Il Nipote del Negus |
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| di
Elena Refraschini |
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E' uscita in libreria il 25 marzo
2010 l'ultima attesa fatica di Andrea Camilleri. Si tratta di "Il nipote del Negus", romanzo
di ambientazione storica che non mancherà di conquistare
la già nutrita schiera dei fan dell'autore. La casa editrice
Sellerio, contemporaneamente all'uscita del libro, pubblica
anche un audiolibro con la curatela di Gush e per la
regia di Monica Nonno, in cui Camilleri legge
il suo testo insieme all'attrice Monica Demuru. I due
progetti sono indipendenti e quest'iniziativa da parte
della casa palermitana è da considerarsi molto interessante: d'altra parte, è
un'esperienza unica udire la voce dell'autore, così riconoscibile data la lunga
e felice frequentazione col tabacco, mentre legge le proprie parole, frutto di
una scrittura lenta e puntigliosa. La narrazione di carattere storico,
ambientata durante gli anni del fascismo, si svolge nei luoghi cari all'autore
ed ai suoi lettori grazie alle indagini del commissario Montalbano, che si muovono nella (fittizia) zona di Vigàta e Montelusa. Come sempre
accade nel filone storico della produzione di Camilleri,
la storia prende spunto da un fatto realmente accaduto: negli anni '30 accadde
che il Nipote del Negus di Etiopia si scrisse alla Regia
Scuola Mineraria di Caltanissetta; similmente, il punto
di partenza del libro viene offerto proprio dallo scompiglio creato dalla imminente
iscrizione alla scuola mineraria di Vigata del giovane
etiopico nipote del Negus, di nome Grhane Sollassié
Mbssa; bisogna offrire al ragazzo un'accoglienza degna
del suo rango, specie visto che questo potrebbe cambiare le sorti del contenzioso
aperto sui confini della Somalia. Ecco che, quindi, inizia una
ilare corrispondenza densa di raccomandazioni e preoccupazioni tra il Ministero
degli Esteri, il Prefetto, il Questore di Montelusa,
il federale di Vigata, il direttore della scuola. Camilleri
costruisce una narrazione simile a quella de "La concessione del telefono",
condotta attraverso missive, telegrammi, articoli, proclami, dispacci governativi
e naturalmente vive conversazioni che offrono scorci di inimitabile comicità (causata anche dal fatto che un giovane
"negro" - e quindi, sessualmente molto attivo - arriverà nella piccola
Vigata). La faccenda si fa seria quando Mussolini in persona
chiederà al giovane di scrivere una lettera indirizzata al potente zio, elogiando
i pregi dell'Italia fascista; la narrazione evolve inevitabilmente nella farsa
di fronte all'infinito temporeggiamento del giovane, attraverso scuse sempre più
improbabili, mentre le casse cittadine si svuotano per pagare i debiti lasciati
in bordelli e sartorie dal ragazzo che si dà alla "bella vita". Questo ultimo libro non deluderà
il lettore, strappandogli il sorriso come soltanto Camilleri
sa fare, con la sua solita maestria nel miscelare farsa e tragedia, italiano e
dialetto, storia e fantasia. A questo proposito, mi sembra opportuno citare le
parole del critico ed esperto di editoria Gian Carlo
Ferretti ("Storia dell'editoria italiana in Italia, 1945-2003", pag 313): "Narratore colto e popolare, amabile e ironico,
capace di rendere facilmente comprensibile la sua lingua mescidata con un abile sistema di glosse interne, Camilleri si può considerare un artigiano di gran classe:
quello in sostanza che è sempre mancato in Italia". Da leggere!
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© LiberaMENTE MAGAZINE 18 aprile 2010 |