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L'Opera Struggente di un Formidabile Genio
di Rita Bassi

Un giorno in libreria notai questo libro dal titolo altisonante e senza quasi leggerne la trama decisi di accettare la sfida pensando che molto probabilmente mi sarei trovata a leggere un romanzo di un autore "di nuova generazione" che scopiazzando il solito David Foster Wallace avrebbe presto disatteso tutte le mie aspettative.

E invece no.

Questa autobiografia romanzata è di fatto un'opera struggente perché ha inizio e ruota costantemente attorno alla perdita ravvicinata di entrambi i genitori di Eggers che appena ventenne dovrà diventare la principale figura di riferimento del fratellino Toph, di soli otto anni; ma quello che colpisce, e che fa' di Eggers un "formidabile genio" (chiaramente in senso lato), è il modo in cui queste vicende vengono raccontate.

Dopo un'introduzione in cui in maniera molto cruda racconta gli ultimi giorni di vita della madre, la narrazione subisce un cambio di registro molto evidente. Il lite-motif della parte centrale del romanzo è l'entusiasmo, spesso ai limiti della megalomania, con il quale vengono presentati anche gli episodi più banali. Una partita di frisbee sulla spiaggia diventa infatti un'esibizione di due veri e propri artisti del lancio nella quale Toph inventa impareggiabili coreografie che nessun altro potrebbe replicare. Questa visione volutamente esagerata è chiaramente un modo per sfuggire ai ricordi i quali rimangono però costantemente presenti. I riferimenti diretti alla morte della madre, e più in generale agli episodi negativi incontrati durante il percorso, appaiono spesso distaccati e cinici e quindi più sinceri; in alcuni casi la narrazione dei fatti, spesso dichiaratamente gonfiati per esigenze narrative, cambia improvvisamente punto di vista passando dalla semplice descrizione di un episodio accaduto ad un monologo che si astrae dal contesto per presentare l'attuale punto di vista di Eggers.

In questo modo del tutto innovativo, ripercorriamo il trasferimento a Berkeley e la fondazione della rivista "Might" (dal duplice significato di "potere" e "possibilità" che ha rappresentato per un gruppo di ventenni "la possibilità di dire qualcosa" presentando un affresco satirico della nuova generazione) fino ad arrivare all'epilogo dove ad un ritorno alle origini dai toni molto malinconici viene accostata la splendida descrizione dell'ennesima partita a frisbee in un finale che sintetizza in poche pagine tutto il dolore, la gioia di vivere, la rabbia e l'ironia che caratterizzano tutto il libro.


© LiberaMENTE MAGAZINE 30 Giugno 2007