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Brothers
di Elena Refraschini

Yu Hua è considerato uno dei migliori scrittori della nuova generazione. Brothers, uscito in due parti (nel giugno 2008 ed aprile 2009) nella collana “I narratori” della Feltrinelli, è nella classifica dei dieci best seller più influenti dell’ultima decade in Cina.

Il successo di questo impegnativo romanzo è da ricercare nel disincantato affresco che viene offerto della storia cinese, tracciato con toni a volte comici e grotteschi e mostrato attraverso le vite di due fratelli, Li Testapelata e Song Gang: come dire, il loro romanzo di formazione è anche quello dell’evoluzione della Cina.

La prima parte del romanzo, intitolata appunto Brothers, si apre introducendo Li Testapelata, “il nostro arcimiliardario di Liuzhen”: l’ultima trovata del riccone è quella di farsi un giro nello spazio a bordo della navicella russa Soyuz; ma non prova felicità né soddisfazione: si accorge, infatti, di essere completamente solo al mondo. Questa situazione innesca il racconto “in flashback” della sua vita.

Il primo episodio che viene narrato stabilisce subito il tono comico-grottesco che farà la sua comparsa in tante occasioni nel romanzo: a 14 anni, Li Testapelata viene scoperto “con le mani nel sacco” mentre spia i sederi delle donne nei bagni pubblici. La notizia fa scalpore nella piccola Liuzhen, perché il padre del ragazzo era morto anni prima proprio compiendo la stessa azione, annegando nella sottostante fogna.

Il talento per gli affari di Li Testapelata salterà fuori subito: avendo ammirato per pochi secondi il “lato B” della ragazza più bella di Liuzhen, egli si fa offrire il piatto più prelibato della città da chiunque voglia ottenere quella descrizione di inestimabile valore. Tutti pensavano, allora, che Li Testapelata fosse sicuramente il più giovane furbastro di Liuzhen.

La madre del ragazzo, dopo qualche anno di vedovanza, decide di sposarsi con l’insegnante di scuole medie Song Fanping, anch’egli rimasto vedovo e con un figlio: ecco che, così, Li Testapelata acquisisce un nuovo fratello-compagno di giochi di nome Song Gang. I ragazzi diventano inseparabili.

È in quel momento che la Rivoluzione Culturale arriva anche a Liuzhen e finirà per penetrare nella vita di ogni abitante: dopo la prigionia e il suicidio di vari concittadini, anche Song Fanping verrà imprigionato, torturato e alla fine ucciso, lasciando i figli praticamente orfani in attesa del ritorno della madre, in cui da mesi a Shanghai per un’emicrania cronica.

Così come la Rivoluzione Culturale, anche l’epoca delle riforme si abbatte successivamente sulla città, rendendo gli abitanti affamati di denaro e perennemente alla ricerca del tanto agognato benessere. Questa nuova fase è quella che viene narrata nella seconda parte del romanzo, che in Italia è stata pubblicata separatamente con il titolo “Arricchirsi è glorioso”.

In questa parte assistiamo al ricongiungimento dei due fratelli dopo la morte della madre, la quale li aveva separati, appunto, successivamente alla morte del secondo marito; al matrimonio di Song Gang con la ragazza più bella della città, proprio quella a cui Li Testapelata aveva spiato il sedere una decina d’anni prima; ma assistiamo anche all’inarrestabile ascesa del “furbastro”, che, come la mano di Mida, sembra avere la capacità di trasformare in oro tutto ciò che tocca.

I due romanzi vogliono raccontare il Paese che ha subìto i più repentini cambiamenti nell’arco di appena un secolo, la Cina: questi cambiamenti vengono messi a fuoco attraverso la lente d’ingrandimento che guarda le vite dei due fratelli e delle persone che li circondano, come un grande racconto corale.

Yu Hua inizia a fare lo scrittore nel 1983, all’età di 23 anni, dopo aver praticato per cinque l’attività di dentista (ricorda lo stesso scrittore che era il governo ad assegnare la professione ai cittadini). Ma non gli piaceva “guardare nelle bocche della gente tutto il giorno” e trova così un lavoro che gli permette, in sostanza, di bighellonare (per sua stessa ammissione, fatta durante una simpatica conferenza in una università americana); scoprirà, tuttavia, di avere un talento per il raccontare, l’inventare storie, il mettere in scena tanti personaggi come propri alterego.

La sua narrazione è, in principio e per tutti gli anni Ottanta, “d’avanguardia”, come è stato scritto dai critici cinesi: il narratore è onnisciente, conosce tutto, ogni pensiero e ogni azione dei propri personaggi, che diventano, così, come fantocci nelle proprie mani.

Ci sarà, tuttavia, un cambiamento negli anni Novanta, che lo porterà verso una narrazione più “tradizionale”, intendendo con questo termine l’assunzione da parte del narratore di un atteggiamento passivo nei confronti della storia, che viene lasciata svelarsi autonomamente al lettore, mentre i personaggi hanno la possibilità di vivere le loro vite, dando espressione alle loro idee e parlando le proprie parole: forse si deve anche a questo l’incredibile successo del romanzo Brothers, che è accessibile al largo pubblico.

Il tema centrale della sua narrativa, spiega l’autore, è la straordinaria capacità del popolo cinese di “resistere”, anche se sarebbe più appropriato parlare di “sopportare”: il cinese, spiega, sarà capace di affrontare qualsiasi tipo di esistenza gli venga assegnata dal fato, senza mai protestare (se non quando giunge davvero al limite).

Un altro tratto che fa capolino spesso nelle storie è quello della violenza: e quello, dice lo scrittore, proviene da due tipi di esperienza. In primis, entrambi i suoi genitori erano dottori e abitavano vicino all’ospedale, quindi sin da bambino Yu era abituato al contatto col sangue e con la sofferenza; in secondo luogo, durante la Rivoluzione Culturale era abitudine assistere alle esecuzioni nella propria città, come se fossero spettacoli offerti gratuitamente alla cittadinanza. Sicuramente questo tipo di esperienze biografiche aiutano a capire il perché di molti passi del romanzo, che potrebbero apparire oltremodo esagerati, quasi “splatter” (usando un termine cinematografico) al lettore occidentale.

Brothers è in lista per il Man Asian Prize del 2009; inoltre, lo scrittore ha recentemente partecipato alla Fiera del Libro di Torino del 14-18 maggio, a testimonianza dell’interesse da parte del pubblico italiano verso la sua opera.

Il romanzo più celebre di Yu Hua è Cronache di un venditore di sangue (Einaudi 1999); altre sue opere tradotte in italiano sono Tortura(Einaudi 1997), L’eco della pioggia (Donzelli 1998) e Le cose del mondo sono fumo (Einaudi 2004). Altro grande successo è Vivere! (ripubblicato recentemente dalla Feltrinelli in edizione tascabile), vincitore del Premio Grinzane Cavour 1998 e portato sullo schermo dal celebre regista Zhang Yimou (pellicola proibita nelle sale cinesi)


© LiberaMENTE MAGAZINE 31 maggio 2009