| Un
Giovane di Ieri |
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| di Roberto
Vincenzi |
| Nel
1973, avevo 24 anni e non mi piaceva la società nella quale vivevo.
Per quelli come me, che provenivano da famiglie tradizionali, conservatrici
e repressive, il contatto con l’Università, con la contestazione, con altri che
la pensavano come me, aveva costituito la scoperta di un mondo
nuovo. Erano i tempi
in cui si manifestava contro la guerra del Vietnam, si appoggiavano gli scioperi
nelle fabbriche, si creavano le comuni, si faceva l’amore
come un gesto rivoluzionario. Per
cercare di dare un mio contributo alla “rivoluzione”, nel maggio del 1973, ho
scritto, per un giornale studentesco che non esiste più da trent’anni, l’articolo
che vi propongo. Il
titolo che ci eravamo dati per quel numero era: “Il
problema dell’inserimento dei giovani nella società di oggi”. Ecco
quello che ho scritto: “Parlare
dell’ inserimento dei giovani nella società, in un articolo
giornalistico è un controsenso, perché il problema è così totalmente vasto, che
può essere soltanto sfiorato e accennato in questa sede. Queste parole non pretendono
di essere nient'altro che un invito a riflettere, uno spunto per una meditazione
più profonda, ma soprattutto personale e conscia, su questo che da molti adulti
è stato definito « un problema inventato ». Di
fronte a una società morta, spenta e castrante, che ha soffocato ogni ideale privo
di interesse economico, sotto la patina del perbenismo e del « tutto va bene non
c'è da preoccuparsi », i giovani si trovano davanti a delle scelte da compiere,
scelte condizionanti e nello stesso tempo inderogabili, perché, se si lasciano
passare gli anni senza prendere una decisione, senza pensare, troveremo chi pensa
per noi e il sistema ci ingoierà. Non importa
chiedersi quale sistema. Per la gloria di Dio o del Soviet, in nome di Mao o della
Regina, per un'Italia in cui nessuno crede più. Est ed ovest si toccano nel desiderio
di una pace apparente. E’ una cosa vecchia,
“it’s the same old story” *, perché, riempite di nuovi più agghiaccianti
significati, che un'asettica tecnologia della morte oggi consente, suonano ancora
valide e veritiere le parole di Tacito « Han fatto del mondo un deserto, e l'hanno
chiamato pace ». Deserto sarà sul serio prima o poi, quando le nostre potenti
industrie (per produrre beni, che una fame artificiale, occultamente persuasa,
ci spinge a consumare e a voler consumare senza sosta) avranno del tutto distrutto,
quel poco che resta, di questo pianeta chiamato Terra. Ma
più tardi non ce ne accorgeremo più ; una droga più potente,
di tutte quelle che i governi si affannano a fingere di reprimere, ci avrà dominato,
allontanandoci da noi stessi e trasformandoci da cittadini a sudditi. E,
con famiglia a carico, perché bisogna sposarsi, rendere complice dio del nostro
coito legalizzato, le preoccupazioni di tutti i giorni ci costringeranno a bere
avidamente la droga del sistema: « cravatte, capelli corti, biro nel taschino
della camicia, scatti di stipendio, automobili automobili
automobili » **. Ancora,
la televisione dì stato aspirata a pieni polmoni,
insieme allo smog che ci regala anni di vita in meno ; mentre i
bimbi di Milano rappresentano studi interessanti (eh signor professore ?) oggetto
di tesi di laurea, l'improvviso aumento delle malattie polmonari. Più
tardi dimenticheremo queste ed altre parole che qualcuno ha gridato nel vento
verde dei dollari. Più tardi dimenticheremo di essere uomini. E grideremo a gran
voce, per coprire il pianto di chi ha perso la voce per aver troppo gridato, urleremo
che tutto va bene, perché dio è con noi, in questa nuova società perfetta, che
scrive sui dollari « in god we
trust», parole simili a quelle che un tempo erano incise sulla fibbia della cintura
delle SS: « Got mit uns » (dio è con noi). «
We want our revolution
now ! » gridano i pazzi del “Marat-Sade”
*** ; manicomio dovrebbe esser scritto sul lato interno
della porta, perché gli alienati siamo noi. Ma abbiamo paura di sentircelo dire,
e allora costruiamo manicomi, con lo stesso criterio scientifico dei lager, e
siamo pronti a rinchiuderci chiunque disturbi la pace apparente. Bolliamo i documenti
con l'infamante timbro «
malato di mente - di pubblico scandalo - pericoloso a se e agli altri » e, dentro
i manicomi, come nel castello di Hartheim ****, le persone
vengono sistematicamente distrutte in nome di una scienza che pretende di essere
al servizio dell'uomo, elettroshock, insulina - shock, docce fredde e calde, legami,
catene, cinghie, di cuoio ben strette, letti di contenzione,
camicie di forza, sbarre, sbarre, sbarre. Una
guerra durata anni e anni, strumentalizzata in tutti i modi, uomini che restano
in prigione due anni in attesa di processo. Tutti
i partiti politici, che speculano sulla nostra buona fede, la repressione sessuale
in Cina e i tabù italiani cosi troppo duri a morire. La
religione al servizio del potere costituito, la ricchezza di coloro che dicono
“beati i poveri” e girano in mercedes per andare a santificare l'alluvione che
ci ha regalato l'ultimo governo. La violenza politica pronta a scattare sotto
la direzione di persone che rimangono al coperto ; la
pensione agli anziani elargita ogni due mesi, perché i soldi sembrino un po’ di
più; quelli che muoiono di fame, mentre noi viviamo
di alka-seltzer. C'è tanto, troppo ancora da dire. Essere
assorbiti o fuggire ; ma anche l'evasione è un modo di essere assorbiti. Come
si fa ? Come
fa un giovane a inserirsi in questa società ?” NOTE * Dal testo della canzone “Mother of pearl”
dei Roxy
Music, 1974 **
Allen Ginsberg, “Jukebox all’idrogeno”, Mondadori,
Milano 1966 ***
“Marat-Sade”, film diretto da Peter Brook
nel 1967, tratto dal dramma omonimo di Peter Weiss Il
film è ambientato nel manicomio di Charenton nel 1808. Tra
i malati è rinchiuso anche il Marchese De Sade, che ha l’idea di organizzare uno
spettacolo teatrale in manicomio, facendo recitare gli ammalati. Lo spettacolo
rappresenta l’uccisione di Marat durante Alla
fine i malati, escono dalla scena, si ribellano e picchiano gli infermieri e il
pubblico. **** Nel castello di Hartheim,
vicino a Linz in Austria, durante la seconda guerra mondiale, i nazisti hanno
sterminato migliaia di persone nell’ambito del programma di “eutanasia” “Action T4”. Nello stesso luogo venivano effettuali esperimenti
medici su ebrei e prigionieri dei lager. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 16 novembre 2008 |