| In un Paese di Madri |
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| di
Elena Refraschini |
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“In un paese di madri”,
pubblicato dalla Feltrinelli nel giugno 2009 nella collana “I narratori”, è l’ultimo
romanzo uscito in Italia della controversa e amata scrittrice statunitense A.
M. Homes (anche se uscì negli Stati Uniti nel lontano 1993). Al centro della narrazione
c’è, questa volta, l’essere madre: intesa in tutte le sue sfaccettature, la maternità
si declina nei temi dell’adozione, dell’aborto, e molto più semplicemente, anche
nel rapporto tra madre e figlia. La vicenda ruota attorno
a due personaggi femminili: una è Jody Goodman, giovane ragazza con la passione
per il cinema, l’altra è Claire Roth, affermata psicologa quarantenne. Claire,
dietro una vita borghese fatta di un bell’appartamento in centro a New York, un
marito che la ama e due figli piccoli, nasconde un terribile segreto: l’essere
rimasta ingenuamente incinta all’età di vent’anni, aver partorito, ed essere stata
costretta dai benpensanti genitori a dare “il bastardo” in adozione. Claire, invece,
è una ventenne dalle straordinarie capacità (viene infatti accettata alla scuola di cinema dell’Università di
Los Angeles, superselettiva) che, tuttavia, nutre molti dubbi in merito alle proprie
capacità e molte paure riguardo al cambiamento di vita che comporta il trasferimento
dall’altra parte del Paese, lontana dai genitori. Proprio per questi motivi decide
di iniziare una terapia con Claire, nonostante la precedente terapeuta l’avesse
considerata ormai “solida”abbastanza da poter camminare nella vita con le proprie
gambe: Jody aveva infatti avuto molti problemi durante
l’infanzia, riconducibili all’esperienza di essere stata adottata. Qui si incontrano i due
personaggi, nello studio della psicologa Claire: le sedute si rivelano piacevoli,
Jody avverte un forte legame con la donna che sembra capirla in tutto e per tutto.
Ma non passa molto tempo, e Claire comincia a sospettare: con
domande che avrebbero potuto tradire il suo vero intento, scopre che le date,
i luoghi e le persone che circondano l’adozione di Jody coincidono con le proprie:
che sia proprio quella ragazza, la neonata che Claire è stata costretta a dare
in adozione, tra l’altro, attraverso il mercato nero? La terapia diventa così,
per Claire, l’occasione per dimostrarsi la madre che non è potuta essere per Jody:
ma il suo affetto oltrepassa la linea tracciata dalla dovuta professionalità,
e, come in un incontro di scherma, vediamo svolgersi il serrato scontro delle
due complesse personalità femminili. Duello che si intensificherà fino ad un atteso
climax finale, di cui naturalmente non sveleremo nulla al lettore. La maternità è uno degli
argomenti preferiti dalla scrittrice, la quale aveva pubblicato nel 2007 il romanzo
autobiografico “La figlia dell’altra”, incentrato sul significato dell’essere adottati e su come ciascuno di noi costruisce la
propria personalità e il proprio senso di famiglia. L’autrice è nota per l’audace
onestà della scrittura e dei temi, tratto che non tutti gli scrittori possono
dire di possedere. È maggiormente conosciuta presso il pubblico italiano grazie
al romanzo “La sicurezza degli oggetti”, che basandosi sulla teoria psicologica
che vede gli oggetti come “scudo” creato dagli uomini contro il pericolo della
“non-esistenza”, mette in scena diversi quadretti di vita borghese. Da questo
romanzo, edito in Italia da Minimum Fax, è tratto l’omonimo film diretto da Rose
Troche nel 2001. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 9 agosto 2009 |