Alla maggior parte delle
persone oggi quando si parla di guerra viene subito in mente l'Iraq
e l'Afghanistan perché su questi due territori sono concentrati i riflettori
dei media, ma purtroppo nel mondo non ci sono
solo questi conflitti.
Negli ultimi cinquant'anni vi sono stati decine e decine di conflitti,
ma quanti ne riusciamo a ricordare?
La morte, la distruzione e la miseria che queste guerre hanno portato
ai più sono sconosciute solo per il fatto che nella maggior parte dei
casi si è trattato di crisi regionali nelle quali le grandi potenze
non sono state coinvolte direttamente (ma hanno
indirettamente sostenuto le parti in conflitto).
Il continente più martoriato da queste crisi regionali è sicuramente
l'Africa con i suoi attuali 53 stati, 52 dei quali indipendenti da meno
di settant'anni, tutti a parte poche eccezioni impoveriti
da guerre e dittature feroci.
Attualmente in Africa si combatte in 9 stati (Algeria, Costa d'Avorio,
Ciad, Nigeria, Sudan, Repubblica Centro - africana, Somalia, Uganda,
Repubblica Democratica del Congo) e queste
9 guerre hanno causato circa 4.740.000 vittime!
Alcuni di questi paesi
fortunatamente sono vicini ad una pacificazione; sono però tante le aree a rischio in
Africa, perché questo è un continente ricchissimo di materie prime e
le risorse della terra sono la principale (se non unica) causa delle
guerre, anche se quasi nessuno dei contendenti lo ammetterà mai apertamente.
Molto più semplice incitare
le masse a combattere in nome di Dio o cavalcando antiche rivalità tribali,
argomenti che nel mondo occidentale possono far presa su sparute minoranze
fanatiche, ma in un continente privato da sempre delle ricchezze e di
una scolarizzazione di massa trovano notevole seguito. Sicuramente una
delle cause della grande instabilità dell'Africa post-coloniale è stata
proprio la mancanza di una classe dirigente (politica, economica e militare)
all'altezza della situazione, con il risultato
che dove non prevale la ragione può prevalere solo la forza.
La decolonizzazione per moltissimi paesi è stato un evento improvviso
e traumatico: l'Europa abbandona le colonie in maniera più o meno volontaria
e di colpo si creano dei vuoti di potere che sono ben facilmente preda
di militari senza scrupoli, con l'appoggio (manifesto o no) del blocco
occidentale o di quello sovietico.
A buona parte del
mondo ha sempre fatto comodo l'instabilità africana, che ha permesso
alla grande industria di continuare a rifornirsi di materie prime a
basso costo oltre ad arricchire i produttori di armi.
Le nazioni in pace (a parte
qualche deplorevole caso) spendono piccole percentuali variabili del
proprio prodotto interno lordo per l'acquisto di armamenti, inoltre
generalmente questa spesa è minore di quella fatta nei campi della sanità,dell'istruzione,
dell'agricoltura ecc.
Una nazione in guerra spende tutto quello che ha in armamenti e i belligeranti
africani, a dispetto delle misere condizioni delle popolazioni, hanno
sempre avuto molti soldi da spendere grazie allo sfruttamento indiscriminato
delle risorse.
I rifornimenti di armi ai belligeranti
africani provengono da quasi tutti i paesi industrializzati e da alcuni
stati “non allineati” e analizzando le varie guerre si notano alcuni
casi strani come forniture di armi ad una fazione da parte di paesi
ufficialmente contrapposti sullo scacchiere mondiale oppure di paesi che vendono armi ad entrambe le
parti in lotta fra loro (per esempio gli Stati Uniti nella guerra Etiopia-Eritrea);
questo per il semplice fatto che l'industria bellica deve mantenersi
e dopo la fine dei conflitti mondiali e della guerra fredda pure piccole
crisi regionali sono una buona fonte di guadagno.
Analizzando le parti in
conflitto in Africa si nota quasi sempre che non si trovano di fronte
due schieramenti, ma le fazioni belligeranti possono essere molteplici,
con il risultato che sebbene in alcune guerre si sia raggiunto un cessate il
fuoco da parte dei gruppi maggiori, molto spesso si verificano improvvise
battaglie da parte di piccoli gruppi che cercano di sfruttare il momento.
Casi come quelli descritti li possiamo vedere nella Repubblica Democratica
del Congo ed in Somalia, nazioni entrambe dilaniate
da guerre da più di 15 anni con un totale di 4 milioni di morti, dove
a periodi di calma apparente seguono nuovi combattimenti da parte di
gruppi anche nuovi formatisi durante il conflitto.
Anche Ciad e Sudan vivono
una situazione drammatica e confusa, con reciproche accuse da parte
dei due governi ufficiali di fomentare la guerriglia nel paese rivale
e una situazione che rischia di sfociare in un conflitto diretto fra
gli eserciti regolari.
Il Ciad, nazione posta al centro del deserto del Sahara e ricca di uranio,
ha inoltre una tragica peculiarità: dal 1960 anno della sua indipendenza
è sempre stato teatro di combattimenti in guerre civili e contro gli
stati confinanti.....ormai sono passati 47
anni ma ancora oggi l'uranio genera guerra (le motivazioni ufficiali
sono quasi sempre state la lotta di movimenti islamici contro governi
cristiani filo-francesi).
In Uganda si combatte da 20 anni ed in questo paese (purtroppo non è
l'unico) ci sono tantissimi soldati-bambini rapiti dalle loro case e
mandati a combattere una guerra di cui non si capisce proprio la causa;
infatti i ribelli (fondamentalisti cristiani) del nord
affermano di combattere per i diritti della popolazione Acholi, ma quest'ultimi
sono proprio il principale bersaglio dei loro massacri!
In Burundi la guerra tra hutu e tutsi non è ancora terminata visto che
alcune fazioni combattono ancora nonostante il cessate il fuoco, così
come in Algeria alcuni gruppi (legati ad Al Queda) continuano le ostilità contro il governo centrale,
sebbene la guerra civile algerina sia ufficialmente terminata da molti
anni.
Nella Costa d’Avorio prosegue una sanguinosa guerra civile che ha pure
coinvolto direttamente le forze di interposizione francesi (l’aviazione
militare ivoriana è stata completamente distrutta come rappresaglia
all’uccisione di otto soldati francesi).
Per finire vorrei ricordare la guerra nel Sahara occidentale, che non
è mai stato una nazione indipendente, ma un frutto della decolonizzazione
spagnola e dal 1976 è stato invaso da Marocco e Mauritania che ne rivendicavano
la sovranità (e lo sfruttamento dei giacimenti di fosfati).
Successivamente la Mauritania si è ritirata ma
il Marocco prosegue da allora una guerra contro il Fronte Polisario
che rivendica l’indipendenza di questa terra.
Questa guerra ufficialmente
è conclusa, esiste un progetto ONU per un referendum per l’autodeterminazione,
ma ufficiosamente proseguono le schermaglie tra guerriglieri e Marocco,
il quale per proteggere il proprio territorio ha eretto un muro lungo
il deserto e minato la zona.
Un muro in mezzo al deserto…..un elogio alla stupidità di una guerra dimenticata.