| Giù al Nord |
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| di
Chiara Bianchi |
Giù al Nord (Bienvenue chez le Ch’tis) di Dany Boon
Francia 2008 Titanic è da anni l’incontrastato re della classifica dei film più visti sull’intero globo; lo dice Di Caprio stesso in quella che ormai è diventata auto citazione “sono il re del mondo!” quindi non poteva essere altrimenti neppure, tanto per fare un esempio casuale, in Francia. Lo
scorso anno però, è uscito senza clamori questo piccolo film che ha sbaragliato
il super transatlantico e di fatto ora siede con il suo bel manto di ermellino al vertice
della classifica dei film più visti dai cugini francesi (qualcosa come ventuno
milioni di spettatori…) La
formula è molto semplice: il direttore di un ufficio postale desidera essere distaccato
in una sede sulla Costa Azzurra, spinto dalla moglie con tendenze depressive;
ovviamente le tenta tutte, vie legali e non e, sempre più ovviamente, viene scoperto,
punito ed inviato per direttissima da tutt’altra parte, lontano dal caldo e dal
mare, nel Nord-Pas-des-Calais, Nord che più
Nord non si può. Dopo
le prime rimostranze, le difficoltà (specialmente linguistiche, decisamente spassose)
ed una certa dose non trascurabile di preconcetto, il nostro eroe si integra perfettamente
nel micro mondo della piccola cittadina continuando però ad alimentare il malinteso
con la moglie che lo crede invece solo e triste perché, proprio a causa di questa
convinzione, la loro vita di coppia ha trovato nuova spinta vitale… Il
film è scorrevolissimo, prodotto con pochissimi mezzi e si basa tutto su una sceneggiatura
ben scritta ed articolata che integra in una struttura semplice e quasi ovvia
– basata sull’equivoco e sulle sue conseguenze – tutta una serie di gag irresistibili
che prendono spunto dal linguaggio differente, dagli usi e dalle incomprensioni
e che incredibilmente funzionano anche in italiano (ma sarebbe meglio poterlo
apprezzare in lingua originale). Lo
straordinario risultato del film, oltre al gran successo di mercato, è stato quello
di aver davvero contribuito a far superare i pregiudizi nei confronti delle regioni
del Nord – da cui il regista stesso proviene – tanto che il turismo si è sviluppato
esponenzialmente e dire di essere uno ch’its è diventata
una moda, un segno distintivo di cui essere fieri. Piccola
curiosità: il regista, l’attore Dany Boon,
anche co-sceneggiatore e Kad Merad l’altro protagonista di questa commedia “linguistica”
tutta francese, sono curiosamente entrambi di origine araba…. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 23 agosto 2009 |