Haiti e gli Scrittori |
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| di Claudia
Dani |
| Molti scrittori haitiani si trovavano sull’isola in quei terribili momenti perché da li a poco si sarebbe aperto il “Festival letterario Etonnant Voyageurs”. Subito dopo la tragedia, a qualcuno è stato domandato, per altri è stato un gesto spontaneo, di commentare e raccontare Haiti. Edwidge Danticat, una delle voci più famose della
letteratura haitiana contemporanea, rispondendo ad alcune domande lascia il suo
pensiero: “Quello che posso fare è urlare al mondo quello che i miei cari stanno
raccontando dall’isola”. A proposito del fatto che qualcuno abbia parlato di Haiti
come isola maledetta, risponde: “ è un non-sense strumentalizzato perché in realtà
Haiti è una nazione nera che ha sfidato il mondo per affermare il proprio diritto
ad esistere”. La letteratura haitiana ha diverse facce, nota per il suo humor
e i loydians (racconti umoristici tipicamente haitiani dalla tradizione
orale) e anche per aver affrontato la questione nera e quella della créolité (mescolanza di francese e lingua locale). Edwidge
sottolinea come queste caratteristiche letterarie siano intimamente
legate al dono che gli haitiani hanno di raccontare storie, è un modo di vivere
che spesso ha aiutato nei momenti difficili. La letteratura secondo Anche Jean- René Lemoine, attore e drammaturgo haitiano, porta la sua testimonianza. “Non si racconta un paese, per quanto straziato, concentrandosi su di una ferita. Le
catastrofi spesso hanno un impatto spettacolare sulle persone, sappiamo anche
che lo spettacolo passa subito di moda. Ma se non cambiamo atteggiamento tutte
queste immagini trasmesse a ripetizione non saranno servite a nulla. Bisogna pensare
alla ricostruzione. Haiti è lucida, bisogna consultarsi con gli haitiani per progettare
la ricostruzione. “ Lyonel Trouillot, scrittore nato a Port-au-Prince, afferma che la posta in gioco, per le vittime,
si concretizza in sopravvivenza e dignità. Mentre per molti si tratterà di profitto.
Il terremoto non deve distruggere lo stato o servire da pretesto per approfittare
delle sue debolezze. Aggiunge “Dalle radio di Haiti trasmettono
discorsi sulla sovranità, sulla scelta del destino collettivo, sulla promessa
di un futuro alla base del vivere insieme. Finché ci
sarà un paese, una storia vissuta e una storia da fare, Haiti non sarà distrutta”. C’è
anche chi racconta i momenti del sisma, come lo scrittore Louis-Philippe Dalembert (scrittore haitiano ad Haiti per partecipare
al festival letterario). Narra, dal suo punto di vista, la cronaca poco prima
e durante il terremoto e di come si sia salvato. Racconta le grida, le vie di
comunicazione interrotte, l’organizzazione per la notte che li aspetta. Afferma
“spesso ad Haiti, nei momenti difficili, il popolo reagisce per primo”. “La
cultura ci salverà. La cultura è la struttura del paese”.
Sono le parole dello scrittore Dany Laferriere, haitiano con passaporto canadese. Aggiunge che i media farebbero meglio a parlare
dell’incredibile energia degli haitiani
che con coraggio e dignità si aiutano a vicenda. Giornalista haitiano, direttore del giornale The Root, Joel Dreyfuss ogni giorno scrive pezzi per tentare di spiegare che Haiti non è soltanto il disastro senza volto che i quotidiani raccontano ma anche un mondo carico di storia. Afferma “gli haitiani non staranno a guardare, perché nello spirito del popolo haitiano c’è il desiderio di fare, di costruire. È lo stesso spirito che ci ha portati a liberarci dei francesi, una scelta di orgoglio che abbiamo pagato a caro prezzo. Ma ogni haitiano ne è intimamente fiero”. Fonti Internazionale Panorama.it Il Foglio.it Tomdispatch.com
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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 febbraio 2009 |