L'Italia dei Divieti
di Antonio Casillo

L’Italia paese di divieti? Questo emerge da un articolo apparso sul quotidiano britannico “Independent” e che in questi giorni ha fatto molto discutere. Si sa,  noi italiani siamo sempre pronti a parlar male del nostro bel paese ma quando a farlo sono altri allora ci sentiamo feriti nell’orgoglio. A ben vedere non è che il prestigioso giornale d’oltremanica abbia molto di cui andare orgoglioso questa volta, ma ancora esiste qualcuno in Inghilterra che crede che gli italiani siano dei maniaci sessuali pronti a palpeggiare il sedere alle sprovvedute turiste? Un “ouverture” questa che il giornalista britannico poteva evitare, per lo meno per una questione di stile, ma stile a parte dobbiamo certo ammettere che l’articolo dell’ Independent fa emergere una situazione reale e per certi aspetti anche grottesca.

Chi come me nasce alla fine degli anni ’60 ancora si ricorderà di due divieti che erano affissi su quasi ogni autobus cittadino: “Vietato Bestemmiare” e “Vietato Sputare”. Il fatto che oggi questi due divieti non siano più affissi da nessuna parte significa forse che è diventato permesso sputare e bestemmiare su di un autobus? No di certo, al legislatore è sembrato tanto scontato e acquisito dal senso civico di ogni cittadino non mettersi a sputare su di un mezzo pubblico che ha ritenuto del tutto inutile la scritta. Ed il punto è proprio questo: gli italiani non hanno bisogno di divieti, ma di maggior educazione civica. Certo qualche progresso c’è stato se fino agli anni ’60 ancora qualcuno aveva bisogno di un cartello per non sputare su di un mezzo pubblico, e questo fa sperare per il futuro.

Se analizziamo molti dei divieti dei così detti “sindaco sceriffi” poi, notiamo che molti di essi non sarebbero applicabili, e che sono costituzionalmente illegittimi, in altri termini i cittadini non sono nemmeno tenuti a pagare le eventuali sanzioni e agevolmente vincerebbero eventuali ricorsi in merito. Ricordiamo qui, per inciso, che un sindaco può deliberare soltanto all’interno di più generali norme regionali e statali e che vige anche qui il principio giuridico della “gerarchia delle fonti”, principio per il quale una norma di ordine inferiore non può derogare o essere contraria ad una norma di ordine superiore. Se già dagli anni ’80 una norma statale permette di prendere il sole in topless – ad esempio – come può un sindaco predisporre un ordinanza contraria a questo principio? Questo divieto è un classico esempio, infatti di divieto illegittimo per il quale il cittadino (in questo caso la cittadina) può fare ricorso e non pagare la sanzione. Ma gli esempi di ordinanze comunali contrarie alla legislazione statale e quindi illegittime non si fermano qui. Ricordate l’idea che ebbero alcuni sindaci di predisporre segnaletiche stradali con la scritta “pericolo prostituzione”? ebbene tutti questi cartelli furono fatti rimuovere in fretta e furia perché non previsti dal codice della strada. E l’idea di fotografare le targhe dei clienti delle prostitute e pubblicarle sui giornali locali? Un’ottima soluzione ma soltanto in teoria, anche qui questa ordinanza fu resa inapplicabile perché in contrasto con la norma sulla privacy.

Ma torniamo al nocciolo dell’articolo dell’Independent, in Italia è diventato vietato divertirsi? Qui dobbiamo tornare alle considerazioni che facevamo su il “vietato sputare”. Dovrebbe essere il senso civico a limitare le persone nei comportamenti che possano recare disturbo, non divieti. Che senso ha vietare di giocare a pallavolo su di una spiaggia quando la spiaggia e sufficientemente grande e spaziosa e non si reca disturbo? Ben diverso sarebbe se giocando a pallavolo facessi cadere la mia palla ogni 5 minuti sull’asciugamano di due bagnanti che stanno prendendo il sole o mangiando un’insalata di riso. A ben vedere quindi, invece di una miriade di divieti, molti come abbiamo visto anche di dubbia legittimità, non sarebbe utile un unico divieto riassumibile in “vietato essere maleducati”? Ma l’educazione civica non si può imporre con dei divieti, la si insegna con l’esempio, la si impara a scuola, viene imposta dal buon senso a dalle elementari regole della convivenza civile, regole talmente limpide a di patrimonio comune che diviene addirittura paradossale vederle scritte su di un cartello. Resta un ultimo sospetto, vietare non sarà forse un sistema ingegnoso che alcuni comuni hanno adottato per rimpinguare le casse erariali? E’ qui ogni precedente considerazione decade, subentra un altro vecchio luogo comune italico, l’arte di arrangiarsi, ma questa è tutta un’altra storia


© LiberaMENTE MAGAZINE 24 agosto 2008