Potrei semplicemente
dire che nessuno di noi esisteva all'inizio di tutto e nessuno di noi
ne vedrà mai la fine, ma è anche vero che la scienza mista alla nostra
fantasia ci permette di immaginare luoghi e tempi che non abbiamo vissuto e non
vedremo mai.
Se vogliamo scorgere i primi istanti del Tempo e dell'Universo,
così come noi lo conosciamo, dobbiamo cercare di
capire come gli scienziati siano arrivati ad immaginare quello che comunemente
viene definito Big Bang.
Immaginate di scattare una foto ad un fuoco d'artificio,
ecco, vedreste tanti punti luminosi che apparentemente si allontanano gli uni
dagli altri; nello spazio reale questi punti luminosi sono costituiti dalle galassie
(ammassi di stelle) che allontanandosi le une dalle altre ci permettono di immaginare
un tempo in cui esse dovessero essere molto vicine le une alle altre al punto
di concentrarsi in uno spazio piccolissimo e caldissimo (il vostro termometro
evaporerebbe prima di misurare una qualsiasi temperatura) detto Big Bang.
Come
questo grande botto si sia originato nessuno lo sa e qualcuno di voi potrebbe
chiedersi: ma cosa c'era prima del Big Bang?
La risposta è che la domanda è
errata! Ossia il Tempo, lo Spazio, l'energia e la materia si sono formati in quel
primissimo istante e quindi non ha senso chiedere il
prima se non esisteva neanche il tempo!
L’orologio
dell’universo ha iniziato a scandire lo scorrere del Tempo proprio in quel momento.
In
pochissimi istanti "dal nulla" si è originata una tremenda esplosione
dalla quale dopo circa 0.0001 secondi hanno fatto la loro comparsa i protoni e
i neutroni. Queste particelle atomiche (mattoni fondamentali degli atomi insieme
agli elettroni) si creavano dalla pura energia (secondo la relazione di Einstein
E=mc2), ossia una grande quantità di energia si trasformava direttamente
in una uguale quantità di massa o peso.
Dopo circa 380 mila
anni l’universo si era abbastanza raffreddato da permettere ai protoni di catturare
un elettrone e trasformarsi in atomi di Idrogeno. Al termine di questa fase l’Universo
era costituito essenzialmente da un gas di Idrogeno e una piccola quantità di
Elio.
Era ancora troppo presto per la formazione dei pianeti come la terra;
le rocce solide hanno bisogno di metalli e atomi pesanti per formarsi, questi
tipi di atomi non si sono formati durante il big bang ma hanno bisogno dei reattori
nucleari all'interno delle stelle per formarsi.
Sia la terraferma che la stessa
vita necessitano di tali atomi: Carbonio, Ossigeno, Azoto, Silicio, Ferro ecc...li possiamo considerare
come i mattoni fondamentali con i quali organizzare tutte le molecole che servono
a formare un sasso o un essere vivente e sono un sottoprodotto delle stelle di
prima o seconda generazione e non del Big Bang.
Furono necessari altri 400
milioni di anni prima che iniziasse la sintesi di tutte le altre specie chimiche
oggi note.
In una stella giovane nei processi di fusione nucleare che avvengono
nel suo interno, nuclei di idrogeno si fondono per creare nuclei di Elio; esaurito
tutto l’idrogeno anche i nuclei di Elio si fondono per formare nuclei di Carbonio
e così via fino al Ferro (ultimo nucleo “stabile”); se la massa della stella è
sufficiente il limite del Ferro può essere superato e l’effetto è un collasso
del nucleo con una successiva esplosione in mille pezzi (detta Supernova) durante
la quale vengono creati anche altri atomi più pesanti come l’Oro o l’Uranio.
Il
nostro sistema solare si è formato quasi 9 miliardi di anni dopo il Big Bang da
una nuvola di gas e detriti di altre stelle esplose molti anni prima, sono state
proprio le loro esplosioni che hanno generato e disperso centinaia
di nuovi atomi nell'universo, centinaia di nuovi tipi di atomi che oggi abbiamo
catalogato nella nostra tavola periodica degli elementi.
Possiamo quindi dire
che il nostro pianeta e noi stessi siamo letteralmente figli del Big Bang (che
ci ha fornito l’idrogeno) e delle stelle di prima e seconda generazione esplose
miliardi di anni fa.
La nascita del sistema solare e della vita esula l'argomento
di questo articolo ecco quindi che farò un balzo dai 4.7 miliardi
di anni fa (creazione del sistema solare) a non meno di 3.5 miliardi di anni nel
futuro.
Gli astronomi
hanno catalogato e osservato migliaia di stelle, riuscendo da queste osservazioni
a prevedere quale sarà il futuro del nostro Sole; per capire come hanno fatto,
possiamo immaginare di voler prevedere l'evoluzione di un essere umano avendo
a disposizione una foto di migliaia di individui tra i quali bambini, adulti ed
anziani e da quest'osservazione immaginarne l'evoluzione.
Da
questi studi si è capito che la fine di ogni stella è scritta già nei primissimi
istanti della sua nascita; la sua "vita", infatti, dipende dalla sua
massa; ossia una stella di piccole dimensioni avrà un'evoluzione differente da
una stella di grandi dimensioni.
Al contrario di quanto si potrebbe immaginare
una stella di grandi dimensioni brucia il suo combustibile nucleare molto più
velocemente di una di piccole dimensioni, la sua “vita”, quindi, sarà molto più
breve.
Immaginando il nostro sole come un'arancia, tra circa 3.5 miliardi di
anni a causa dell’evoluzione delle reazioni nucleari al suo interno, la buccia
esterna inizierà a diventare sempre più grande fino ad inglobare Mercurio (il
pianeta più vicino al Sole) e Venere; purtroppo anche se la nostra amata terra
non dovrebbe essere inglobata, le radiazioni ed il calore del sole diventeranno
così intensi da ardere tutta la terraferma ed evaporare tutti gli oceani; la vita,
come noi la conosciamo, diventerà impossibile.
Il nucleo del sole, ossia la
polpa della nostra arancia immaginaria, continuerà a diventare sempre più piccolo,
massiccio e caldo.
La nostra stella, dopo una serie di reazioni nucleari, avrà
trasformato tutto l'idrogeno iniziale in elio e quest’ultimo in carbonio.
La
massa iniziale del nostro Sole non è tale da permettere ulteriori reazioni nucleari
e a questa fase di gigante rossa seguirà un lento ed inesorabile raffreddamento.
I
pianeti non saranno altro che delle rocce secche e ricotte vaganti intorno ad
una stella spenta trasformata ormai in un’enorme palla di grafite e diamanti.
Ma
che fine farà l'universo? E noi se ci saremo evoluti a tal punto da emigrare su
altri sistemi solari o altre galassie, che cosa osserveremo?
Le conoscenze
attuali ci permettono di immaginare almeno due possibili stadi finali; ulteriori
studi ci porteranno probabilmente
a poterne escludere almeno uno in favore dell'altro, ma al momento dobbiamo considerarli
ugualmente probabili, ossia:
1) Una fine per
morte termica.
2) Una fine per implosione.
1)
La prima ipotesi è quella che viene definita come morte termica.
Con
l’andare del tempo molte stelle del firmamento termineranno la loro evoluzione
spegnendosi, esplodendo o trasformandosi in buchi neri e sempre meno nuove stelle
si accenderanno a causa della lenta diminuzione delle riserve di Idrogeno; la
nostra galassia e quelle che ci circondano
diventeranno sempre più scure e il cielo notturno mostrerà sempre
meno astri.
Tutti i pianeti, i satelliti, le comete, la polvere cosmica e stelle
ormai spente da miliardi di anni verranno a poco a poco disperse nelle
spazio siderale o inghiottite da enormi buchi neri che vagheranno senza meta in
un immenso spazio sempre più buio e freddo.
E’
molto probabile che anche la nostra galassia contenga almeno un buco nero al suo
interno e molta della materia che ci circonda potrebbe essere un giorno risucchiata
in esso. Si produrranno aggregazioni e buchi neri sempre più giganteschi e massicci
in distese sempre più sconfinate di spazio praticamente vuoto.
I
buchi neri che sopravvivranno da una loro cannibalizzazione reciproca, stando
alle teorie di Hawking, non sono completamente neri ma emettono radiazioni come
un corpo a bassissima temperatura e l’emissione di tali radiazioni porta ad una
lenta ma inesorabile perdita di peso o massa. La radiazione emessa, inoltre, è
inversamente proporzionale alla massa, ossia un buco nero supermassiccio emette
meno radiazione di uno piccolo. E’ quindi immaginabile che in tempi remotissimi
un buco nero aumenterà la radiazione emessa fino a scomparire in un evento esplosivo
che rilascerà nello spazio solamente radiazioni di alta temperatura.
I
tempi previsti da questi processi sono inimmaginabili, si pensi che un buco nero
supermassiccio potrebbe impiegare 1090 anni per evaporare (l’1 seguito
da 90 zeri), l’Univeso ha attualmente un’età di circa 1010 anni.
Nel
frattempo neppure la materia sfuggita alla caduta in un buco nero rimane inerte;
infatti, se le nostre teorie di grande unificazione sono giuste, anche i protoni
(costituenti fondamentali dei nuclei degli atomi) sono leggermente instabili (vita
media superiore a 1031 anni) e tenderanno spontaneamente in tempi lunghissimi
a decadere ossia trasformarsi in altre particelle più piccole (positroni e pioni
neutri), ponendo fine anche ai pochi atomi restanti ed anche quelli di eventuali
esseri viventi sopravvissuti.
Ciò che resterà sarà solo un immenso vuoto a
una temperatura molto vicina allo zero assoluto (-273.15 °C) attraversato
raramente da qualche invisibile particella in un Tempo senza fine.
2)
La fine per implosione possiamo immaginarla come un film che man mano che avanza
rallenta sempre più e giungendo ai titoli di coda inizia lentamente a riavvolgersi
tornando al punto di partenza, detto questa volta Big Crunch.
Le
stelle e le galassie inizieranno a rallentare la loro fuga reciproca ed inizieranno
ad avvicinarsi sempre di più le une alle altre in un Universo che contemporaneamente
inizierà a scaldarsi. Le fasi finali di un tale evento vedranno la materia e gli
eventuali buchi neri compressi in densità sempre maggiori e la velocità di collasso
crescerà a dismisura. Il tutto sarà raggruppato in uno spazio piccolissimo fino
a quando anche l’Universo fisico cesserà di esistere: la materia, lo spazio e
il tempo raggiungeranno un confine che i fisici chiamano singolarità, confine
oltre il quale persino la nozione di tempo perde qualunque significato. E' difficile
immaginare una tecnologia che permetterà di sfuggire ad un tale evento che inghiotte
tutta la materia e lo spazio che ci circonda (pianeti, stelle ed intere galassie);
come una foglia in un lavandino che scarica l'acqua in un vortice turbolento,
così chiunque si troverà lì verrà inghiottito in un singolo punto dello spazio,
più piccolo della punta di uno spillo.
Solo
in questo seconda ipotesi il Tempo cosi come noi lo immaginiamo finirà.
Per
coloro che non amano una fine drammatica, ovvero, non hanno gradito l'immagine
di quel povero essere vivente che è rimasto tutto solo a "godersi" lo
spettacolo prima di estinguersi, vi lascio liberi di immaginare un giorno in cui
la vita sarà in grado di viaggiare sempre più lontano alla ricerca di piccole
particelle da cui trarre energia o verso altri universi continuando così un'esistenza
senza fine. Se qualcuno di voi durante la lettura si è posto la domanda: ma allora
il riscaldamento globale che stiamo osservando potrebbe essere un sintomo di ciò
che sta già avvenendo nel nostro sole? La risposta è no!
La fine del nostro
sole come gigante rossa non è ancora iniziata e avverrà molto lentamente coprendo
un spazio temporale lunghissimo, quello che sta avvenendo
sul nostro pianeta nell'arco di appena 100 anni ha chiaramente un'altra origine.
Fonti:
“L’atlante
dell’Universo” (Rizzoli Editore)
“l’Astronomia” n°138: La fine dell’Universo
di P. C. Davies
“l’Astronomia” n°133: Prima del Big Bang di J. Gribbin.
Speciale “NEWTON” : I
segreti della materia (RCS periodici)
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