| Il
Giorno Dopo |
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| di
Bruna Taravello |
| 11
settembre 2001: due aerei di linea si schiantano contro le Torri Gemelle di New
York, simbolo economico degli Stati Uniti. Poco dopo un terzo aereo provoca un’esplosione
su un lato del Pentagono. Alcuni
osservatori hanno rimarcato come l’estremo fabbisogno di greggio dei paesi occidentali
renda questi mortalmente deboli e dipendenti da alcuni “stati canaglia” secondo
la definizione di Colin Powell. In Iran, ad esempio, seconda nazione al mondo
dopo l’Arabia Saudita per la produzione di petrolio, Ahmadinejad
non si limiterebbe a giocare alla bomba atomica: regolando i rubinetti dei suoi
pozzi petroliferi, di fatto potrebbe regolare lo sviluppo
di molti paesi dell’odiato occidente. In quest’ultimo mese il prezzo al barile
ha ripreso a scendere, complice l’aumento della produzione in Iraq e l’apprezzamento
del dollaro sull’euro, ma che vi siano dietro accordi e strategie politiche e
diplomatiche (il tira e molla sulla rinuncia dell’Iran
al nucleare, ad esempio) non è affatto un’ipotesi campata in aria. Certamente
la finanza, con i suoi speculatori, opera come amplificatore degli aumenti e viceversa,
ma da sempre gli occhiuti operatori del Nymex
, il mercato del petrolio a New York, sono
i primi ad annusare i cambiamenti strategici, e raramente improvvisano. Anche
la recente crisi americana dei mutui è, in parte, dovuta al fatto che per decenni
i cittadini statunitensi hanno considerato le loro voci di spesa in materia energetica
del tutto trascurabili: dopo l’11 Settembre invece i continui black-out nella
rete elettrica hanno giustificato aumenti di prezzo assolutamente inediti, dovuti
anche all’uso sconsiderato che in quella nazione si fa dell’energia. Infatti,
vedere condizionatori aperti al massimo e finestre spalancate è la regola: è anche
per questa incapacità di risparmiare e di cambiare uno stile di vita ritenuto
“intoccabile” che molte famiglie, non più in grado di pagare gli onerosi mutui
contratti in precedenza, hanno dovuto svendere la casa. Anche
il problema demografico è un altro tallone di Achille per un mondo che non riesce,
con i livelli di consumo attuali e le ridotte capacità di spesa, ad aumentare
la natalità: ai ritmi attuali, che una ulteriore crisi
energetica ridurrebbe ancora, la tendenza dei paesi occidentali è verso la crescita
zero, mentre la popolazione di origine
islamica nel 2025 potrebbe toccare i cinque milioni. Questa paventata “invasione
islamica” non è affatto scontata, ovviamente: in Iran la natalità è pari a quella
francese con 2 figli a testa per ogni donna (erano 7 solo nel 1985). Quindi, se
oggi le donne islamiche fanno più figli delle europee, ne fanno comunque meno
che in passato ed è facile prevedere che la percentuale si ridurrà con l’inevitabile,
anche per i musulmani, avanzare della presenza femminile nel mondo del lavoro. Rassegnati,
consolati, minacciati: siamo tutti stati vittime e tutti siamo carnefici: “i paesi potenti hanno le maggiori risorse per l’uso della violenza,
che chiamano autodifesa quando la praticano e terrorismo quando la subiscono”
(Noam Chomsky). Fonti:
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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 settembre 2008 |