| Milk |
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| di
Bruna Taravello |
Film
di Gus Van Sant con Sean Penn, Emile Hirsch, James Franco
Biografico 128 min.
USA 2008 Harvey
Milk ha quarant’anni, è impiegato in un’assicurazione, veste in maniera molto
formale ed è gay. La sera del suo compleanno abborda felicemente un attraente
ragazzo appena arrivato in città, Scott, e di colpo si rende conto di non volersi
più nascondere. Via
dal lavoro, via da New York, insieme al suo uomo e alla sua passione per l’opera,
deciso a difendere entrambi davanti al mondo. E proprio l’amore, e la passione,
sono la sua marcia in più che gli permette di tradurre
in realtà i suoi per ora semplici sogni: vivere sereno con Scott, secondo
le proprie inclinazioni, gestendo un piccolo laboratorio fotografico. Ma
la vita è molto dura, negli anni ’70, per una coppia gay, persino nel progressista
quartiere di Castro, nella progressista città di San Francisco: le ronde dei picchiatori
sono frequenti, mentre la polizia sta a guardare o rincara la dose, e i vicini
non li gradiscono affatto. Questa
paura del diverso, questa demonizzazione di chi non vive secondo le regole, viene
resa dal regista usando autentici filmati dell’epoca, quando il senatore John
Briggs e la cantante convertita Anita Bryant giravano
il paese per far passare la licenziabilità degli insegnanti gay e l’abrogazione del decreto
che in California sanciva la parità civile fra etero ed omosessuali. Rendendosi
conto che nessun politico è disposto ad essere l’interlocutore di riferimento
per una minoranza che, pur non esigua, è tuttavia scomoda, Milk decide di candidarsi
alle elezioni locali, ricco solo di entusiasmo e carisma, aiutato dagli amici
più cari. Al terzo tentativo, nel 1978, dopo aver cambiato la propria immagine
ed in parte anche la propria vita, Harvey Milk sarà il primo politico dichiaratamente
gay a ricoprire una carica pubblica. Gus
van Sant, il regista (Paranoid
Park, Elephant ) riesce a realizzare un film che, pur
essendo una biopic, non è agiografico, e pur trattando
di diritti civili, non è militante. Si
tratta piuttosto della storia di un uomo che voleva essere normale, ed è riuscito
solo ad essere straordinario, nel tentativo di sconfiggere la paura. Sean
Penn, candidato all’Oscar per questo ruolo, riesce a tirare fuori la propria parte
femminile con un duro lavoro da Actor’s Studio, senza
mai forzare i toni o scadere nel volgare: la scena della seduzione iniziale è
da antologia del cinema. Josh Brolin
è un avversario politico psicologicamente molto provato, e James Franco un compagno
esigente, che forse cede alla paura. Sì, perchè la paura
è presente, strisciante ma ben reale, lungo tutta la vicenda: paura dei gay di
essere aggrediti, ma anche di uscire allo scoperto; paura dell’omofobia dei “normali”,
dell’intolleranza. La parola di Dio non ammette repliche, l’avversario è un nemico,
le opinioni non possono essere discusse. E
proprio questo fondamentalismo ideologico ha un grande richiamo ai giorni nostri,
alla radicalizzazione delle posizioni, alla demonizzazione dell’avversario; così
come la parabola di Harvey Milk ricorda quella di
Barak Obama: appartenenti ad una minoranza, capaci di parlare a
tutti, in grado di dialogare con gli avversari. Pochi mezzi iniziali, grande carisma,
cura dell’immagine ed una giusta dose di cinismo: ma non così tanto da far dimenticare
il motivo per cui si è arrivati fin lì. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 8 febbraio 2008 |