| C.I.A.:
Fuori dall'Ombra |
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| di Antonio
Casillo |
| L’Attuale direttore dell’Agenzia, il Generale dell’Air Force Michael V. Hayden ha inoltre rincarato la dose promulgando un atto interno dal nome “Zero Tolerance”. La zero tolleranza alla quale Hayden fa riferimento è proprio quella contro ogni funzionario o dipendente C.I.A. colpevole di atti di discriminazione: “La C.I.A. non tollera molestie o discriminazioni di nessun tipo. Sia la linea politica della C.I.A. che la legge federale proibiscono esplicitamente molestie e discriminazioni e avvalgono le pari opportunità degli impiegati in base alla razza, la religione, il colore, il sesso, la nazione di origine, l’età e le disabilità” Un ordine esecutivo – il 11478 – inserisce un ulteriore categoria di discriminazione da combattere: quella dell’orientamento sessuale.
La grande enfasi posta dall’Agenzia sulla problematica delle discriminazioni, se da un lato si potrebbe leggere come reazione ad un problema realmente presente all’interno dell’Agenzia, dall’altro rivela – almeno in termini di immagine e di programma – una forte volontà di superare tale questione. Sul
piano della trasparenza negli ultimi anni sono state emanate molte leggi - ma
soprattutto decreti attuativi di leggi già esistenti – che tendono a facilitare
l’accesso ad ogni persona che ne faccia richiesta, ai documenti declassificati
dell’Agenzia. Già sotto Ma questo nuovo abito che l’Agenzia vuole vestire corrisponde poi veramente alla realtà? La recente vicenda della Guerra in Iraq dimostra che l’intento della C.I.A. di uscire dall’ombra del potere non è soltanto una questione di immagine e trova sempre più spazio – anche se tra mille difficoltà e pressioni governative – all’interno dei vertici dell’Agenzia. Vane si dimostrarono infatti le pressioni che l’Amministrazione Bush – e in particolare Cheney – fece alla C.I.A. perché fornisse prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Accusata dai Neoconservatori di aver sottovalutato i segnali di pericolo già leggibili alla vigilia dell’attentato dell’11 settembre, l’Agenzia si è trovata schiacciata tra l’incudine di coloro che nel governo chiedevano soltanto pretesti che legittimassero un attacco all’Iraq e un lavoro di analisi obiettivo che questi pretesti non poteva fornire. Lo stesso Cheney – non contento dei rapporti della C.I.A. – dovette creare un suo reparto speciale di intelligence che gli permise così di scavalcare le risposte degli analisti dell’Agenzia, fornendo all’amministrazione Bush quelle falsificazioni fondamentali per legittimare la guerra. Resta comunque innegabile il grande lavoro di immagine che l’Agenzia sta cercando di dare di se stessa. Dimostrazione di questo è d’altronde riscontrabile nello stesso sito ufficiale dell’Agenzia, un sito diviso in molte sezioni che conducono per mano il visitatore all’interno degli stessi uffici della C.I.A. Vi è persino una sezione dedicata ai bambini, un viaggio virtuale all’interno del loro museo, un’area riservata all’invio di curriculum e domande di lavoro e la pubblicità di nuove e dinamiche figure professionali. Ogni cittadino americano poi ha la possibilità di porre le proprie questioni all’Agenzia, loro assicurano di leggere ogni e mail inviata anche se non garantiscono la possibilità di rispondere a tutti. Certo, come ogni processo
di trasparenza gestito dall’alto, rimane sempre il sospetto di un abile gioco
di prestigio, un gioco di prestigio nel quale si vede quello che si vuole che
si veda. Possiamo parlare oggi di una democraticizzazione della C.I.A.? Di sicuro qualcosa è cambiato da quando il generale William
J. Donovan andava cercando gli agenti tra un’elite di protestanti bianchi delle
classi sociali dominanti. Se si naviga nel sito dell’agenzia l’impressione che
si coglie è quello di un’Agenzia Governativa Indipendente alla quale ognuno (con
la sola pregiudiziale di essere cittadino americano) può entrare proprio con gli
stessi strumenti in cui entrerebbe in una qualsiasi altra azienda o ufficio pubblico,
vi è persino uno spot per la ricerca di personale. Il taglio di immagine è innovativo,
non ci si pone più soltanto al servizio del governo, ma a quello della collettività.
Certo qualcosa è davvero cambiato se la legittimazione ad invadere l’Iraq, alla
fine, Cheney l’ha trovata non grazie all’Agenzia, ma grazie ad
un articolo di una giornalista – Judith
Miller - sul democratico New York Times. Che sia la stampa oggi l’Ombra del potere?
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© LiberaMENTE MAGAZINE 4 maggio 2008 |