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Lo Spazio Bianco
di Silvia Carena

Titolo: Lo spazio bianco
Autore: Valeria Parrella
Editore:Ed. Einaudi 2008
Prezzo: 14,80

“Lo spazio bianco” , questo romanzo d'esordio di Valeria Parrella (giovane scrittrice napoletana, già nota per una serie di racconti incentrati sulla realtà contraddittoria della città partenopea), è in realtà uno spazio riempito di parole misurate, di emozioni discrete, di dialoghi  intensi, di intenso silenzio.

Lo stesso silenzio che avvolge Irene, la bimba nata prematura, da una mamma insicura e dubbiosa di fronte al proprio ruolo, una mamma per sbaglio, rimasta sola, abbandonata dal proprio uomo, decisa a difendere l'unica “cosa inaspettata, piena”, ed interamente sua che la vita le ha regalato.
All'interno di una corsia d'ospedale, aggrappate agli oblò delle incubatrici si incontrano tante donne, si affronta la disperazione, si condividono speranze così timide da non poter essere espresse.
Si cerca di immaginare il futuro e di ingannare la paura.
La protagonista del romanzo è Maria, maestra in una scuola serale, che si ritrova inerme, di fronte al corpicino della sua Irene, incapace di analizzare la realtà, di capire il significato di un'attesa tanto interminabile quanto l'attimo eterno che separa la vita dalla morte: “Il fatto è che mia figlia Irene stava morendo, o stava nascendo, non ho capito bene: per quaranta giorni è stato come nominare la stessa condizione.”

Maria attraversa il Limbo che separa l'inconsapevolezza dall'accettazione della sofferenza, e lo fa lottando con tutte le sue forze, rimanendo aggrappata alla gioia che le trasmette ogni minimo contatto strappato attraverso il vetro, con quell'esserino che le ha sconvolto, con la sua sola presenza, ogni prospettiva attraverso la quale osservare il mondo.
L'amore per il suo lavoro, l'affetto puro, l'amicizia sincera di poche persone fidate, la aiuteranno ad a non disperare e ad avere la forza di rialzarsi, anche dopo l'ennesima notte trascorsa in una vana attesa, in ospedale.
Quello di Maria è un vero e proprio travaglio, fatto di ore dolorose, passate ad attendere un gemito, un segnale di vita, un respiro nuovo e più forte, una nascita.

Un romanzo che parla delle donne, delle madri insicure e fragili del nostro tempo, che lavorano e rientrano stanche la sera, ma sanno ancora inseguire il miracolo, stringere le manine dei propri figli ed accompagnarli nel difficile viaggio della vita. Perché in due si è più forti, e due donne unite dal sangue possono sconfiggere qualsiasi paura, anche quando il mondo in cui si troveranno a vivere sarà quello violento e feroce, complesso ed incomprensibile di una Napoli dura ed ostile, ma ricca di anfratti dove l'umanità riesce ancora a trovare un po' di spazio.
Lo spazio bianco può diventare allora un foglio protocollo, scritto da un camionista che ama Leopardi e tenta di passare l'esame di maturità, oppure un vuoto dell'anima, da riempire con piccole speranze, che cresceranno insieme ad Irene, nell'alveo caldo di un'incubatrice.

Un libro che parla di una donna reale, nelle sue fragilità e nella sua forza, di una madre – coraggio costretta a guardare in faccia l'abisso della morte e ad affrontarla da sola, per poterle strappare ciò che da poco le appartiene, ma che da sempre le era stato destinato: sua figlia.


© LiberaMENTE MAGAZINE 9 marzo 2008