| Juno |
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| di Bruna
Taravello |
| Juno ha sedici
anni, tutta la vita davanti, è spiritosa allegra e non prevedibile. Però si annoia,
e annoiarsi nel Minnesota non è un modo di dire. Decide, o non decide e le capita,
di fare sesso con Paulie, più un amico che un boy friend. Scopre di essere rimasta
incinta, e la situazione sembra complicarsi: il tono si fa più serio(rimanerlo al primo rapporto
non è esattamente una botta di vita). Ma questo film, che trasuda serenità e gioia
di vivere, e che si collega con la nuova cine-gravidanza mania che sembra spopolare
negli Usa, riesce a dare nuova linfa ad un tema forse scontato. I genitori, il papà e la matrigna, sanno starle
vicini senza assillarla, lei ha anche una buona amica e insomma si trova nella
situazione di poter scegliere, per quanto possibile, serenamente. Quando decide di tenere il bambino e darlo in
adozione, lo fa senza amore materno ma con convinzione, e la ricerca della coppia
più adatta ci offre una visione delle classi agiate americane che, come previsto,
non sono quello che sembrano... Jason
Reitman, il regista, è un figlio d'arte che ha già diretto "Thank you for
smoking" e qui si vede come la sua passione per i fumetti sia riversata nel
suo lavoro. La sceneggiatura è di Diablo
Cody, una blogger scoperta per caso sul web, ora,
dopo aver vinto l'Oscar, scritturata anche da Spielberg, e la freschezza del film
è in gran parte dovuta a lei. Menzione d'onore per i protagonisti, tutti bravi
e ben diretti, in particolare Ellen Page, adolescente convincente e mai di maniera,
determinata e simpatica. Prima ancora che
uscisse in Italia, il film è stato catturato ideologicamente da Giuliano Ferrara,
che dalle pagine di Panorama ne ha fatto un manifesto politico (ma non leggetelo,
vi racconta anche come va a finire). Per il buon Giuliano,
in questi giorni preso a calci non solo metaforicamente,
la chiave del film sta tutta nel no all'aborto che la ragazza decide "perchè
nella sala d'aspetto c'era odore di dentista". Quindi non la scelta, che
pur ragazzina, compie: ma quella scelta, la stessa che fa sembrare "un presepe
suburbano" la storia, dice. Lasciamolo dire: il bello del film non sta certo
in una scelta piuttosto che un'altra: è da vedere proprio perchè nessuno vuole
mandare messaggi e in questo senso si sono pronunciati tutti gli autori; ma da
noi, si sa, chi sta con Coppi non può amare Bartali. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 6 aprile 2008 |