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Guerre Dimenticate
di Paolo Rosa

Alla maggior parte delle persone oggi quando si parla di guerra viene subito in mente l'Iraq e l'Afghanistan perché su questi due territori sono concentrati i riflettori dei media, ma purtroppo nel mondo non ci sono solo questi conflitti.
Negli ultimi cinquant'anni vi sono stati decine e decine di conflitti, ma quanti ne riusciamo a ricordare?
La morte, la distruzione e la miseria che queste guerre hanno portato ai più sono sconosciute solo per il fatto che nella maggior parte dei casi si è trattato di crisi regionali nelle quali le grandi potenze non sono state coinvolte direttamente (ma hanno indirettamente sostenuto le parti in conflitto).
Il continente più martoriato da queste crisi regionali è sicuramente l'Africa con i suoi attuali 53 stati, 52 dei quali indipendenti da meno di settant'anni, tutti a parte poche eccezioni impoveriti da guerre e dittature feroci. 
Attualmente in Africa si combatte in 9 stati (Algeria, Costa d'Avorio, Ciad, Nigeria, Sudan, Repubblica Centro - africana, Somalia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo) e queste 9 guerre hanno causato circa 4.740.000 vittime!
Alcuni di questi paesi fortunatamente sono vicini ad una pacificazione;  sono però tante le aree a rischio in Africa, perché questo è un continente ricchissimo di materie prime e le risorse della terra sono la principale (se non unica) causa delle guerre, anche se quasi nessuno dei contendenti lo ammetterà mai apertamente.

Molto più semplice incitare le masse a combattere in nome di Dio o cavalcando antiche rivalità tribali, argomenti che nel mondo occidentale possono far presa su sparute minoranze fanatiche, ma in un continente privato da sempre delle ricchezze e di una scolarizzazione di massa trovano notevole seguito. Sicuramente una delle cause della grande instabilità dell'Africa post-coloniale è stata proprio la mancanza di una classe dirigente (politica, economica e militare) all'altezza della situazione, con il risultato che dove non prevale la ragione può prevalere solo la forza.
La decolonizzazione per moltissimi paesi è stato un evento improvviso e traumatico: l'Europa abbandona le colonie in maniera più o meno volontaria e di colpo si creano dei vuoti di potere che sono ben facilmente preda di militari senza scrupoli, con l'appoggio (manifesto o no) del blocco occidentale o di quello sovietico. 
A buona parte del mondo ha sempre fatto comodo l'instabilità africana, che ha permesso alla grande industria di continuare a rifornirsi di materie prime a basso costo oltre ad arricchire i produttori di armi. 

Le nazioni in pace (a parte qualche deplorevole caso) spendono piccole percentuali variabili del proprio prodotto interno lordo per l'acquisto di armamenti, inoltre generalmente questa spesa è minore di quella fatta nei campi della sanità,dell'istruzione, dell'agricoltura ecc.
Una nazione in guerra spende tutto quello che ha in armamenti e i belligeranti africani, a dispetto delle misere condizioni delle popolazioni, hanno sempre avuto molti soldi da spendere grazie allo sfruttamento indiscriminato delle risorse. 
I rifornimenti di armi ai belligeranti africani provengono da quasi tutti i paesi industrializzati e da alcuni stati “non allineati” e analizzando le varie guerre si notano alcuni casi strani come forniture di armi ad una fazione da parte di paesi ufficialmente contrapposti sullo scacchiere mondiale oppure di  paesi che vendono armi ad entrambe le parti in lotta fra loro (per esempio gli Stati Uniti nella guerra Etiopia-Eritrea);  questo per il semplice fatto che l'industria bellica deve mantenersi e dopo la fine dei conflitti mondiali e della guerra fredda pure piccole crisi regionali sono una buona fonte di guadagno.

Analizzando le parti in conflitto in Africa si nota quasi sempre che non si trovano di fronte due schieramenti, ma le fazioni belligeranti possono essere molteplici, con il risultato che sebbene in alcune guerre si sia raggiunto un cessate il fuoco da parte dei gruppi maggiori, molto spesso si verificano improvvise battaglie da parte di piccoli gruppi che cercano di sfruttare il momento.
Casi come quelli descritti li possiamo vedere nella Repubblica Democratica del Congo ed in Somalia, nazioni entrambe dilaniate da guerre da più di 15 anni con un totale di 4 milioni di morti, dove a periodi di calma apparente seguono nuovi combattimenti da parte di gruppi anche nuovi formatisi durante il conflitto. 

Anche Ciad e Sudan vivono una situazione drammatica e confusa, con reciproche accuse da parte dei due governi ufficiali di fomentare la guerriglia nel paese rivale e una situazione che rischia di sfociare in un conflitto diretto fra gli eserciti regolari. 
Il Ciad, nazione posta al centro del deserto del Sahara e ricca di uranio, ha inoltre una tragica peculiarità: dal 1960 anno della sua indipendenza è sempre stato teatro di combattimenti in guerre civili e contro gli stati confinanti.....ormai sono passati 47 anni ma ancora oggi l'uranio genera guerra (le motivazioni ufficiali sono quasi sempre state la lotta di movimenti islamici contro governi cristiani filo-francesi). 
In Uganda si combatte da 20 anni ed in questo paese (purtroppo non è l'unico) ci sono tantissimi soldati-bambini rapiti dalle loro case e mandati a combattere una guerra di cui non si capisce proprio la causa;  infatti i ribelli (fondamentalisti cristiani) del nord affermano di combattere per i diritti della popolazione Acholi, ma quest'ultimi sono proprio il principale bersaglio dei loro massacri! 
In Burundi la guerra tra hutu e tutsi non è ancora terminata visto che alcune fazioni combattono ancora nonostante il cessate il fuoco, così come in Algeria alcuni gruppi (legati ad Al Queda) continuano le ostilità contro il governo centrale, sebbene la guerra civile algerina sia ufficialmente terminata da molti anni. 
Nella Costa d’Avorio prosegue una sanguinosa guerra civile che ha pure coinvolto direttamente le forze di interposizione francesi (l’aviazione militare ivoriana è stata completamente distrutta come rappresaglia all’uccisione di otto soldati francesi).
Per finire vorrei ricordare la guerra nel Sahara occidentale, che non è mai stato una nazione indipendente, ma un frutto della decolonizzazione spagnola e dal 1976 è stato invaso da Marocco e Mauritania che ne rivendicavano la sovranità (e lo sfruttamento dei giacimenti di fosfati).
Successivamente la Mauritania si è ritirata ma il Marocco prosegue da allora una guerra contro il Fronte Polisario che rivendica l’indipendenza di questa terra.
Questa guerra ufficialmente è conclusa, esiste un progetto ONU per un referendum per l’autodeterminazione, ma ufficiosamente proseguono le schermaglie tra guerriglieri e Marocco, il quale per proteggere il proprio territorio ha eretto un muro lungo il deserto e minato la zona. 

Un muro in mezzo al deserto…..un elogio alla stupidità di una guerra dimenticata.


© LiberaMENTE MAGAZINE 30 Giugno 2007