| Il Ritorno del Maestro di Danza |
![]() |
| di
Nicola Pegazzano |
| Attenzione: Nella seguente recensione viene svelata buona parte della trama del libro e del finale -
Henning
Mankell, “Il ritorno del maestro di ballo”, Marsilio, 2007 Per
chi come me ama il paesaggio, la natura e soprattutto
la cultura nordica, di sicuro non può lasciarsi sfuggire la lettura di quest’ulteriore
prova dello scrittore svedese Henning Mankell, già autore di nove romanzi gialli
con protagonista il commissario Kurt Wallander, di Ystad, ultima (o prima) città
del sud della Svezia. E
una domanda, con risposta dell’autore: può un assassinio avvenuto 54 anni prima,
alla fine del secondo conflitto mondiale, in una Berlino distrutta e alla fame,
innescare un atroce delitto nella Svezia odierna, quella del 1999? Stando a quanto
l’autore ci dice, sì, è possibile. Via
via che il romanzo scorre, ci troviamo sempre più coinvolti nel sapere che l’ex
collega era stato in gioventù un nazista convinto, e lo era rimasto fino alla
morte. Ancora: tutte le persone che gli erano amiche, una signora sui 70, un vecchio
pittore ottantenne, appartenevamo tutti alla stessa sétta segreta, di matrice
nazista. L’autore dice: “si fa fatica a credere che esista
ancora una società così”. Qua
non sveliamo certo il finale, che sta a chi legge il romanzo scoprire. Diremo
invece che a volte il passato può riemergere dal nulla, per arrecare nuovo dolore.
E’ il caso dell’ex poliziotto, che morirà dopo essere stato torturato con uno
strumento portato apposta dall’Argentina, che aveva fatto
uccidere il padre dell’assassino alla fine della guerra. Il padre di questa persona,
partita da Buenos Aires con la convinzione di uccidere, era stato maestro di tango
e aveva dato lezioni proprio al giovane nazista svedese. Il destino che si incrocia.
|
|
© LiberaMENTE MAGAZINE 14 Luglio2007 |