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Kafka sulla Spiaggia
di Chiara Bianchi

Murakami Haruki/ Kafka sulla spiaggia/ ed. Einaudi.2008
“… nei sogni comincia la responsabilità …”
W. B. Yeats

Tamura Kafka ha quindici anni e sta programmando la sua fuga, lo sta facendo con il ragazzo chiamato Corvo, quello che gli abita dentro, che gli dà forza e determinazione. Tamura Kafka vuole prendere in mano la sua vita, vuole allontanarsi da un padre oppressivo e anaffettivo che gli ha lanciato una terribile maledizione edipica, vuole cambiare tutto della sua esistenza, anche il suo nome, soprattutto quello.
Vuole rinascere diverso da quello che è.
Nakata invece è ultrasessantenne, segnato da un’esperienza tragica e soprannaturale nell’infanzia, fugge dopo aver compiuto un delitto, fugge perché si sente incompleto e per questo estremamente fragile e influenzabile, non è molto intelligente ma possiede una sensibilità fuori dal comune.
Vuole rinascere, tornare quello che era.
Entrambi partono da Nakano e in tempi diversi e con diverse modalità, raggiungono Takamatsu, dove, in una biblioteca privata, un luogo magico e misterioso, tranquillo ed evocativo, forse potranno sbrogliare la matassa delle loro vite complicate e comprendere finalmente e fino in fondo le urgenze che urlano nel profondo delle loro anime, apparentemente così diverse ma assimilabili e gemelle.
Hanno un obiettivo comune, si muovono nella stessa direzione spazio-temporale ma non solo, sanno che è lì che devono andare, ma ne ignorano la motivazione e le conseguenze, viene richiesto loro estremo coraggio e decisione, un alto grado di maturità per guardare dentro se stessi e comprendere fino in fondo il grande disegno del destino.

Kafka sulla spiaggia è un romanzo complesso, allegorico e profondissimo, uno scritto che scava e che lascia domande senza risposta, che tratteggia un mondo emozionale e psicologico dove i recessi della mente sono stanze, foreste, caseggiati che hanno la concretezza delle architetture reali, dove il ricordo è materia pulsante, dove il sogno e il desiderio danno origine ad importanti responsabilità, dove gli errori e gli episodi del passato si fondono e hanno conseguenze anche nel presente, dove sono fardello imprescindibile e causa di importanti svolte umane.
Sul loro cammino di consapevolezza, un cammino fisico, da Nakano a Takamatsu -simbolo del cammino esistenziale che può portare verso una nuova nascita o verso la morte e che in ogni caso completa il suo giro- i due si imbattono in parecchi personaggi, tutti fondamentali e tutti causa di cambiamento e approfondimenti che fondono le proprie vite ed i propri ricordi con quelli del ragazzo e dell’anziano: la signora Saeki, donna e bambina, lacerata dal dolore per la perdita del suo amore perfetto, Oshima, il custode della biblioteca Komura, creatura androgina e coltissima, Hoshino, giovane camionista semplice e di buon cuore, il misterioso colonnello Sanders, un “oggetto” privo di caratteristiche umane, un’essenza che sarà importante chiave di svolta.

Ogni personaggio ha il suo doppio, sia nella realtà che nel sogno, o meglio, nel ricordo: Kafka si accompagna al ragazzo chiamato Corvo ed evoca nello stesso tempo il giovane amore perduto della signora Saeki, Oshima potrebbe essere considerato, con termine fiabesco, il suo “aiutante” mentre Hoshino quello di Nakata, la signora Saeki nella realtà è un’affascinante cinquantenne mentre, durante la notte, la sua anima torna ad avere quindici anni.

la struttura narrativa potrebbe essere definita, prendendo in prestito una terminologia filmica, in “montaggio parallelo”, un capitolo dedicato al cammino di Tamura Kafka, un altro invece dedicato al viaggio di Nakata, questa scelta mantiene alta la tensione e accresce l’aspettativa poiché i capitoli in successione si influenzano vicendevolmente e ogni evento che accade all’uno porta in sé conseguenze per l’altro, sempre più calzanti via via che si procede nella lettura.

Gli eventi soprannaturali e mentali sono inseriti in maniera perfetta nella realtà e nella concretezza, non esiste uno scarto narrativo né un cambio di registro linguistico, ciò che è fisico diventa mentale e viceversa, l’apparente confusione dei due elementi e il magma che ne scaturisce non è indistinto e disomogeneo, al contrario è coerente e segue lo stesso flusso, garantendo la perfetta comprensione e accettazione da parte del lettore.

Così come accade ai personaggi, anche noi siamo attratti da qualcosa di evocativo ed indefinibile che sfugge all’umana comprensione e si rivolge alla pura essenza, grazie ad una scrittura semplice e raffinata che lascia che il nostro sguardo si spinga oltre ai mondi possibili, alle stanze della mente di cui Murakami possiede senza dubbio la chiave.

 

Note biografiche

Murakami Haruki nasce a Kyoto nel 1949, su laurea a Tokio con una tesi sul viaggio nel cinema americano. Nel 1979 vince il prestigioso premio Gunzo per la sua opera prima, Ascolta la canzone nel vento. Attualmente è uno degli scrittori giapponesi più affermati sia in patria che all’estero. È anche traduttore, tra gli altri, di Fitzgerald, Carver, Capote, Salinger.

Sempre per Einaudi ha pubblicato Tokio Blues Norwegian Wood, Dance Dance Dance, Tutti i figli di Dio danzano, L’uccello che girava le viti del mondo. Per Baldini Castoldi Dalai ha pubblicato la raccolta di racconti L’elefante scomparso e il romanzo La fine del mondo e il paese delle meraviglie.


© LiberaMENTE MAGAZINE 21 settembre 2008