Giovanna d'Arco |
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| di
Maria Teresa Biscarini |
| Ma
di quale eresia poté macchiarsi questa contadinella indomita tanto da subire poco
più che adolescente ben quattro tra inchieste e processi, oltre ai
processi postumi di riabilitazione e canonizzazione? Perché Una
via crucis che prende avvio a Chinon dove una commissione
di prelati e di teologi con a capo i vescovi di Castres,
Senlis e Poitiers su richiesta del re Carlo VII apre
su di lei una prima inchiesta alla quale segue quella di Poitiers. Per proseguire
con il processo ordinario e di recidiva, entrambi celebrati a Rouen tra il 9 gennaio
e il 30 maggio del 1431 con epilogo il rogo sulla piazza del vecchio mercato.
Atti processuali, quest’ultimi, scoperti solo alla fine dell’800 e giunti fino a noi
grazie all’opera di un onesto notaio. L’intenzione dei giudici era ben lontana
dall’accertare Una serie di botta e risposta quella che si rintraccia nei carteggi del tempo dove alla capziosità, alla malizia se non alla vera e propria stupidità degli inquisitori si contrappone la saggezza, la sagacia e l’equilibrio di questa stupefacente ragazzina, provvista di senso dell’ironia, persino in un momento in cui era in gioco la sua stessa vita. A proposito dello stendardo innalzato da Giovanna nell’infuriare della battaglia. Il giudice chiede: “Avete mai chiesto [alle sante Caterina e Margherita] se, per virtù di quello stendardo, voi avreste superato tutte le battaglie in cui vi foste impegnata?”. Giovanna risponde: “Esse mi dissero di portarlo arditamente e che Dio mi avrebbe aiutato…”. Il Giudice: “Chi dei due aiutava più l’altro: voi lo stendardo o viceversa?”. Giovanna: “Fosse dello stendardo o mia, la vittoria, tutto andava a nostro Signore”. Il Giudice: “La vostra speranza era fondata sullo stendardo o su voi stessa?”. Giovanna: “Essa era fondata su nostro Signore e su nessun altro”. Il Giudice: “Se un altro lo avesse portato in vece vostra questo stendardo avrebbe egli avuta la vostra stessa fortuna?”. Giovanna:
“Io non ne so nulla. Io mi rimetto a nostro
Signore”. E mutando le domande oggetto di interrogatorio il quadro non migliora. A proposito delle voci e delle visioni. Il Gudice: “Non vi è stato per caso rivelato che se voi aveste perduta la vostra verginità avreste pure perso la vostra buona sorte e le vostre voci non sarebbero più comparse?”. Giovanna: “Questo non mi è stato affatto rivelato”. Il Giudice: “Credete voi che se foste maritata, le vostre voci verrebbero ancora?”. Giovanna: “Io non ne so nulla; mi rimetto a nostro Signore”. Vescovo Cauchon: “Chi vi appare?”. Giovanna: “San Michele”. Vescovo Cauchon: “E come vi appare? Nudo?”. Giovanna:
“Pensate dunque che nostro Signore non abbia di che vestirlo?”. A
proposito dell’abito maschile, oggetto d’incriminazione da parte di Cauchon,
Giovanna dice: “Era più adatto qui in mezzo
a tanti uomini” tacendo di aver subito tentativi di violenza carnale. Ed ancora:
“Non abbandonerò il mio abito per nulla
al mondo…Non vedo che differenza possa esservi tra abito da uomo o da donna, per
ricevere il A proposito dell’eresia. Vescovo Cauchon: “Se fuggite dalla prigione, sarete condannata per eresia”. Giovanna:
“Se io esco dalla prigione non pecco contro la fede, ma se mai contro gli
obblighi del carcere”. Un’ “eresia” quella di Giovanna ben difficile da rintracciare nelle sue risposte e quindi proclamata con un vero e proprio atto di forza. Ciò che interessava agli inquisitori non era certo la ricerca della verità bensì trovare appigli per una condanna ingiusta e, cosa ancora più grave, già scritta, essendo questo il vero e unico movente del processo. Processo istruito contro una contadinella analfabeta che col suo candore misto ad intelligenza, dominio di sé, forza d’animo e fede, aveva scombinato le ideologie e i piani delle più alte cariche del tempo. Un’ “eretica” ben presto riabilitata¹ e nel ‘900, dichiarata prima beata² poi santa³. Note: ¹ Processo di riabilitazione ordinato dal papa Callisto III nel 1455 ² Processo di beatificazione del 1909 ³ Processo di canonizzazione del 1920 Fonti: Mariano
d’Alatri, Giovanna d’Arco e l’Inquisizione, in Il
Mito della donna forte nell’immagine di Giovanna d’Arco contenuto ne Il Carisma Materno di Francesco d’Assisi, Edizioni Porziuncola, Assisi, 1996 Sisto dalla Palma, Giovanna d’Arco: dal processo alla rappresentazione teatrale, in Il Mito della donna forte nell’immagine di Giovanna d’Arco contenuto ne Il Carisma Materno di Francesco d’Assisi, Edizioni Porziuncola, Assisi, 1996
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© LiberaMENTE MAGAZINE 27 dicembre 2009 |