Cinema
d’Estate (Re)Visioni
Caos
calmo. Antonello Grimaldi.2008
“…sarà
la vita che monta e poi riscende
tutto
questo splendore trasparente
luce
elettrica che dopo il buio sempre si accende
se
abbiamo assolto tutti i sentimenti
dimenticato
tutti i fuochi spenti…“
(Ivano
Fossati, L’amore trasparente)
Una
spiaggia qualsiasi, una manciata di chilometri fuori Roma, due fratelli giocano
a racchettoni; il cielo è velato, non un granché come giornata estiva, la calura
si sente attraverso lo schermo.
Improvvisamente
un grido: qualcuno sta affogando. Senza esitare i due si tuffano in acqua, nonostante
un uomo cerchi in modo poco convincente di dissuaderli, in pochi, concitati minuti
salvano non una, ma due donne.
Nel
parapiglia che ne consegue nessuno bada più a loro.
Più
tardi tornano a casa, un’ambulanza è parcheggiata davanti al villino dove abita
il maggiore, un terribile presentimento lo pervade. Precorre il vialetto d’ingresso,
la figlia gli salta al collo piangendo “dov’eri? Dov’eri?”
La
moglie giace morta sul prato.
Comincia
così Caos Calmo, una carambola di eventi in una manciata di minuti, concentrata,
frullata mentre nel resto del film l’azione viene centellinata, dosata, a favore
di una calma (apparente) che è un muoversi lento, quotidiano, inesorabile verso
la maturazione del sentimento e della rielaborazione del lutto.
Pietro
Paladini accompagna la figlia a scuola, la aspetta seduto su una panchina nel
piccolo parco (a chi la raccontiamo, si tratta di giardinetti…) uno, due, tre,
cento giorni.
Il tempo necessario
per non farla sentire (più) sola, il tempo per dissipare l’incubo, per soffermarsi
con calma nel caos che lo pervade, nel groviglio di sentimenti e
di domande, di sensazioni che prova o che dovrebbe provare, di risposte che non
arrivano, di dolore che non si concretizza. Almeno non subito.
Pietro
Paladini sembra fermo ma non lo è “io mi muovo, mi muovo, mi muovo” dice al fratello
Alessandro Gassmann in uno dei tanti fluidi scambi di battute fra loro, ricrea
un micro mondo che va dall’auto, alla panchina, al bar dei giardini, stringe amicizie
fatte di gesti e sguardi, sodalizi culinari, ospita colleghi, amici, la sua folle
e conturbante cognata, ammira da lontano Kasia Smutniak, presenza emblematica
e luminosissima.
Non
ci si dimentica neanche per un istante che Pietro Paladini è Nanni Moretti,
ma paradossalmente mai come stavolta siamo di fronte ad una persona, non ad un
personaggio.
È la sua storia,
il suo percorso, il suo momento, ma nello stesso istante evolvono con lui anche
tutti gli altri, si adeguano alla sua danza, imparano i passi e sentono il suo
ritmo, si dimenticano del motivo per cui Pietro sta dove sta ed antepongono a
tutto i proprio drammi privati che diventano emblematici e rappresentativi. Egoismo?
Di fatto nessuno riesce a mettere davvero da parte se stesso per provare a comprendere
ed ascoltare l’altro.
È il
dramma umano.
L’unica, vera,
caratteristica fondante.
Si
parte con un grave lutto e si finisce con una scenata di gelosia - prezioso cameo
di Roman Polanski - e poi ancora un abbraccio nella neve. Un nuovo inizio, forse
un’altra storia.
Caos
calmo è un film parlato, discusso, sviscerato,
chiara la sua natura letteraria - è tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi
- mentre la regia è discreta, silenziosa,
accarezza i personaggi e li accompagna senza sovrastare mai le loro parole e soprattutto
i loro pensieri, ne rispetta i silenzi.
Impossibile
non parlare infine della chiacchieratissima scena hot fra Moretti ed Isabella
Ferrari, una furberia per l’uso che se ne è fatto durante la promozione del film,
di fatto abbastanza importante in quanto evento liberatorio, risveglio dei sensi,
chiave di svolta. Rivolta.
Suggestiva
la colonna sonora che conta Radiohead e una splendida canzone di Ivano Fossati
L‘amore trasparente, vincitrice del David di Donatello, andato anche a
Gassmann come attore non protagonista.