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Leoni per Agnelli
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di Silvia Severino
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Non concordo con i giornali
americani che hanno venduto questo film come qualcosa di sensazionale,
forse vinti dal patriottismo o dal fatto che li riguarda in prima
persona: hanno visto qualcosa che noi europei abbiamo avvertito
meno, grazie alla nostra visione distaccata e più critica riguardo
a fatti che ci influenzano ma non coinvolgono
a livello decisionale. Abbiamo infatti il confronto alunno-professore, interpretato dallo stesso Redford, il Dr. Stephen Malley, che ha viva in lui la memoria dell’esperienza nel Vietnam: questo confronto trasmette allo spettatore “la morale” del film - si svolge in questa parte il dialogo più intenso, carico di significati e spinte alla riflessione politica, sulla partecipazione sociale, sulla guerra e sulle ragioni personali che motivano le nostre scelte. Altro rapporto protagonista
del film è quello giornalista-Senatore, dove vediamo Jasper
Irving (Tom Cruise) cercare di fornire
uno scoop a Janine Roth, (Maryl
Streep), su una nuova strategia di attacco
in Iraq, ricco di informazioni più o meno convincenti: Janine,
corrispondente titubante, appassita a scrivere notizie di futile
argomento, si riscatterà come personaggio solo
quando si troverà a dover consegnare la notizia alla redazione,
e verrà travolta dai sensi di colpa per aver lei stessa appoggiato
anni prima un tale personaggio politico; questa parte potrebbe essere
definita la “motivazione” all’”azione” propellente del film. Altro collegamento lo
troviamo nell’affermazione del Senatore: “Io non mi candiderò alle
elezioni”, che vuol essere una conferma dei dubbi e delle insinuazioni
che lo studente argomenta all’inizio del film riguardo alla credibilità
della politica. Personalmente da questo
film mi aspettavo qualcosa di più, forse perché il regista è Robert
Redford, che ha diretto pellicole come
“L’uomo che sussurrava ai cavalli” o “Gente comune” (con cui vinse
l’Oscar per la regia); si può dire che in questo lavoro si trovano
nobili intenzioni, uno sguardo alla cultura americana, alla società
contemporanea, ai problemi internazioni e alla sfiducia della gente
nei confronti di chi governa lo stato più influente a livello mondiale
– anche se in fondo la situazione descritta dal film non
è così lontana dalla realtà di ogni Paese. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 13 gennaio 2008 |