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Il Partito "Macchina"
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di Antonio Casillo
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Anche se l’idea di “partito” sorge in Inghilterra, la sua realtà moderna nasce indubbiamente negli Stati Uniti. Questo fu dovuto principalmente a tre importanti fattori peculiari del sistema politico americano: 1) il suffragio popolare; 2) il principio secondo il quale l’elezione è il sistema normale che prepone alle funzioni pubbliche; 3) la brevità dei mandati. Già all’inizio del secolo appena trascorso le necessità elettorali divennero così complesse che la società politica dovette richiedere o accettare le prestazioni di veri e propri “imprenditori elettorali”. La scelta dei candidati da presentare alle elezioni creava una necessità nuova, una domanda alla quale bisognava trovare una risposta: l’organizzazione politica nasce negli States per soddisfare questa nuova necessità. Il processo che è stato alla base della nascita dell’organizzazione dei partiti in America si può sintetizzare in tre fasi a cui corrispondono altrettante organizzazioni diverse: 1) Il Caucus; 2) Le Convenzioni; 3) Le Primarie. Il termine “Caucus” risale al 1763 con il “Caucus Club di Boston”. I membri appartenenti a questo Club tenevano riunioni ufficiose per proporre agli elettori i candidati alle più alte cariche dello stato. Dopo il 1796 questo sistema di generalizzò anche se non prese ancora la forma di un’organizzazione extra-costituzionale permanente. Le lotte elettorali infatti non interessavano tanto i partiti con i loro principi o programmi, ma fazioni mosse da rivalità locali o personali. Ma ben presto ci si trovò davanti ad una grande difficoltà sintetizzata in questa frase dal politologo russo di fine ottocento Ostrogorski: “come potranno le folle degli uomini, giovani e vecchi, colti e incolti, ricchi e proletari, proclamati tutti in blocco arbitri dei propri destini politici, riuniti alla rinfusa, adempiere alla loro nuova funzione di sovrani?”. In altri termini ci si rende conto dell’impossibilità che un accordo tra un numero molto elevato di individui si realizzi spontaneamente. Questo accordo dunque dev’essere ricercato e stabilito in precedenza per arrivare a realizzare quello che Avril chiamerà “l’aggregazione delle scelte individuali”. Questa difficoltà non era emersa in Inghilterra dove esisteva una radicata rete di clientele legata all’ “establishment” e dove il ristretto numero di votanti era facilmente manipolabile e controllabile almeno per tutto il XVIII secolo. E negli Stati Uniti? Abbiamo visto che all’inizio non si sentiva ancora la necessità di una struttura rigidamente organizzata dato l’esiguo numero di elettori e la presenza di una classe dirigente. La rappresentanza, in questa prima fase, assicura la selezione dei “migliori cittadini” dato che la società era ancora dominata da una gerarchia sociale che le permetteva di far orientare la comunità dai “leader naturali” dell’opinione pubblica che si riunivano in “town meeting” per sviluppare il necessario consenso. Ma tra il 1810 e il I “Caucus” e la loro trasformazione in “macchine” di partito sempre più complesse, nascono proprio da queste esigenze, si trasformano mano a mano che si trasforma la società americana e tramite l’importanza che rivestono in tale società, contribuiscono a trasformarla. Con le elezioni presidenziali del 1800 i membri del partito federalista al Congresso si impossessarono di una competenza che era estranea persino al Congresso stesso: la designazione dei candidati alla presidenza e alla vicepresidenza dell’Unione. All’inizio le operazioni extracostituzionali del “Caucus” erano circondate da segreto, ma alle elezioni del 1804, il “Caucus” congressuale apparve in forma non più segreta ed i membri repubblicani al Congresso si riunivano pubblicamente per decidere le candidature con tutte le formalità delle assemblee deliberanti, come se dovessero agire in virtù di un vero e proprio mandato. Il “Caucus” federalista scomparve dopo la vittoria di Jefferson (1801), ormai si riuniva soltanto il “Caucus” repubblicano, entrando in scena ogni quattro anni, quando si avvicinavano le elezioni presidenziali. Il “Caucus” si inseriva, quindi, in una posizione particolare che lo vedeva collocato al di fuori delle normali istituzioni rappresentative, ma con un ruolo extracostituzionale di primaria importanza. Anche se da più parti questo veniva contestato, le decisioni prese al suo interno erano accettate. Il ruolo degli elettori nella scelta del presidente e del vicepresidente dell’Unione non era più un ruolo attivo, essi non effettuavano una vera e propria scelta ma si limitavano a prendere atto e a ratificare le scelte prese dai capi del “Caucus” congressuale. Ma questo sistema entrò in crisi nel 1824, quando il Caucus congressuale non riuscì a designare un candidato incontestabile. Fu il Congresso allora a dover procedere all’elezione del Presidente. Vinse le elezioni J. Q. Adams, battendo A. Jackson (entrambi repubblicani-democratici) . Quest’ultimo però si mosse mobilitando il sostegno popolare che riscontava al di fuori del Congresso e ciò gli consentì di vincere le elezioni del 1928, le prime elezioni a svolgersi praticamente a suffragio universale. Ormai il sistema del “Caucus” era contestato non soltanto a livello federale ma un po’ ovunque veniva osteggiata la sua intromissione nel normale funzionamento istituzionale del paese. Il 1824, con la scomparsa del “Caucus” congressuale, segnò l’inizio di una nuova era nella vita politica americana. I vecchi partiti erano sciolti, i nuovi ancora da formare, il regime extracostituzionale del Caucus condannato. Contro Adams si scatenò, ad opera dei suoi avversari politici, una vera e propria guerra di opposizione che non rifiutava di allearsi con chiunque pur di vincere. L’artefice di questa coalizione “prenditutto” fu il senatore di New York Martin Van Buren. Quest’ultimo, individuando in Jackson l’uomo del futuro, si impegnò per formare, in suo favore, un partito che potesse appoggiarlo alle successive elezioni per la carica presidenziale. Mise insieme fazioni e gruppi che non avevano nulla in comune se non la vittoria finale: nasce il partito Democratico, il primo grande partito macchina che troviamo sulla scena americana. Van Buren istituì in tutta l’Unione dei comitati per procacciare aderenti a Jackson e per plasmare il corpo elettorale.: nascono i veri e propri politici di professione e si instaura la pratica della distribuzione delle ricompense dopo la vittoria, sotto forma di cariche pubbliche. Per legittimare le numerose sostituzioni alle maggiori cariche pubbliche si radicò il principio della “rotazione” nell’ambito dell’amministrazione. I quadri di questo nuovo esercito furono forniti
dalle “Convenzioni”. A partire dal 1824 una “convention” di elettori si
riunì nello stato di New York per scegliere il candidato alla carica di
governatore verso la fine della presidenza di Jackson questo sistema si
generalizzò al resto dell’Unione (1831-1832). I partito “macchina” e i “bosses” che tenevano sotto controllo i voti regnando incontrastati sulle città, apparvero in maniera massiccia dopo la guerra civile. La liberazione dalla schiavitù di masse consistenti di persone fa si che quest’ultime deventino una facile preda per gli esperti procacciatori di voti che vedono aumentare la loro, ormai inesauribile “riserva di caccia”. Ma la critica democratica che aveva investito e messo in crisi il sistema del “Caucus” non risparmia neppure le “Convention” che non erano riuscite a restituire all’individuo il suo diritto di sovrano indipendente ed autonomo. Per neutralizzare l’influenza dei “bosses” locali, a fine secolo si sviluppò un grande movimento di protesta che rivendicava, una volta per tutte, la designazione diretta dei candidati da parte degli stessi elettori. Nel 1903 lo stato del Wisconsin adottò per la prima volta il sistema delle “Primarie”. Ma in questo modo si è giunti davvero ad una designazione dei candidati veramente democratica e popolare? Ostrogorski rimane molto critico su questo punto e continua a vedere nei politici di professione abili manipolatori delle masse, rastrellatori di voti pronti ad assecondare qualsiasi causa che possa dar loro un grande numero di elettori. Nel 1860 Lincoln vinse le elezioni e si candidò con la nuova pratica del “maggior numero di voci, vale a dire gli strilli più forti”. Il carattere emozionale della politica americana è comunque non tanto il carattere dell’organizzazione politica nella sua astrattezza, ma risiede nell’indole nazionale che non ha mai tradito la sua discendenza da un mondo di pionieri. Organizzazione segreta, entusiasmo di massa, mania per i simboli esteriori, danno un risalto particolarmente evidente all’elemento in gioco, elemento esistente, ma maggiormente celato, nel vecchio continente. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 02 Giugno 2007 |