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Il Caso The L Word
di Antonio Casillo

La prima puntata che vidi di L Word non era la prima puntata, ma l’ultima della 2 serie, la vidi su La 7.

Una puntata importante, almeno per me, perché con mia grande sorpresa venivano finalmente affrontati in un audiovisivo di fiction questioni di cui da tanto non sentivo più parlare. L’omosessualità femminile, certo, ma ancor più interessante proprio perché completamente assente in ogni altro telefilm o film di oggi, era il riecheggiare di una parola troppo presto dimenticata: Femminismo.
Dai tempi dell’università sono stato sempre interessato a quella che possiamo definire una sorta di storia parallela e poco conosciuta: “La Storia delle Donne”, e naturalmente la storia del femminismo. Tempo fa nel forum proposi un sondaggio; ha senso oggi essere ancora femministe? Naturalmente credo che abbia senso, ma le risposte di molte giovanissime fu, con mia grande sorpresa, negativa. Come può aver senso, era la sintesi delle risposte, essere femministe oggi, quando ormai l’uguaglianza fra i sessi è stata raggiunta? Mera illusione, non era all’uguaglianza che il femminismo ambiva, ma alla libertà. Che senso ha essere uguali senza libertà? Per citare Toqueville “l’uguaglianza senza libertà e soltanto un’uguaglianza di schiavi”

Che cosa c’entra Toqueville con L Word, scommetto che ve lo state chiedendo. Per prima cosa il senso genuino e profondo di libertà, si respira questa sensazione in tutto il telefilm, ogni barriera cade e lascia trasparire un’autenticità che mette in ridicolo ogni pregiudizio, ogni miopia.

Ma la questione centrale della puntata dalla quale sono partito è un breve ma acuto dialogo che le protagoniste del film fanno con Gloria Steinem,  l'icona del femminismo americano.

Una vera femminista dev’essere per forza lesbica? Subito mi tornò alla mente Phyllis Chesler e la dedica che fece nell’introduzione al suo saggio dal titolo “Lesbiche”

Lo riporto qui perché credo sia la chiave di molte considerazioni che mi piacerebbe sviluppare:

“Dopo la scuola, Ann veniva a casa mia e inventava magiche storie su quello che qualche ragazzo le aveva fatto la sera precedente. Le facevo molte domande e allora Ann mi mostrava, bacio dopo bacio, carezza dopo carezza, quel che era realmente accaduto: Naturalmente entrambe ci dedicammo poi ai ragazzi e dovemmo abbandonare i nostri giochi infantili.

Due anni fa incontrai Ann, cassiera in una banca. Era palesemente incinta e rapidamente mi raccontò tutto di suo marito, del lavoro di suo marito, dell’anticipo di pagamento della casa fatto da suo marito, dei programmi di vacanza di suo marito. - Hei Ann, - avrei voluto dirle – ti ricordi i nostri baci? – Ma non lo feci. Restai in silenzio.

Dedico questo capitolo a che si infranga questo silenzio fra donne”

Phyllis Chesler

Ed è proprio di un’aspirante Ann che L Word ci racconta in una delle sue storie. Jenny arriva a Los Angeles, la città del suo futuro marito, guida l’automobile del suo futuro marito, va ad abitare in una casa comprata dal suo futuro marito, scrive i suoi romanzi in uno studio arredato e sistemato dal suo futuro marito. Una bambina sperduta e la sua storia verso la conoscenza di se stessa, verso la libertà, in L Word il silenzio fra donne è stato finalmente infranto.

E ancora diceva Simone de Beauvoir :

“Ciò che dà alle donne chiuse nell'omosessualità un carattere virile non è la loro vita erotica, ma l'insieme delle responsabilità che sono costrette ad assumere in quanto fanno a meno degli uomini"

Per rispondere alla questione aperta dal telefilm secondo me non è necessario essere donne omosessuali per essere femministe, la stessa de Beauvoir era femminista e non gay, ma è necessario essere veramente libere, libere da schemi imposti per secoli da una società dominata ancora dal patriarcato e dal maschilismo. E chi più delle giovani donne che vediamo in L Word, sono riuscite a conquistare questa libertà? L Word ci mostra ragazze finalmente libere, o comunque alla ricerca della loro libertà. Questa libertà è raggiunta proprio tramite l’amore per un’altra donna, per un’altra se stessa, per un mondo in cui finalmente ad essere liberi sono i sentimenti. Eccolo il vero femminismo, quello attuale ancora oggi, quello che se ne frega di una grigia uguaglianza di schiavi e va oltre. In questo senso allora è vero, proprio perché riuscite ad essere libere di vivere la loro omosessualità, le ragazze di L Word sono anche delle femministe. Loro si ribellano ai pregiudizi dei loro “padri”, e lo fanno ognuna in modo diverso, ognuna non perdendo la propria unica personalità: Shane, Bette, Tina…vi sembrano “uguali”? Eppure nelle loro diversità caratteriali hanno trovato se stesse, sono veramente in grado di esprimere la loro personalità di individui e di donne. Mai più anonime Ann che vi parlano di se stesse tramite la proiezione di un loro marito o fidanzato, mai più “ragazze zainetto”, ma donne finalmente orgogliose di esserlo.

Per Jenny il discorso è diverso, Jenny entra in scena a ci appare subito vestire panni troppo inadeguati (e non mi riferisco soltanto alla camicia a quadretti bianchi e rossi tipo tovaglia di ristorante italiano), una Ann che comincia a capire di non voler diventare una Ann. Tramite le sue paure, i suoi ripensamenti, le sue marce indietro e i suoi passi in avanti ci mostra un conflitto tutto interiore, una lotta intima e personale, la sua lotta per conquistare la libertà di essere veramente se stessa.
Sempre la Chesler ci racconta in poche righe questo conflitto:

“Le lesbiche, soprattutto le lesbiche femministe, che stanno cercando di superare l’autodisprezzo, la timidezza sessuale, la regola del ruolo modellato sull’eterosessualità, si rendono conto che a questo punto della storia solo le donne possono essere ostetrica, madre, sorella, figlia e amante per la donna come essere umano”.

Ha senso quindi ancora oggi essere femministe? Basta guardare ai programmi televisivi per rispondere senza dubbio di si. Le donne oggi sono “costrette” a svestirsi in ogni quiz, in ogni trasmissione, costrette non con la violenza certo, ma con un ricatto ancora più subdolo perché travestito da libera scelta: quello del successo di popolarità ed economico. Abbiamo due estremi opposti: donne costrette a svestirsi e donne costrette a portare il velo in testa. Non c’è nulla di male nel nudo, così come non c’è nulla di male nello scegliere di seguire una religione che prescrive di portale un velo per coprirsi il capo e parte del viso, quello che non torna è “costrette”. Ma come fa la nostra società ad essere tanto ottusa da non capirlo? Sono i telequiz con pseudo ballerine che ammiccano a precostituiti desideri maschili a dover essere trasmessi (se è proprio necessario trasmetterli) in seconda serata con il bollino rosso, e non film come L Word. Si perché ad una ragazzina di 16, 17 anni fa male vedere l’immagine femminile tanto umiliata e sfruttata da una logica commerciale e stereotipata, danzatrici dai sette veli che ballano davanti al sultano usando una seduzione artificiale e vuota di ogni contenuto. La seduzione, il nudo femminile, vengono invece mostrati in L Word in modo autentico, poetico mi viene da dire, si perché la vera poesia nasce dall’autenticità e dalla consapevolezza anche del proprio corpo.

Ognuno in questo mondo dovrebbe essere libero di far emergere la propria vocazione ed il proprio io: casalinga in una famiglia “tradizionale”, donna Manager, single o accoppiata, eterosessuale, omosessuale o bisessuale, femminista o no, la cosa da non dimenticare mai è l’irrinunciabile dovere morale che abbiamo con noi stessi, l’unico dovere morale al quale nessuno dovrebbe sottrarsi: quello di essere unici, liberi…felici.

Finalmente il silenzio tra donne è stato infranto, Ann è libera.

 

 


© LiberaMENTE MAGAZINE 02 Giugno 2007