torna al sommario
Coraline
di Chiara Bianchi

Coraline e la porta magica. Henry Selick. Usa 2009. Genere: animazione

Coraline Jones ha 11 anni ed è piuttosto sveglia, autonoma e vivace; ciò nonostante ha assoluta necessità, com’è ovvio a quell’età, di tutta l’attenzione da parte dei genitori che invece sembrano completamente assorbiti dal lavoro e al massimo le concedono una breve occhiata per poi ributtarsi a capofitto sullo schermo lampeggiante del computer.

Trasferitasi da poco in una nuova, stravagante e sinistra abitazione, durante le esplorazioni della magione la bambina, come una moderna Alice, trova una piccola porticina che, se aperta al momento giusto, rivela un passaggio magico che porta dritto dritto in un’altra dimensione, parallela e del tutto simile a quella reale ma in cui le cose vanno decisamente – e apparentemente – meglio, dove la regina incontrastata della casa è lei, dove altri e paralleli genitori si prodigano in esclusiva e dove tutto ruota attorno ai suoi desideri; insomma, un mondo su misura.

Unico neo: la perdita degli occhi, dell’identità, della capacità di guardare autonomamente, al loro posto verranno applicati due anonimi bottoni neri, ecco il prezzo da pagare per continuare a godere del privilegio di una vita perfetta.

Coraline ovviamente non ci sta e questo sarà solo l’inizio di una carambola nera che la porterà a comprendere, dopo una dura e spettacolare lotta, l’importanza dell’affetto imperfetto e parziale ma pur sempre reale e sincero delle persone che la circondano.

Vi sono tutte le caratteristiche della fiaba tout court; un’eroina sola e tormentata che ricerca la sua dimensione ma che non vuole rinunciare alla sua identità: essere assolutamente se stessi nel mondo anche se spesso sentiamo di non appartenervi; sintomatico il ripetersi ossessivo del nome della protagonista “sono Coraline Jones!” soprattutto quando tutti gli altri si ostinano a chiamarla Caroline, nome più comune e “accettabile”.

Due “aiutanti” decisivi, il maldestro coetaneo vicino di casa ed un gatto magico estremamente intelligente, più tutta una serie di strambi personaggi divertenti che hanno il proprio corrispondente nel mondo parallelo e naturalmente, il crudele antagonista: l’Altra Madre (concetto che, non a caso, piacerebbe tantissimo al nostro Dario Argento), una strega cattiva che attira i piccoli malcapitati per succhiarne la linfa vitale facendo leva sulla loro solitudine e il disperato bisogno d’amore.

Da un romanzo di Neil Gaiman, Henry Selick (James e la pesca gigante, Monkeybone e soprattutto The Nightmare Before Christmas) ci regala questo stupefacente capolavoro che unisce la “vecchia” tecnica dello stop motion a quella iper moderna del 3D con un risultato sorprendentemente efficace e speriamo non unico nel suo genere.

Vero è che si tratta di un prodotto forse non adatto alla prima infanzia, decisamente un po’ troppo “dark” e complicato, che richiede non solo la vicinanza ma la presenza reale e tangibile del genitore che dovrebbe rassicurare e spiegare certe situazioni che potrebbero far scoppiare in lacrime i bambini più sensibili (e infatti nella sala in cui ho assistito alla proiezione è successo).

A conti fatti però si tratta dello stesso bisogno della protagonista e di tutti i bambini, nessuno escluso; quindi va da sé che non si tratta certo di un film che un genitore stanco e/o disattento può inserire nel lettore dvd per tranquillizzare e sedare i bambini e per dedicarsi ad altro; si tratta di qualcosa da vedere insieme, in famiglia, su un divano enorme che possa contenere tutti.


© LiberaMENTE MAGAZINE 23 agosto 2009