c’è bisogno di aggiungere altro. Insomma, si potrà apprezzare un  film sicuramente buono nelle intenzioni, ottimo nella fotografia (da notare il campo profughi in Etiopia: non è stato creato digitalmente, ma interamente costruito); forse un po’ ingenuo nell’idea di incastonare una storia d’amore nel contesto degli aiuti umanitari, certo. Non è certamente quel film “epico” che voleva essere, ma guardatelo, ne vale la pena. Guardatelo, anche solo per vedere che cosa ne sarà di Angelica, quando – come ha ripetutamente affermato – smetterà di recitare per dedicarsi interamente alla sua attività di Ambasciatrice di Buona Volontà: un’attività che ritiene vitale e che le ha cambiato completamente la vita. 

Curiosità per i fans accaniti: quando intervistata al “Daily show with John Stewart” su “Beyond Borders”, Angelina si è fatta quattro sonore risate alle battute del simpaticissimo conduttore che insisteva dicendole: “I get it, you’re playing you!!”. Il che suona più o meno, “Ora ho capito…tu reciti la parte di te stessa!”. In effetti, ci sono molti aspetti che Angelina condivide con il suo personaggio (vedi il primo campo che visitano: per entrambe, è in Africa; entrambe si svegliano dal loro mondo di agi ed infine lavoreranno per l’UNHCR; il nuovo mondo conosciuto porterà entrambe ad allontanarsi dai mariti…); ma è importante sottolineare che il copione del film era già tra le mani di Angelina cinque anni prima che iniziassero le riprese. Angelina, in effetti, si è detta “ispirata” dalla storia di Sarah, tanto da iniziare ad informarsi su tutte le organizzazioni umanitarie ed infine ad impegnarsi con l’UNHCR.

Parlando del film “Alexander”, al tempo ancora in produzione, John Stewart conclude dicendo: “Spero soltanto che non deciderai di diventare anche questo film, conquistando l’intera Asia Minore…”.


© LiberaMENTE MAGAZINE 16 Giugno 2007