LiberaMENTE MAGAZINE

Oriana Fallaci

di Claudia Dani

Il fine della scrittura è quello di raccontare una storia con un significato, non certo i soldi. Il fattore motivante dei libri è una grande emozione, un’emozione psicologica o politica o intellettuale.

Oriana fallaci nasce nel 1929 a Firenze è stata una scrittrice e giornalista. Fu la prima inviata donna in Italia al fronte durante la Guerra. Ha venduto milioni di copie dei suoi libri in tutto il mondo. Durante la gioventù, lo stato politico-sociale dell’Italia negli anni del potere mussoliniano e la figura del padre ebbero una grande influenza sulla sua vita futura. Il padre era un liberale contrario a Mussolini, infatti venne imprigionato e torturato da parte delle forze naziste durante l’occupazione di Firenze. Oriana si unì al movimento clandestino di resistenza, insieme al padre, a soli dieci anni. Nel 1979 affermava “Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare non è un essere umano”.

Oriana Fallaci iniziò la sua carriera giornalistica con un articolo di cronaca ma ben presto le sue doti emersero e in breve tempo si trovò ad intervistare importanti figure di rilievo e ad occuparsi di eventi internazionali. Esordì al Mattino dell’Italia centrale , quotidiano di ispirazione democristiana, per cui si occupò cronaca nera, giudiziaria e di costume. Fu poi licenziata dal quotidiano e si trasferì a Milano dove iniziò a lavorare al settimanale Epoca (Mondadori); passò poi all’Europeo, dove restò fino alla chiusura dei battenti del settimanale. Nel 1956 si recò per la prima volta a New York per occuparsi di costume e mondanità: di quel viaggio fu frutto il suo primo libro "I sette peccati di Hollywood", il quale racconta i retroscena della vita mondana della celebre città californiana. Seguirono, poi, un reportage sulla condizione della donna in Oriente, diventato poi il libro "Il sesso inutile", primo vero successo editoriale della Fallaci, e la visita negli USA per intervistare gli astronauti appena tornati dalla Luna. Nel 1965 pubblicò "Se il sole muore", dedicato al padre. Andò in Vietnam come corrispondente per l’Europeo, dove documentò menzogne, atrocità ma anche gli eroismi  e l’umanità di quella che ella stessa definì una sanguinosa follia. 

 

Da quell’esperienza nacque il libro "Niente e così sia". Ritornò negli Stati Uniti per seguire gli avvenimenti della morte di Martin Luther King e Bob Kennedy e delle rivolte studentesche di quegli anni. Durante una cruenta manifestazione studentesca in Messico (Massacro di Tlatelolco) fu ferita e persino creduta morta. La Fallaci definì quell’episodio come un massacro peggiore di quelli visti alla guerra. Guerra che non l’abbandonerà mai durante la carriera e la vita: fu inviata per seguire i conflitti in India, Pakistan, Sud America e Medio Oriente. La pubblicazione di "Quel giorno sulla luna" fu il resoconto del lancio dell’Apollo 11.

Nel 1973 la giornalista conobbe Alekos Panagulis, leader della Resistenza Greca contro il regime dei colonnelli.  Da quel momento sarà la sua compagna di vita fino alla morte. La storia del leader verrà raccontata in "Un uomo" del 1979. Oltre all’attività di reporter e scrittrice, Oriana Fallaci intervistò importanti personalità: possiamo nominarne alcuni come il direttore della CIA William Colby, il primo ministro pakistano Ali Bhutto, l’iraniano Ayatollah Khomeini, il segretario di stato americano Henry Kissinger, Federico Fellini, Sean Connery, Yassir Arafat e Wernher von Braun. “Non mi sento di essere e non mi sentirò mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento… Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e partecipo a ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione (infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale).” Queste le righe della prefazione al libro che raccoglie le sue famose interviste: "Intervista con la storia" del 1974. 

Durante la sua carriera scrisse per numerosi giornali e periodici: New Republic, New York Times magazine, Le Nouvel Observateur, The Washington Post, Look, Stern, Corriere della Sera, sono solo alcuni.

Nel 1990 esce "Insciallah", nel quale la scrittrice coniuga la ribalta internazionale con il racconto. Ambientato fra le truppe italiane  inviate dall’ONU nel 1983 a Beirut, la giornalista fu accreditata con il contingente italiano. Fu l’ultima volta  che la Fallaci fu un’inviata di guerra. Dopo l’uscita del libro si isolò andando a vivere a New York, nell’Upper East Side di Manhattan. Nella città americana iniziò la lavorazione del romanzo, durata tutto il decennio del 90, che venne interrotta dai fatti dell’11 settembre 2001. Quel romanzo, "Un cappello pieno di ciliegie" (saga familiare che attraversa la storia italiana dal 1773 al 1889) sarà pubblicato dopo la sua morte nel 2008. Nello stesso periodo scoprì di avere quello che lei definirà l’Alieno, un tumore ai polmoni. I suoi libri e articoli sull’11 settembre ("La rabbia e l’orgoglio" 2001, "La forza della ragione", 2004) hanno suscitato elogi e contestazioni sia nel mondo politico che nell’opinione pubblica. La volontà della Fallaci era quella di denunciare la decadenza della civiltà occidentale che, minacciata dal fondamentalismo islamico, non riesce a difendersi e reagire. Negli anni manifestò le sue posizioni e idee tramite articoli usciti su Il Foglio e Il Corriere della sera, espresse opinioni anticlericali e ne "La forza della ragione" si dichiara atea-cristiana. Ma, nonostante questo, espresse la sua ammirazione per Benedetto XVI e lo incontrò nel 2005. 

Tornò a Firenze con grande riserbo, dove morì nel 2006 a causa di un peggioramento delle condizioni di salute. È sepolta nel cimitero degli Allori a Firenze: con lei, sono stati interrati una copia del Corriere della sera, tre rose gialle e un Fiorino d’Oro. Gran parte del suo patrimonio librario è stato donato, per sua volontà,  alla Pontificia Università Lateranense di Roma. 

Oriana Fallaci, giovanissima, aveva deciso di diventare scrittrice: “La prima volta che sedetti alla macchina da scrivere, mi innamorai delle parole che emergevano come gocce, una alla volta, e rimanevano sul foglio… ogni goccia diventava qualcosa che se detta sarebbe scivolata via, ma sulle pagine quelle parole diventavano tangibili”. Ricorda di aver scritto “brevi storie ingenue a nove anni”, ma inizia “a scrivere davvero a sedici, quando divenni reporter a Firenze. Ho iniziato con il giornalismo per diventare scrittrice”. Quando le si è chiesto cosa sia stato importante per la sua carriera ella sottolineava l’appartenenza ad una famiglia liberale e impegnata politicamente, molti sono i ricordi della figura paterna, oltre a quello della madre e di Panagulis. “Il fatto di aver vissuto i giorni eroici della Resistenza Italiana attraverso mio padre che ne era leader. E ancora il fatto di essere fiorentina. Insomma è il risultato di una certa civiltà e cultura. Comunque a volte mi chiedo se il fattore più motivante non sia stato il fatto di essere nata donna e povera. Quando sei donna, devi combattere di più ed essere più creativa. Lo stesso quando nasci povero. La sopravvivenza è una grande motivazione”.

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© LiberaMENTE MAGAZINE 10 gennaio 2009