torna all'indice
Il Bambino che sognava la Fine del Mondo
di Silvia Carena

Titolo: Il bambino che sognava la fine del mondo
Autore: Antonio Scurati
Edizioni:  Bompiani, 2009
Prezzo: Euro 18,00

Ci piace tanto trasformarci in indomiti “voyeurs”, soprattutto d'estate.

Del rsto, non c'è tintarella senza giallo estivo, e non esiste ombrellone al di sotto del quale non prendano forma indagini ed ipotesi sulla presunta colpevolezza di omicidi, uxoricidi, amanti assassini, violentatori e mostri mascherati, nascosti sotto le mentite spoglie di uno dei tanti Mr. Hyde in circolazione.
Ed è di questo voyeurismo di maniera che Antonio Scurati (secondo classificato con questo romanzo al Premio Strega di quest'anno) ci parla senza formulare accuse, ma limitandosi ad osservare questa nuova epidemia, questo contagio da cui nessuno è escluso.
Tutti parlano, tutti vogliono vedere, tutti vogliono osservare il Male da vicino, vogliono sondarne le profondità, vogliono (inspiegabilmente) avere paura.
Al centro di questa storia dove finzione, immaginazione e realtà si intrecciano al punto di non potersi più distinguere, si delinea un caso sospetto di pedofilia all'interno di una scuola materna del Nord Italia. I germi del Male proliferano, e dalla scuola. il sospetto dilaga prima in città, poi nei dintorni, sino a divenire pandemia, e a colpire l'intero Paese, esterrefatto e curioso, impaurito ed ansioso di conoscere la Verità.
In un angolo al riparo, ai lati della storia, stanno i sogni di un bambino, che ogni notte si sveglia in preda agli incubi, dopo aver assistito alla fine del mondo, ed aver visto il Male in azione.

Sulle tracce dello stesso Male si mette anche uno stanco professore universitario, che proverà a rallentare il ritmo del contagio, a parlare con la gente e ad allontanarne la paura, senza riuscire tuttavia a scalfire le armi del Terrore.
Ci si metteranno poi i soliti mass media ad aiutare il Male nella sua capillare diffusione, contribuendo a generare una vera e propria psicosi collettiva, in cui nessuno potrà più fidarsi di nessuno:
“Non si avevano più vicini di casa cui chiedere in prestito un chilo di pasta, un pizzico di sale. All'ombra di ogni pianerottolo si nascondeva un potenziale pedofilo.”

La psicosi fa delirare, e mentre la gente comune non riesce più a ragionare, i media gongolano, tessono fitte trame d'odio e di paura, senza considerare colpe né colpevoli, vittime o carnefici:
“...era pressoché indifferente che le fantomatiche prove smascherassero una cospirazione ordita da un'ipotetica rete di pedofili, oppure una montatura ai danni d'innocenti accusati ingiustamente.
Che il complotto fosse opera degli accusati o degli accusatori non faceva grande differenza, a patto che un complotto ci fosse.”

Per chi vuole rimanere immune dal contagio la vita è dura, e tra le righe del romanzo l'autore esprime tutta la sua delusione, per una società che non sa rispettare il dolore, ma riesce benissimo a creare nuovo dolore, senza riflettere sulle conseguenze, sui possibili effetti delle sue azioni.
Un romanzo accurato, a tratti dirompente, che cerca di dipingerci il volto oscuro della realtà in cui viviamo, partendo dai sogni di un bambino, per arrivare a comprendere gli incubi dell'uomo, le paure del quotidiano, i fantasmi che riaffiorano dietro ogni vicenda di cronaca nera.

Una voce d'accusa, un'eco dispersa che vaga alla ricerca di un'innocenza perduta, quella del bambino che già ha conosciuto il mondo e la sua fine.


© LiberaMENTE MAGAZINE 6 settembre 2009