Il Giorno Dopo
di Bruna Taravello

11 settembre 2001: due aerei di linea si schiantano contro le Torri Gemelle di New York, simbolo economico degli Stati Uniti. Poco dopo un terzo aereo provoca un’esplosione su un lato del Pentagono.
Il mondo è cambiato, la nostra vita è cambiata, dopo quel giorno? Domanda oziosa prima che inutile: ovvio che sì, lo sarebbe stata comunque, sette anni dopo, e noi non saremmo in ogni caso le stesse persone. A poco a poco, e poi improvvisamente, come diceva Hemingway, siamo diventati altri abitanti di un altro mondo: né migliori né peggiori, solo diversi.
Ma se quella guerra, iniziata negli Sati Uniti e proseguita con gli attentati di Madrid e Londra, stesse cercando nuove direzioni? La risposta, solo apparentemente facile (è infatti palese che la Jihad islamica non abbia intenzione di fermarsi, al momento) in realtà contiene un’altra più insidiosa domanda: ma quali potrebbero essere queste vie?

Alcuni osservatori hanno rimarcato come l’estremo fabbisogno di greggio dei paesi occidentali renda questi mortalmente deboli e dipendenti da alcuni “stati canaglia” secondo la definizione di Colin Powell. In Iran, ad esempio, seconda nazione al mondo dopo l’Arabia Saudita per la produzione di petrolio, Ahmadinejad non si limiterebbe a giocare alla bomba atomica: regolando i rubinetti dei suoi pozzi petroliferi, di fatto potrebbe regolare lo sviluppo di molti paesi dell’odiato occidente. In quest’ultimo mese il prezzo al barile ha ripreso a scendere, complice l’aumento della produzione in Iraq e l’apprezzamento del dollaro sull’euro, ma che vi siano dietro accordi e strategie politiche e diplomatiche (il tira e molla sulla rinuncia dell’Iran al nucleare, ad esempio) non è affatto un’ipotesi campata in aria. Certamente la finanza, con i suoi speculatori, opera come amplificatore degli aumenti e viceversa, ma da sempre gli occhiuti operatori del Nymex , il mercato del petrolio a New York,  sono i primi ad annusare i cambiamenti strategici, e raramente improvvisano.

Anche la recente crisi americana dei mutui è, in parte, dovuta al fatto che per decenni i cittadini statunitensi hanno considerato le loro voci di spesa in materia energetica del tutto trascurabili: dopo l’11 Settembre invece i continui black-out nella rete elettrica hanno giustificato aumenti di prezzo assolutamente inediti, dovuti anche all’uso sconsiderato che in quella nazione si fa dell’energia. Infatti, vedere condizionatori aperti al massimo e finestre spalancate è la regola: è anche per questa incapacità di risparmiare e di cambiare uno stile di vita ritenuto “intoccabile” che molte famiglie, non più in grado di pagare gli onerosi mutui contratti in precedenza, hanno dovuto svendere la casa.
Per colpire quindi l’imperialismo “cristiano ed ebreo”, come si ripete nei video ciclicamente diffusi via internet, al- Qaeda potrebbe aver trovato obiettivi più raffinati, sicuramente più difficili da identificare e proteggere.

Anche il problema demografico è un altro tallone di Achille per un mondo che non riesce, con i livelli di consumo attuali e le ridotte capacità di spesa, ad aumentare la natalità: ai ritmi attuali, che una ulteriore crisi energetica ridurrebbe ancora, la tendenza dei paesi occidentali è verso la crescita zero, mentre la  popolazione di origine islamica nel 2025 potrebbe toccare i cinque milioni. Questa paventata “invasione islamica” non è affatto scontata, ovviamente: in Iran la natalità è pari a quella francese con 2 figli a testa per ogni donna (erano 7 solo nel 1985). Quindi, se oggi le donne islamiche fanno più figli delle europee, ne fanno comunque meno che in passato ed è facile prevedere che la percentuale si ridurrà con l’inevitabile, anche per i musulmani, avanzare della presenza femminile nel mondo del lavoro.
In ogni caso la previsione di una così massiccia presenza non significa affatto un’altrettanto imponente ondata a favore dell’integralismo: la conoscenza, la frequentazione, l’assimilazione di usi e costumi occidentali potrebbe significare convivenza, contaminazione di lingue e cibi, magari, chissà, il definitivo ripiegamento degli integralismi di ogni parte su frange limitate e marginali di popolazione.
La lotta tradizionale, intanto, continua: a maggio un video proclama la necessità di colpire l’Occidente con le sue stesse armi, cioè le armi di distruzione di massa: in particolare, preceduti da versetti del Corano che ribadiscono il principio “occhio per occhio, dente per dente”, vi sono messaggi in codice che sono stati interpretati come la minaccia, proprio per questo settembre, della diffusione di una qualche “pestilenza”, ossia di armi chimiche, un vecchio pallino di Bin Laden e soci. 

Rassegnati, consolati, minacciati: siamo tutti stati vittime e tutti siamo carnefici: “i paesi potenti hanno le maggiori risorse per l’uso della violenza, che chiamano autodifesa quando la praticano e terrorismo quando la subiscono” (Noam Chomsky).

 

Fonti:
www.vociditalia.it
www.ilgiornale.it
www.questotrentino.it
www.avanzi-avanzi.blog.kataweb

Bruna Taravello


© LiberaMENTE MAGAZINE 7 settembre 2008