C.I.A.: Fuori dall'Ombra
di Antonio Casillo

Chi ha visto il film L’Ombra del Potere di Robert De Niro, si è fatto certamente un’idea ben definita di quello che è stata la C.I.A., almeno nell’immaginario collettivo, durante quel determinato momento storico conosciuto con il nome di “Guerra Fredda”. Una enclave dal sapore di setta quasi religiosa, una ristretta casta di oscuri personaggi che, all’ombra stessa del potere, tramavano per decidere le sorti del mondo. Che questa visione sia corrisposta alla realtà, e se si, in che misura, è una domanda alla quale non è ancora possibile dare una risposta, possiamo però costatare come, dopo la caduta del muro di Berlino, l’Agenzia dell’Intelligence americana abbia speso notevoli energie per rovesciare questo luogo comune e istaurare un nuovo rapporto di fiducia con l’opinione pubblica e con i cittadini americani. Notevoli sforzi sono stati fatti nella ricerca di una nuova comunicazione all’esterno, una precisa volontà di liberarsi da quel sapore di “casta” chiusa ed oligarchica. Sempre nel film “L’Ombra del Potere”, De Niro fa dire al personaggio da lui interpretato (il generale William J. Donovan, fondatore della C.I.A.): “non voglio – come agenti della C.I.A. – neri, immigrati, e soltanto pochissimi cattolici e questo solo perché anch’io sono cattolico” Un passo importante verso l’eliminazione di questa concezione classista e razziale di un’Agenzia composta quasi esclusivamente da americani dell’élite bianca e protestante è stato intrapreso, nel maggio del 2002,  con l’emanazione di una legge del Congresso nota come “No Fear Act”. Il No Fear Act – letteralmente “La legge della non paura” – è una vera e propria legge contro la discriminazione razziale, sessuale e religiosa all’interno della C.I.A. e di ogni altra agenzia federale. “Una Agenzia federale – recita la legge – non può usare discriminazione contro un impiegato, usare privilegi in base alla razza, il colore, la religione, il sesso, la nazionalità di origine, l’età, la disabilità, lo status matrimoniale, l’affiliazione politica. La discriminazione su queste basi è proibita da uno o più statuti…Se credi di essere stato vittima di una di queste discriminazioni puoi contattare un consulente del Equal Employment Opportunity (EEO) entro 45 giorni da quando si è verificata la discriminazione”. Le sanzioni per la violazione di una o più disposizioni del No Fear Act  possono arrivare anche alla “rimozione” dell’agente o funzionario colpevole di discriminazioni.

L’Attuale direttore dell’Agenzia, il Generale dell’Air Force Michael V. Hayden ha inoltre rincarato la dose promulgando un atto interno dal nome “Zero Tolerance”. La zero tolleranza alla quale Hayden fa riferimento è proprio quella contro ogni funzionario o dipendente C.I.A. colpevole di atti di discriminazione: “La C.I.A. non tollera molestie o discriminazioni di nessun tipo. Sia la linea politica della C.I.A. che la legge federale proibiscono esplicitamente molestie e discriminazioni e avvalgono le pari opportunità degli impiegati in base alla razza, la religione, il colore, il sesso, la nazione di origine, l’età e le disabilità” Un ordine esecutivo – il 11478 – inserisce un ulteriore categoria di discriminazione da combattere: quella dell’orientamento sessuale.

William J. Donovan, fondatore della C.I.A.

La grande enfasi posta dall’Agenzia sulla problematica delle discriminazioni, se da un lato si potrebbe leggere come reazione ad un problema realmente presente all’interno dell’Agenzia, dall’altro rivela – almeno in termini di immagine e di programma – una forte volontà di superare tale questione.

Sul piano della trasparenza negli ultimi anni sono state emanate molte leggi - ma soprattutto decreti attuativi di leggi già esistenti – che tendono a facilitare l’accesso ad ogni persona che ne faccia richiesta, ai documenti declassificati dell’Agenzia. Già sotto la presidenza Clinton, ad esempio, si ritenevano declassificati per legge tutti i documenti che avessero almeno 25 anni. Ma questo termine è stato ulteriormente ridotto fornendo a tutti coloro che ne siano interessati, materiali interessanti su i quali lavorare. Oltre alla documentazione presente sullo stesso sito dell’Agenzia, si può accede ai documenti anche e soprattutto tramite il sito dell’Archivio di Stato Americano: memoriali, rapporti, esiti delle commissioni congressuali, microfilm, ogni tipo di materiale declassificatio è a disposizione e acquistabile da chiunque possegga una carta di credito.

Ma questo nuovo abito che l’Agenzia vuole vestire corrisponde poi veramente alla realtà? La recente vicenda della Guerra in Iraq dimostra che l’intento della C.I.A. di uscire dall’ombra del potere non è soltanto una questione di immagine e trova sempre più spazio – anche se tra mille difficoltà e pressioni governative – all’interno dei vertici dell’Agenzia. Vane si dimostrarono infatti le pressioni che l’Amministrazione Bush – e in particolare Cheney – fece alla C.I.A. perché fornisse prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Accusata dai Neoconservatori di aver sottovalutato i segnali di pericolo già leggibili alla vigilia dell’attentato dell’11 settembre, l’Agenzia si è trovata schiacciata tra l’incudine di coloro che nel governo chiedevano soltanto pretesti che legittimassero un attacco all’Iraq e un lavoro di analisi obiettivo che questi pretesti non poteva fornire. Lo stesso Cheney – non contento dei rapporti della C.I.A. – dovette creare un suo reparto speciale di intelligence che gli permise così di scavalcare le risposte degli analisti dell’Agenzia, fornendo all’amministrazione Bush quelle falsificazioni fondamentali per legittimare la guerra.

Resta comunque innegabile il grande lavoro di immagine che l’Agenzia sta cercando di dare di se stessa. Dimostrazione di questo è d’altronde riscontrabile nello stesso sito ufficiale dell’Agenzia, un sito diviso in molte sezioni che conducono per mano il visitatore all’interno degli stessi uffici della C.I.A. Vi è persino una sezione dedicata ai bambini, un viaggio virtuale all’interno del loro museo, un’area riservata all’invio di curriculum e domande di lavoro e la pubblicità di nuove e dinamiche figure professionali. Ogni cittadino americano poi ha la possibilità di porre le proprie questioni all’Agenzia, loro assicurano di leggere ogni e mail inviata anche se non  garantiscono la possibilità di rispondere a tutti.

Certo, come ogni processo di trasparenza gestito dall’alto, rimane sempre il sospetto di un abile gioco di prestigio, un gioco di prestigio nel quale si vede quello che si vuole che si veda. Possiamo parlare oggi di una democraticizzazione della C.I.A.? Di sicuro qualcosa è cambiato da quando il generale William J. Donovan andava cercando gli agenti tra un’elite di protestanti bianchi delle classi sociali dominanti. Se si naviga nel sito dell’agenzia l’impressione che si coglie è quello di un’Agenzia Governativa Indipendente alla quale ognuno (con la sola pregiudiziale di essere cittadino americano) può entrare proprio con gli stessi strumenti in cui entrerebbe in una qualsiasi altra azienda o ufficio pubblico, vi è persino uno spot per la ricerca di personale. Il taglio di immagine è innovativo, non ci si pone più soltanto al servizio del governo, ma a quello della collettività. Certo qualcosa è davvero cambiato se la legittimazione ad invadere l’Iraq, alla fine, Cheney l’ha trovata non grazie all’Agenzia, ma grazie ad  un articolo di una giornalista – Judith Miller - sul democratico New York Times. Che sia la stampa oggi l’Ombra del potere?

Fonti:

https://www.cia.gov/index.html
http://www.archives.gov/index.html

Il Mercato della Paura, Bonni- D'Avanzo, Edizioni Einaudi

L'assalto alla ragione, Al Gore, Edizioni Serie Bianca Feltrinelli


© LiberaMENTE MAGAZINE 4 maggio 2008