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George Wallace
di Antonio Casillo

Film biografico per la regia di John Frankenheimer, George Wallace è un affresco lucido e attendibile di una delle pagine più controverse e amare della storia interna americana: la questione della segregazione razziale sostenuta negli anni ’60 dall’allora Governatore dell’Alabama George Wallace.

George Wallace fu eletto per la prima volta governatore nel 1962, grazie soprattutto ai voti dei conservatori più radicali e fu uno dei maggiori oppositori dell’integrazione razziale. Emblematica a questo proposito l’immagine di repertorio che vede il governatore davanti all’ingresso dell’Università del suo stato opporsi all’ingresso di alcuni studenti di colore. Rieletto governatore nel ’70 viene ferito gravemente da un pazzo durante la campagna per le presidenziali nel 1972 e resta costretto su di una carrozzella per il resto della vita. Comincia per Wallace un periodo tormentato, un periodo di rimorsi e ripensamenti che lo accompagneranno per il resto della sua vita (morirà nel 1998). Wallace rimane profondamente colpito e turbato dall’assassinio di Martin Luther King e di Kennedy e non può fare meno di chiedersi perché la sorte lo abbia lasciato in vita. Quando riceve la visita del padre di M. L. King gli chiede scusa per aver avuto la colpa di sopravvivergli. In realtà dopo l’attentato Wallace si prodigherà per rimediare agli errori commessi in passato chiedendo scusa in diverse occasioni pubbliche alle comunità di colore e trasformandosi da portatore della bandiera segregazionista a sostenitore dell’uguaglianza razziale. Fatto importante fu la sua rielezione a governatore nel 1974 che ottenne l’appoggio e il sostegno dei voti di molte comunità di colore. Fu per l’ultima volta rieletto governatore nel 1982.

Che il film di  John Frankenheimer sia ancora oggi scomodo lo dimostra il rifiuto che il governatore dell’Alabama del 1997 (periodo delle riprese) diede alla richiesta del regista di girare la pellicola nel suo stato. Il film fu infatti girato a Los Angeles.

George Wallace è una pellicola per larga misura incentrata sul protagonista, un istrionico Gary Sinise in una delle sue interpretazioni più toccanti ed intense. Sinise riesce alla perfezione ad esprimere tutte le contraddizioni e i tormenti di questo personaggio tracciandone una figura complessa e mai banale dalle mille sfaccettature psicologiche. Il tema della segregazione razziale e dei compromessi politici per accaparrarsi voti  è più che un aspetto dello sfondo, impregna totalmente il film sia attraverso ricostruzioni storiche reali estrapolate dai notiziari dell’epoca, sia di vere e proprie immagini di repertorio in bianco e nero.

Angelina Jolie interpreta il ruolo di Cornelia Wallace, la seconda moglie del governatore, ruolo che le valse il suo primo Golden Globe come migliore attrice non protagonista. Dichiarò John Frankenheimer a proposito di Angie: “She is a director’s dream”, e questo sogno realizzato si è concretizzato per Frankenheimer nel poter avere nel suo film un’attrice, che come dichiara egli stesso, è riuscita a coniugare una certa aria infantile, vulnerabilità e opportunismo, tutte caratteristiche che emergono nel personaggio di Cornelia. Una delle scene più toccanti del film è quella che vede Angelina danzare con George costretto sulla sua carrozzella. Emerge in questa scena tutta l’ingenuità infantile e la tenera  vulnerabilità del personaggio in uno dei momenti più espressivi, teneri e allo stesso momento drammatici dell’intera pellicola. La stessa Cornelia Wallace dopo aver visto il film si è congratulata apertamente con Angelina per come è riuscita a interpretarla sullo schermo.

All’epoca delle riprese George Wallace era ormai costretto a letto, sentiva che non gli restava molto da vivere (morirà un anno dopo l’uscita del film) e a chi gli chiedeva che cosa pensasse a proposito di un film su di lui rispondeva: “spero di vivere abbastanza per poterlo vedere”.

John Frankenheimer si è dimostrato ancora una volta un regista interessante e di enorme talento, ci ha regalato una pellicola nitida, di grande impatto sociale, è riuscito a dipingere un affresco a tinte forti unendo alla drammaticità di un film la coerenza e il distacco del reportage, ha dato briglia sciolta a un Gary Sinise davvero al massimo delle sue capacità senza però concedere al personaggio sguardi di compiacenza. George Wallace mette a nudo un uomo e la sua storia, mette a nudo un epoca recente le cui ferite non si sono ancora del tutto marginate e lo fa senza dare adito a dietrologie o a tesi intellettuali: un uomo abbiamo detto, un uomo e la sua storia, ma ciò che la pellicola riesce a regalarci è anche l’intimità della sua vita privata, un continuo scambio simbiotico nel quale di volta in volta assumono il ruolo di protagonisti ora il contesto sociale, ora la dimensione intimistica e umana.

 


© LiberaMENTE MAGAZINE 02 Giugno 2007