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La Misurazione del Tempo
di Giorgio Cambri

"Appunti per una storia delle lotte sociali nel tardo medioevo"

 Nella Champagne del trecento

Nella Champagne una delle regioni maggiormente legate alle relazioni di lavoro feudali e contemporaneamente più evolute sotto il profilo economico, nel XIV secolo, si sviluppò un movimento di critica contro il concetto del tempo.

Al centro di questo movimento critico verso il tempo non stavano filosofi aristotelici o membri di strane sette scolastiche e neo platoniche ma scalpellini, muratori, cardatori di lana e in genere operai pagati a giornata, spesso anche braccianti agricoli.

Il tempo feudale, legato a prestazioni personalizzate e relazioni fiduciarie, perdeva terreno rispetto a una nuova idea di tempo, indifferenziata e astratta: il tempo di lavoro.

Tra la Champagne, la Toscana e la Lombardia avanzava una nuova forma di misurazione del tempo, adatta a farlo divenire tempo della produzione. Gli orologi pubblici si contrapponevano a quelli ecclesiastici, il suono delle campane perdeva la funzione di scadenziario liturgico e sacro per divenire espressione del ritmo e della misurazione del lavoro: l'intensità del tempo si trasforma nella sua estensività, nella sua indifferenziata estensione sulla giornata lavorativa e nel controllo che esprime sul lavoro degli uomini.

Il tempo assume una nuova dimensione che viene ben descritta in pittura dai primi segni di profondità spaziale introdotti da Giotto, secondo una nuova relazione tra il tempo e lo spazio che fa esplodere l'antica e classica relazione aristotelica. Il rapporto tra tempo e spazio è rinnovato. Lo spazio pittorico degli artisti gotici, spazio squisitamente aristocratico, venne sottoposto a serrata critica.

Gli operai della Champagne colsero il problema, legati come erano al tempo feudale e tradizionale, in maniera furibonda: in molte città si verificano gravissimi torbidi dei quali furono protagonisti soprattutto gli artigiani più poveri e dequalificati professionalmente e in quelli gli orologi civili ed ecclesiastici vennero più volte assaliti e distrutti, mentre gruppi ben organizzati staccavano i batacchi dalla campane.

Si trattò di un attacco diretto alla nuova idea e imposizione del tempo.

 

L'Italia e l'estremità dello sviluppo

 La Francia orientale, insieme con l'Italia centro settentrionale, è la punta estrema del nuovo scenario economico e sociale che si delinea dentro un secolo che si caratterizza come afflitto da gravissime crisi agricole e carestie e che è segnato da una gravissima epidemia pestilenziale.

Ma l'Italia, segnatamente Toscana e Lombardia, si dispongono ancora un passo avanti rispetto alla Champagne; in Italia, per motivi che non stiamo a indagare qui, il tempo feudale è tramontato da almeno un secolo e, probabilmente, non si è mai compiutamente affermato.

La lotta, quasi luddista, degli artigiani francesi contro il tempo è in Italia un anacronismo.

Le dinamiche sociali sono le medesime, tra Italia e Francia, e cioè un potente inurbamento di contadini, la stratificazione di un elité artigianale (lavoratori dei metalli preziosi e non, lavoratori della seta, mercanti di  entrambe le merceologie) contro la nascita di una produzione artigianale povera e a basso contenuto professionale. Anche i fenomeni della costituzione professionale sono simili; ai nuovi arrivati, solitamente, non viene riservata alcuna protezione legale e la possibilità di costituirsi in corporazioni riconosciute e pubblicamente rappresentate.

Tanto nella Champagne come nella Toscana, inoltre, la lavorazione della lana e dei tessuti poveri e il lavoro nell'edilizia proprio perché incapaci di ottenere alti tassi di profitto costringe i nuovi e ultimi artigiani ad uscire dalla prospettiva del lavoro autonomo e a inserirsi in quella del lavoro subordinato. Qui gli imprenditori  fanno colletta delle imprese artigiane fallite e le sottomettono, utilizzano metodologie di serializzazione e concentrazione della produzione, quasi sconosciute fino ad allora.

Un romanzo cortese, edito in Francia nel secolo precedente, il XIII secolo cioè, descrive con orrore, davvero aristocratico, una manifattura dove decine di giovani contadine recentemente inurbate  lavorano in maniera indifferenziata alla produzione della lana. Il tempo della chiesa e del nobile si spaventa davanti al tempo del mercante.

Ma in Italia rispetto alla Francia, le relazioni feudali non si erano mai realizzate compiutamente e il concetto del tempo aristocratico non si era mai concretizzato: la lotta contro il 'nuovo tempo' degli artigiani poveri della Champagne non ha seguaci in Italia.

Non conosco esempi e non ho informazioni intorno ad attacchi contro la nuova forma tecnologica che il tempo aveva assunto, insomma campanili ed orologi non subirono aggressioni.

 

Dalla Champagne ai Ciompi

Ma le nuove dinamiche sociali non erano affatto occultabili, neppure in Italia, anzi soprattutto in Italia.

Qui la crisi dell'antica economia corporativa e feudale disdegna la critica verso il tempo, ma va al cuore del dominio sul tempo, punta al cuore del dominio politico che permette il comando e la strutturazione del tempo dentro la vita degli uomini.

Qui, per dirla in maniera culturalmente elevata, il gotico è tramontato e Giotto è protagonista, qui si attende l'ondata perentoria di Masaccio. Qui si ignorano le ultime elaborazione della scolastica, notevolissime in Ockham e Scoto, per attendere e preparare un recupero dell'antichità classica che avrà una veste restauratrice, inevitabilmente, ma al contempo rivoluzionaria.

Qui la nuova idea del tempo, come fatto oggettivo e misurabile, il tempo del mercante cioè, diviene base inaffondabile del pensiero filosofico e scientifico.

In Italia anche le classi subalterne presero atto di questo assunto, anzi c'è da credere che in molti momenti  lo ispirarono e che molti intellettuali sono certamente debitori delle argomentazioni di qualche popolano.

Genova, Milano e Firenze furono percorse da movimenti politici, e non è assolutamente fuori di luogo definirli tali, che introducevano il problema del diretto intervento delle classi popolari più povere, ed escluse dalla rappresentazione pubblica, nel governo della cosa pubblica: se il vecchio tempo aristocratico e artigianale era morto e sotterrato, il nuovo tempo di lavoro doveva trovare una sua rappresentanza.

E' forse a Firenze che questa aspirazione trova la sua rappresentanza 'chimicamente pura'.

I Ciompi erano artigiani della lana, tintori e muratori e dunque le categorie 'povere' del lavoro artigianale, quelle categorie che, rapidamente, decadevano nel ruolo effettivo del lavoro comandato.

La storia del loro movimento è, solitamente, ridotta all'episodio insurrezionale del 1378; in verità il movimento dei Ciompi, degli artigiani poveri di Firenze, prende piede già negli  anni trenta del secolo ed è una battaglia lunghissima fatta di momenti rivendicativi di tipo sindacale (la possibilità di costruire una corporazione autonoma e garantita), di episodi di guerra civile e per bande (tentativi di occupazione fisica del palazzo del comune) e di uno stillicidio di azioni dirette contro i rappresentanti di quella che per i Ciompi erano la 'nobiltà' e cioè gli appartenenti alle arti maggiori e minori, gli artigiani affermati, i mercanti capaci di comprare il loro tempo di lavoro.

Si giungerà all'insurrezione del 1378, durante la quale, addirittura, i Ciompi presero possesso del Palazzo della Signoria e dal giugno all'agosto esercitarono il potere, direttamente descrivendo la loro, finalmente riconosciuta, corporazione come quella del 'popolo di Dio' o significativamente dei 'tintori, lanaioli e salariati'.

In quell'incredibile momento, ma ce ne erano stati analoghi a Genova e Milano nel XIV secolo, il tempo degli uomini ritornava ad essere il tempo di Dio, senza staccare batacchi a campane, senza mettere in discussione la sua oggettività e senza rimpiangere il potere feudale, come per il caso, invece della Champagne.

In Italia, la proclamazione del tempo di Dio, avvenuta nel XIV secolo, non significava il ritorno al tempo della chiesa e della feudalità, ma la negazione del tempo del mercante; è abbastanza facile anticipare l'esperienza politica del Savoranola del primissimi anni del quattrocento e il suo amore verso il 'popolo minuto' attraverso la vicenda dei Ciompi.

E' inoltre abbastanza facile comprendere tutte le esperienze 'bonapartiste' che contraddistinguono la fine del XIV secolo e gli inizi del XV secolo in Italia, che tengono conto della nuova e accettata, anche in chiave antagonista, teoria del tempo e del suo dominio, dalla stessa affermazione di Savonarola, ai Medici, agli Sforza e poi Ludovico il Moro in Milano.

In genere l'affermazione delle signorie del XV secolo possiede una facies popolare che andrebbe indagata, avendone il tempo.


© LiberaMENTE MAGAZINE 04 Novembre 2007