La Grande Corsa
di Silvia Carena

Mi chiamo Albertino e sono nato il 27 maggio 2008.
Ho sentito dire in sala parto che questo è un gran bel giorno per nascere, perché il 27 è il giorno di paga.
Non so ancora bene quale sarà il mio stipendio, e tantomeno se vedrò mai una pensione, so solo che oggi ho timbrato il mio primo cartellino in perfetto orario: 8 mesi e 27 giorni dopo il concepimento.
Appena il tempo di acclimatarmi un po’ dopo essere stato tirato, schiacciato, pesato, misurato e massaggiato e già devo andare di fretta: mi aspetta il seno della mamma e la prima quasi – poppata.
Il mio prossimo traguardo sono i 2 kg e mezzo di peso, altrimenti si rimane qui in ospedale.
Il secondo obiettivo sarà diventare quasi subito un bambino prodigio, per accontentare la mia mamma che ha già notato le mie mani molto lunghe e afferma con grande sicurezza che sarò un pianista o un suonatore d’arpa. Va detto che la musica mi è sempre piaciuta un sacco, ma non so se davvero sarò inseguito dalle Filarmoniche di tutto il mondo come prevede mammina….

Mio fratello che ha da poco compiuto diciott’anni mi propone traguardi molto più allettanti: già parla di aperitivi in centro, di ragazze da conoscere e da rimorchiare, di serate in posti assurdi chiamati disco – pub e di un sacco di divertimento.
Detta così la vita assume già un’altra prospettiva, ma a confondermi le idee ci pensa la zia Silvia, l’intellettuale di famiglia, che interviene senza esser stata interpellata e mi osserva affascinata:
“- Occhioni profondi, da pensatore….un filosofo o uno scrittore, al limite un giornalista.”

Le profezie sembrano piovere dal cielo, e meno male che una mano angelica mi salva dal delirio di onnipotenza della zia proponendomi un traguardo molto più vicino e raggiungibile: devo imparare a ciucciare. Semplicissimo direte voi…ma come tutti i traguardi da raggiungere, dipende sempre dal punto di vista da cui lo osservi…e visto dal basso questo seno è davvero una montagna da scalare…
Nel bel mezzo del cammino è apparso mio padre, che mi ha osservato in silenzio, poi ha sentenziato: “Mangia Albertino, che presto ti porto allo stadio a vedere il Genoa”.
E ovviamente non si è fermato lì, ma anche lui ha contribuito al toto – futuro, proponendomi come obiettivo immediato la scuola calcio dei pulcini rossoblu, seguita da un breve periodo di prestito ad una squadra di più grandi, e poi una brillante carriera da attaccante di punta dei Grifoni; un uomo squadra, una leggenda, un campione d’altri tempi, un fenomeno con un conto in banca altrettanto fenomenale.
Traguardo poppata raggiunto! Mentre mio papà si perdeva nelle sue utopistiche previsioni io mi sono lanciato verso la prima sfida, superata brillantemente; ma non ho sicuramente il tempo di festeggiare, perché già mi hanno messo in vetrina, sdraiato e costretto a riposare in un lettino molto caldo, circondato da vetri, e da facce che guardano e sorridono.
Penso di essere moderatamente bello, perché piaccio parecchio, e la mamma mi ha già aggiustato il ciuffo ribelle, prima di lasciarmi in balia delle infermiere.
Ora però vorrei dormire, invece tutti mi chiedono di sorridere, di fare smorfie, di girare la testa….
Mi pare di capire che stare in mezzo a loro non sarà facile, e che dovrò presto prendere le distanze, crearmi un mio mondo, tapparmi gli occhi, le orecchie e pensare a quello che davvero voglio fare, a ciò che voglio diventare, ai miei traguardi da inseguire, senza accettare limiti o compromessi.
Non sarà facile, ma sono già stanco, e come primo giorno mi sembra di aver dato abbastanza soddisfazioni. Domani sono atteso alla prova bagnetto, che sarà seguita dalla prova pannolino, ciuccetto, biberon, ruttino e via dicendo, fino all’esame di maturità e alla laurea in ingegneria tanto cara alla nonna paterna, passando per il derby della lanterna tanto caro  al babbo.

Prima di addormentarmi ripenso alle parole di una canzone che la mamma ascoltava negli ultimi mesi di gravidanza, che dicevano più o meno così:
Io….voglio una vita tranquilla, la la la, perché é da quando son nato che sono disperato….”
Sono d’accordo con te amico: niente male come traguardo da raggiungere.

Ora scusa ma la mamma mi vuole girare il ciuffo dall’altra parte per la foto ufficiale, prima dei saluti, e sarà meglio che io impari a farmi bello di fronte agli altri, penso che in futuro potrà essermi molto utile.

Un duro lavoro quello di vivere, ma meno male che oggi è il 27….


© LiberaMENTE MAGAZINE 21 settembre 2008