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Elizabeth. The Golden Age
di Chiara Contu-Farci

Il film Elizabeth, The Golden Age, quasi dieci anni dopo il primo Elizabeth, oltre a consacrare definitivamente la sua protagonista, Cate Blanchett, come degna sovrana di tutte le attrici, riesce a dipingere compiutamente una delle figure di donna più complesse della storia.

Il regista indiano Shekhar Kapur dirige una pellicola affascinante che ritrae con stile teatrale sia la storia di un’epoca densa di avvenimenti importanti, sia la storia privata di una donna di potere che lotta per mantenere la sua posizione, per annientare i suoi nemici e per soffocare i suoi desideri più intimi in favore della “ragion di stato”.
Elisabeth è la perfetta metafora della donna contemporanea che affronta quotidianamente la sfida più grande: riuscire a conciliare gli affetti e il desiderio di affermazione personale.
La bravura della Blanchett fa emergere ogni piccola sfaccettatura di un carattere femminile estremamente articolato; da ogni sguardo e movenza traspare una personalità arguta e spiritosa, stoica e fragile, innamorata e gelosa, malinconica e determinata, guerriera e spaventata, determinata e angosciata… disperatamente donna.
Giovane donna che assurge a simbolo di un’era, icona del potere regale che trova nella forza simbolica della verginità la sua affermazione.

Elizabeth, la regina Vergine, sceglie di farsi portatrice del simbolo dell’Immacolata, proprio dopo averlo ripudiato perché protestante: la donna di potere ha capito che per trovare il consenso di un popolo diviso dalla lotta religiosa, deve prendere il posto della figura della Madonna, deve reincarnala agli occhi della sua gente, rendendo se stessa simbolo e oggetto di venerazione: Elizabeth e l’Inghilterra diventano una cosa sola.
E la regina sacrifica se stessa come donna. La Regina Vergine non può farsi trascinare dall’amore carnale e da nessun tipo di fatuo sentimento, deve votarsi a quello che è il suo destino, il suo fine ultimo, la grandezza e il dominio dell’Europa.
Il film di Kapur è un brillante affresco storico, un piccolo saggio, magari storicamente un po’ impreciso e con scivolate nel melodramma, ma la sua singolarità si trova nel linguaggio cinematografico stesso. Un gusto visivo unico, una costruzione degli spazi grandiosa, a tratti fin troppo opulenta, che si traduce in virtuosismi registici fatti di movimenti di camera sinuosi e in un montaggio studiatissimo.
Ma è la sua interprete a reggere un film che a volte può essere un po’ traballante: Cate Blanchett è perfetta. Nessuna altra attrice di oggi sarebbe stata altrettanto credibile. Il suo viso e il suo corpo sono incredibilmente fotogenici, sempre dentro la scena, così scenografici e allo stesso tempo così capaci di rappresentare un animo umano nei suoi più piccoli dettagli.

E’ Cate la vera regina, la vera donna di potere che si appropria di tutto il film e dello sguardo degli spettatori, suoi veri sudditi.


© LiberaMENTE MAGAZINE 2 dicembre 2007