| Margaret Bourke-White |
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| di Claudia Dani |
| Margaret
Bourke-White “Arrivava ed era impossibile non riconoscerla. Il soprabito
più alla moda, il modo sicuro, il sorriso sul viso, l’aria di chi sa esattamente
cosa fare e come farlo. E poi tocco supremo di eleganza e noncuranza, il panno
con cui avvolgeva la macchina fotografica era in perfetta tinta con il suo abito.
Una grande fotografa e tra le donne più influenti del novecento
americano” Nasce nel 1904 da un ingegnere
e inventore che le trasmette l’amore per l’industria. Dal padre impara la perfezione
e dalla madre il desiderio del costante auto miglioramento. Nel 1921, dopo l’ingresso
alla Columbia University ,ha già imparato molto sulla fotografia da mantenersi scattando
foto del campus. Frequenta un corso di fotografia con Clarence White (fotografo
americano, uno dei fondatori del Photo-Secession Movement).
Si trasferisce a Cleveland, nel 1927 dove
trova se stessa definitivamente come fotografa e apre uno studio fotografico,
dove scorazzano liberi due alligatori!, facendo fotografia
pubblicitaria, architettonica e industriale.
Nel 1929 conosce Henry Luce che la invita a trasferirsi a New York
per collaborare alla nascita di una nuova rivista: Fortune. Facendo
servizi in giro per il mondo per Fortune mantiene comunque il studio e non trascura tutte le possibilità fra libri, mostre e lavori indipendenti. Ogni nuovo progetto è una sfida per lei. Verso
la metà degli anni trenta, durante la depressione americana, realizza con lo scrittore
Erskine Caldwell uno studio sul sud
degli Stati Uniti erealizza il libro “You have seen their faces”
tramite cui scopre un nuovo valore: il fattore umano e sociale della fotografia.
Sarà ancora Henry Luce a chiamarla per la collaborazione con Life di cui firmerà
la prima copertina, diventando baluardo della rivista. Sarà inviata in Europa,
a Mosca, a Berlino (sarà al prima fotografa ad entrare
nel campo di Buchenwald )dove realizzerà memorabili immagini. Finita la
guerra prepara un reportage sulla nuova India e conoscerà il Mahatma Gandhi. Nel
1950 sarà in Sudafrica a documentare l’Apartheid (scenderà fino a due miglia sottoterra
per documentare i minatori nel terribile calore). Di tutti i lavori che ha realizzato
non ne esiste uno in cui non abbia cercato di convincere un pilota a permetterle
di realizzare una veduta aerea, l’amore per il volo è da sempre con lei. Sarà
testimone anche della guerra in Corea. In questo stesso periodo comincia a soffrire
del Morbo di Parkinson, la sfida più dura della sua vita, trascorre gli ultimi
anni cercando di combattere la paralisi progressiva tramite due operazioni, terapie
fisiche e un inesorabile ottimismo. Muore nel 1971, nella sua casa di Darien,
il 27 agosto. Margaret Bourke-White è stata una pioniera
nell’intendere il suo lavoro di fotografa: ha dato immenso valore alla sua indipendenza
professionale, scegliendo i reportage da realizzare, facendo campagne sociali,
creandosi lavori sempre diversi e impegnandosi nella realizzazione di libri e
mostre. Nella sua carriera ha letteralmente
affrontato fuoco e fiamme per realizzare i suoi lavori, ogni nuova possibilità
è una sfida per lei. Le sue foto sono interpretazioni rivoluzionarie
della vita: visioni distorte o molto ravvicinate, ritratti frontali,
diretti, inquadrature “robuste” e ombre marcate. Una donna fotografa che è sempre
stata padrona di se stessa e di tutto quello che realizzava. Chiude la sua autobiografia ringraziando il
destino che le ha permesso di arrivare sempre al posto giusto e al momento giusto. “Avevo davanti a me uno scoop da realizzare: il paese più grande
del mondo entra nella guerra più grande del mondo, proprio quando io, unica rappresentante
della stampa estera, sono sul posto.” M. Bourke-White,
Mosca, 1941 “Trovare qualcosa di nuovo, che nessuno avrebbe potuto immaginare
prima, qualcosa che solo tu puoi trovare perché oltre a essere un fotografo sei
un essere umano un po’ speciale, capace di guardare in profondità dove gli altri
tirerebbero dritto: questo era il nostro modo di lavorare a Life.” M.
Bourke-White Fonti: “IGRANDI FOTOGRAFI” Corriere
della sera http://www.masters-of-photography.com/
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