Kathryn Bigelow |
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| di Claudia
Dani |
| Kathryn Bigelow, prima donna a vincere l’Oscar per la regia. Poi chi sia, cosa abbia fatto nella sua vita privata poco importa ora. La pellicola The hurt locker è ambientata in Iraq dove bombe e morte sono i protagonisti. Lo stile della Bigelow era già conosciuto non certo per le romanticherie, basta infatti ricordare Point Break per capire che non si dedica a creare atmosfere sdolcinate o intimiste. Qualcuno
ha detto “gira come un uomo”… capire se sia un complimento o un insulto non è
semplice, ne merita il tempo di sciogliere l’arcano. Quel che conta è il risultato
sulla pellicola. La sua regia è asciutta, crea ambienti intensi e forti. La vita
che racconta è tutta adrenalinica: i militari Usa che disinnescano bombe. L’inferno iracheno oscilla fra le macerie brucianti del conflitto
e la fiamma che divampa di nuovo con reiterate azioni violente. Dunque
la prima donna a vincere il premio per la miglior regia, ma sulla vittoria rimane
un velo scuro rappresentato dal commento di alcuni veterani della guerra in Iraq
che affermano che il film sia “una collezione di scene totalmente non plausibili”,
a cui si aggiunge un’azione legale contro il film da parte di un sergente dell’esercito
americano che dice di essere stato derubato della storia della sua vita usata
poi per la pellicola. Da ultimo il fatto
che si sia vietato l’accesso alla cerimonia degli Oscar ad uno dei produttori
accusato di aver inviato una serie di messaggi ai membri dell’Academy per far votare il film. Polemiche e azioni legali a parte, il primo
come Miglior regia e Miglior film rimane. Ma quale è la storia di Kathryn Bigelow? Nata in California, si trasfeisceì a New York ed ha occasione di frequentare gli ambienti delle avanguardie. Nel 1978 gira il suo primo cortometraggio Set up. Viene accolto con interesse dai festival statunitensi e europei. Si laurea alla Colombia’s Film School e diviene membro del gruppo culturale inglese d’avanguardia Art and Language. Il suo esordio nel lungometraggio avviene con The loveless nel 1983, ambientato fra i bikers della provincia americana degli anni '50. Già da qui è chiaro che i temi preferiti dalla regista sono quelli che si prestano ai ritmi dei film d'azione. La Bigelow vuole uscire dalla nicchia delle produzioni indipendenti, e raggiungere un pubblico più vasto. Così tenta la strada di Hollywood. Nel 1987 porta a termine il suo secondo lungometraggio, Il buio si avvicina, horror atipico che piace agli intenditori. Riceve per questa pellicola riscontri positivi ma non sufficienti ad agevolarle l’entrata ufficiale nel mondo del cinema americano. L’uscita di Blue steel nel 1990 si deve, in gran parte, alla coproduzione di Oliver Stone che dimostra il suo interesse per quella pellicola. Si tratta di un thriller sulla figura di una donna poliziotto. Il grande successo arriva nel 1991 con Point break, ormai notissima vicenda ad alta tensione a base di inseguimenti, surf e rapine in banca. Firma, su proposta di Stone, un episodio della serie televisiva Wild palms nel 1993. Lavora poi con l’ex-marito James Cameron (il loro matrimonio durò dal 1989 al 1991) a Strange days, racconto fantascientifico. Per un lungo periodo non si dedica più alla regia, ma riappare nel 2000 con Il mistero dell'acqua, pellicola insolita, e nel 2002 con K-19, film bellico ambientato in un sottomarino. Nel 2006 dirige Mission:zero, cortometraggio per la Pirelli. Arriviamo così al 2008, anno in cui gira The hurt locker: inizialmente la pellicola viene poco considerata, ma nel 2009 ha un grande successo di critica ed ottiene una serie di premi fino all’Academy Award che lo consacra Miglior film del 2010. Fonti: Lastampa.it Antefatto.it Wikipedia.com
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© LiberaMENTE MAGAZINE 21 marzo 2010 |