LiberaMENTE MAGAZINE

Giovanna d'Arco
La Santa e Ingiusta Inquisizione

di Maria Teresa Biscarini

Miei signori c’è un proverbio tra i ragazzi che dice: a volte gli uomini sono impiccati per aver detto la verità”. Ammonimento questo pronunciato da Giovanna d’Arco ai giudici durante il processo di Rouen (1431) che, seppur formalmente corretto, niente ebbe a che vedere con il diritto e la giustizia. Non stupirà quindi che pur di mettere a tacere qualsiasi elemento a favore di Giovanna, si compirono malefatte ed omicidi in nomine Patris. Tra i tanti fatti occorsi, la vicenda di una   donna di nome Pieronne arsa viva “rea” di aver parlato in favore di Giovanna. O ancora il domenicano Pietro Bosquier, condannato dal vescovo Cauchon a nove mesi di prigionia a pane e acqua, in quanto “colpevole” di disapprovare la pena di morte di Giovanna. Senza contare che a Giovanna stessa sembra sia stata letta una sentenza molto breve, di cinque o sei linee, a detta di un teste “della durata d’un pater noster”, mentre quella che poi le venne fatta sottoscrivere fu molto più lunga, di un quarto d’ora circa.

Ma di quale eresia poté macchiarsi questa contadinella indomita tanto da subire poco più che adolescente ben quattro tra inchieste e processi, oltre ai processi postumi di riabilitazione e canonizzazione? Perché mai la Chiesa istruì per lei sei distinti processi? Forse perché dietro si annidava la percezione collettiva di un sopruso perpetrato ai danni di una donna inerme? Al di là delle icone che ne hanno fatto un mito, Giovanna, altrimenti nota come la “Pulzella d’Orleans”,  prima di vestire i panni della donna guerriera a difesa della liberazione e dell’unità della Francia dagli inglesi, è una giovane paesana e analfabeta che pascola le pecore nel villaggio di Domrémy in Francia. Una ragazzina, per giunta incolta e di umili origini dunque, costretta a misurarsi con sovrani, condottieri, maestri di Parigi e teologi compromessi con la guerra e con il potere.

Una via crucis che prende avvio a Chinon dove una commissione di prelati e di teologi con a capo i vescovi di Castres, Senlis e Poitiers su richiesta del re Carlo VII apre su di lei una prima inchiesta alla quale segue quella di Poitiers. Per proseguire con il processo ordinario e di recidiva, entrambi celebrati a Rouen tra il 9 gennaio e il 30 maggio del 1431 con epilogo il rogo sulla piazza del vecchio mercato. Atti processuali, quest’ultimi, scoperti solo alla fine dell’800 e giunti fino a noi grazie all’opera di un onesto notaio. L’intenzione dei giudici era ben lontana dall’accertare la verità. Giovanna fu vittima di una macchinazione funzionale al perseguimento di un chiaro disegno politico in manifesta violazione di qualsivoglia forma di garanzia e di tutela. Giovanna d’Arco era un personaggio scomodo e quindi andava eliminata in fretta anche perché donna. 

 

Una serie di botta e risposta quella che si rintraccia nei carteggi del tempo dove alla capziosità, alla malizia se non alla vera e propria stupidità degli inquisitori si contrappone la saggezza, la sagacia e l’equilibrio di questa stupefacente ragazzina, provvista di senso dell’ironia, persino in un momento in cui era in gioco la sua stessa vita.

A proposito dello stendardo innalzato da Giovanna nell’infuriare della battaglia.

Il giudice chiede: “Avete mai chiesto [alle sante Caterina e Margherita] se, per virtù di quello stendardo, voi avreste superato tutte le battaglie in cui vi foste impegnata?”.

Giovanna risponde: “Esse mi dissero di portarlo arditamente e che Dio mi avrebbe aiutato…”.

Il Giudice: “Chi dei due aiutava più l’altro: voi lo stendardo o viceversa?”.

Giovanna: “Fosse dello stendardo o mia, la vittoria, tutto andava a nostro Signore”.

Il Giudice: “La vostra speranza era fondata sullo stendardo o su voi stessa?”.

Giovanna: “Essa era fondata su nostro Signore e su nessun altro”.

Il Giudice: “Se un altro lo avesse portato in vece vostra questo stendardo avrebbe egli avuta la vostra stessa fortuna?”.

Giovanna: “Io non ne so nulla. Io mi rimetto a nostro Signore”.

E mutando le domande oggetto di interrogatorio il quadro non migliora. A proposito delle voci e delle visioni.

Il Gudice: “Non vi è stato per caso rivelato che se voi aveste perduta la vostra verginità avreste pure perso la vostra buona sorte e le vostre voci non sarebbero più comparse?”.

Giovanna: “Questo non mi è stato affatto rivelato”.

Il Giudice: “Credete voi che se foste maritata, le vostre voci verrebbero ancora?”.

Giovanna: “Io non ne so nulla; mi rimetto a nostro Signore”.

Vescovo Cauchon: “Chi vi appare?”.

Giovanna: “San Michele”.

Vescovo Cauchon: “E come vi appare? Nudo?”.

Giovanna: “Pensate dunque che nostro Signore non abbia di che vestirlo?”.

A proposito dell’abito maschile, oggetto d’incriminazione da parte di Cauchon, Giovanna dice: “Era più adatto qui in mezzo a tanti uomini” tacendo di aver subito tentativi di violenza carnale. Ed ancora: “Non abbandonerò il mio abito per nulla al mondo…Non vedo che differenza possa esservi tra abito da uomo o da donna, per ricevere il Salvatore; non dovete rifiutarmelo a causa del mio vestito”.

A proposito dell’eresia.

Vescovo Cauchon: “Se fuggite dalla prigione, sarete condannata per eresia”.

Giovanna: “Se io esco dalla prigione non pecco contro la fede, ma se mai contro gli obblighi del carcere”.

Un’ “eresia” quella di Giovanna ben difficile da rintracciare nelle sue risposte e quindi proclamata con un vero e proprio atto di forza. Ciò che interessava agli inquisitori non era certo la ricerca della verità bensì trovare appigli per una condanna ingiusta e, cosa ancora più grave,  già scritta, essendo questo il vero e unico movente del processo. Processo istruito contro una contadinella analfabeta che col suo candore misto ad intelligenza, dominio di sé, forza d’animo e fede, aveva scombinato le ideologie e i piani delle più alte cariche del tempo. Un’ “eretica” ben presto riabilitata¹ e nel ‘900, dichiarata prima beata² poi santa³.

 

Note:

¹ Processo di riabilitazione ordinato dal papa Callisto III nel 1455

² Processo di beatificazione del 1909

³ Processo di canonizzazione del 1920

 

Fonti:

Mariano d’Alatri, Giovanna d’Arco e l’Inquisizione, in Il Mito della donna forte nell’immagine di Giovanna d’Arco contenuto ne Il Carisma Materno di Francesco d’Assisi, Edizioni Porziuncola, Assisi, 1996

Sisto dalla Palma, Giovanna d’Arco: dal processo alla rappresentazione teatrale, in Il Mito della donna forte nell’immagine di Giovanna d’Arco contenuto ne Il Carisma Materno di Francesco d’Assisi, Edizioni Porziuncola, Assisi, 1996

Condividi

© LiberaMENTE MAGAZINE 27 dicembre 2009