| La
Classe |
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| di
Claudia Dani |
| François
Begaudeau è un giovane professore di francese in una scuola
di periferia. I suoi studenti, fra i 13 e i 15 anni, sono ragazzi dalle origini
più differenti, alcuni problematici. È il racconto di un anno scolastico intero. La regia è di Laurent Cantet, regista francese
che ama creare film fatti di persone reali, come ha ben fatto nel suo ultimo lavoro:
La classe (entre les murs).
La sceneggiatura è tratta dall’omonimo libro di Françoise
Begaudeau che è interprete di se stesso nel film. Un
libro che racconta liberamente, sotto forma di diario, un anno di insegnamento
in un liceo francese. Senza attori
professionisti, con solo tre telecamere è un film che rispecchia la pluralità
delle persone, dei mondi che entrano in contatto fra loro in una scuola. Questo
risultato è stato ottenuto grazie agli interpreti, che non solo nel caso del professore
non sono professionisti. Si tratta di ragazzi, scelti dal regista, dopo mesi di
laboratorio, con la collaborazione di Begaudeau. L’utilizzo
del laboratorio è stato un modo per far sì che qualcosa di sè finisse nei personaggi,
già ben definiti. Il racconto della quotidianità della scuola si muove esclusivamente
fra le mura della classe (da cui il titolo del film) nei dialoghi fra allievi
e professore. Chi guarda vede un microcosmo da cui emergono gli umori generazionali
dei ragazzi, temi di discussione;i dialoghi sono reali,
ironici e bizzarri. Il film,
che si può collocare molto vicino alla forma del documentario, è vincitore della
Palma d’Oro al sessantunesimo Festival di Cannes. Vicino al
documentario, difficile definirlo un film di finzione. È un’opera compatta, ben
scritta il cui protagonista non vuole essere un eroe ma un professionista che
prende sul serio il suo lavoro e che mostra di avere coraggio. Proprio per questo
non si limita a raccontare la quotidianità ma la indaga in tutte le sue sfumature.
Lo schermo del cinema è una finestra che si apre all’interno di una classe. Il
modo di trattare l’argomento del film non è ne retorico,
ne da un'unica prospettiva. Il giovane
professore, protagonista del film, ha deciso che il suo obiettivo è istruire e
non domare così affronta i suoi ragazzi ponendogli davanti ai loro limiti per
motivarli, sobbarcandosi i
suoi rischi. È un film
di grande importanza per tutto quello che fa emergere: gli interrogativi morali,
le incomprensioni fra chi la scuola la frequenta e chi la fa. È aldilà di ogni
forma di retorica, pessimismo o cinismo. Viene messo in scena il fluire della
vita, i gesti, le voci senza costruzione realistiche. Ciò che Cantet e Begaudeau ci mostrano è
uno spaccato di umanità. Umanità intera perché la riflessione che scaturisce tocca
non solo la scuola ma i meccanismi della società intera.
Fra le mura della classe si cerca di costruire un mondo possibile. Lo stile
è naturale, asciutto, lo si può definire un laboratorio dove le azioni sono autentiche.
Lo si può definire neorealismo, per esempio, nelle scene il silenzio assoluto
non vi è mai, proprio come succederebbe in una normale aula di liceo. Insomma La
Classe di Cantet potrebbe essere una qualunque, di un qualunque liceo. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 16 novembre 2008 |