torna al sommario
L'Altra Metà dell'Amore
di Antonio Casillo

A quindici anni, Mary Bradford (Mischa Barton) si appresta ad entrare in collegio. Non è una sua scelta, come un “topolino in trappola” si appresta ad affrontare una nuova realtà che la porta per la prima volta lontano dalla sua famiglia. Avendo perduto la madre qualche anno prima la piccola Mary (soprannominata Mouse) affronta per la seconda volta quello che ritiene essere un vero e proprio abbandono da parte di un padre che, asseconda in questo modo, il desiderio della sua seconda moglie.

In collegio “Mouse” farà amicizia con le sue due nuove compagne di camera, Pauline (Piper Pirabo) e Tory (Jessica Parè) scoprendo presto che tra di loro vi è non solo semplice amicizia ma un tenero e profondo legame sentimentale.

L’ Altra Metà dell’Amore” è una pellicola garbata e intensa che ci accompagna attraverso la voce narrante di Mary nel cuore di tematiche importanti quali l’amore e l’abbandono.

La protagonista assoluta del film però e senza ombra di dubbio Pauline (interpretata da un’eccezionale Piper Pirabo), una ragazzina ribelle e pulita, capace di vivere l’amore in un modo totalizzante e proprio per questo incapace di accettare l’abbandono da parte di Tory, troppo vincolata quest’ultima a falsi moralismi e ad un perbenismo di facciata che le impedisce di vivere fino in fondo la loro relazione.

Le interpretazioni di Jessica Parè e di Mischa Barton risultano appiattite a pura routine di fronte alla dirompente intensità e presenza scenica della Pirabo che si rivela essere la vera anima dell’intera pellicola. Il suo personaggio Pauline è di una squisita poeticità, un vero e proprio carattere shakesperiano che sembra trovare posto soltanto all’interno di quei drammi letterari in cui lei stessa si identifica. Poco importa qui il tema dell’omosessualità, quello che il film ci racconta è un amore che non può essere imbrigliato da nessun aggettivo o sostantivo, un amore talmente intenso ed ideale da divenire metafora di qualcosa d’altro, da divenire un urlo disperato che si scaglia con prepotenza e coraggio contro tutte le ipocrisie e i perbenismi di facciata.

Pauline è troppo vera, onesta e libera per poter vivere all’interno di quella gabbia che gli altri sembrano volerle costruire attorno e trova così, nel suo modo romantico di vivere l’amore, l’unica arma con cui potersi difendere da una società troppo miope ed ipocrita.

“L’amore è il punto più alto...e quando sei lì al di sopra di tutto ci rimani per sempre”. Ed è proprio questa la scelta finale di Pauline, una scelta che lascia noi spettatori con la testa rivolta verso un cielo finalmente abbastanza grande da poter contenere le sue ali. E a guardala lassù ci sentiamo tutti un più piccoli, abbagliati da una luce che credevamo aver perso.


© LiberaMENTE MAGAZINE 02 Giugno 2007