Oriana Fallaci |
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| di Claudia
Dani |
| Oriana fallaci nasce nel Oriana Fallaci iniziò la sua carriera giornalistica con un articolo di cronaca ma ben presto le sue doti emersero e in breve tempo si trovò ad intervistare importanti figure di rilievo e ad occuparsi di eventi internazionali. Esordì al Mattino dell’Italia centrale , quotidiano di ispirazione democristiana, per cui si occupò cronaca nera, giudiziaria e di costume. Fu poi licenziata dal quotidiano e si trasferì a Milano dove iniziò a lavorare al settimanale Epoca (Mondadori); passò poi all’Europeo, dove restò fino alla chiusura dei battenti del settimanale. Nel 1956 si recò per la prima volta a New York per occuparsi di costume e mondanità: di quel viaggio fu frutto il suo primo libro "I sette peccati di Hollywood", il quale racconta i retroscena della vita mondana della celebre città californiana. Seguirono, poi, un reportage sulla condizione della donna in Oriente, diventato poi il libro "Il sesso inutile", primo vero successo editoriale della Fallaci, e la visita negli USA per intervistare gli astronauti appena tornati dalla Luna. Nel 1965 pubblicò "Se il sole muore", dedicato al padre. Andò in Vietnam come corrispondente per l’Europeo, dove documentò menzogne, atrocità ma anche gli eroismi e l’umanità di quella che ella stessa definì una sanguinosa follia.
Da quell’esperienza nacque il libro "Niente e così sia".
Ritornò negli Stati Uniti per seguire gli avvenimenti della morte di Martin Luther
King e Bob Kennedy e delle rivolte studentesche di quegli anni. Durante una cruenta
manifestazione studentesca in Messico (Massacro di Tlatelolco)
fu ferita e persino creduta morta. La Fallaci definì quell’episodio come un massacro
peggiore di quelli visti alla guerra. Guerra che non l’abbandonerà mai durante
la carriera e la vita: fu inviata per seguire i conflitti in India, Pakistan,
Sud America e Medio Oriente. La pubblicazione di "Quel giorno sulla luna"
fu il resoconto del lancio dell’Apollo 11. Nel 1973 la giornalista conobbe Alekos
Panagulis, leader della Resistenza Greca contro il regime
dei colonnelli. Da quel momento sarà la sua compagna
di vita fino alla morte. La storia del leader verrà raccontata in "Un uomo"
del 1979. Oltre all’attività di reporter e scrittrice, Oriana Fallaci intervistò
importanti personalità: possiamo nominarne alcuni come il direttore della CIA
William Colby, il primo ministro pakistano Ali Bhutto,
l’iraniano Ayatollah Khomeini, il segretario di stato americano Henry Kissinger,
Federico Fellini, Sean Connery, Yassir Arafat e Wernher
von Braun. “Non mi sento di essere e non mi sentirò
mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento… Su ogni esperienza personale
lascio brandelli d’anima e partecipo a ciò che vedo o sento come se riguardasse
me personalmente e dovessi prendere una posizione (infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale).”
Queste le righe della prefazione al libro che raccoglie le sue famose interviste:
"Intervista con la storia" del 1974. Durante la sua carriera scrisse per numerosi giornali e periodici:
New Republic, New York Times magazine, Le Nouvel Observateur,
The Washington Post, Look, Stern, Corriere della Sera, sono solo alcuni. Nel 1990 esce "Insciallah",
nel quale la scrittrice coniuga la ribalta internazionale con il racconto. Ambientato
fra le truppe italiane inviate dall’ONU nel Tornò a Firenze con grande riserbo, dove morì nel Oriana Fallaci, giovanissima, aveva deciso di diventare scrittrice:
“La prima volta che sedetti alla macchina da scrivere, mi innamorai delle parole
che emergevano come gocce, una alla volta, e rimanevano sul foglio… ogni goccia
diventava qualcosa che se detta sarebbe scivolata via, ma sulle pagine quelle
parole diventavano tangibili”. Ricorda di aver scritto “brevi
storie ingenue a nove anni”, ma inizia “a scrivere davvero a sedici, quando divenni
reporter a Firenze. Ho iniziato con il giornalismo per
diventare scrittrice”. Quando le si è chiesto cosa sia stato importante
per la sua carriera ella sottolineava l’appartenenza ad una famiglia liberale
e impegnata politicamente, molti sono i ricordi della figura paterna, oltre a
quello della madre e di Panagulis. “Il fatto di aver vissuto i giorni
eroici della Resistenza Italiana attraverso mio padre che ne era leader.
E ancora il fatto di essere fiorentina. Insomma è il risultato di una certa civiltà
e cultura. Comunque a volte mi chiedo se il fattore più motivante non sia stato
il fatto di essere nata donna e povera. Quando sei donna,
devi combattere di più ed essere più creativa. Lo stesso quando nasci povero.
La sopravvivenza è una grande motivazione”.
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© LiberaMENTE MAGAZINE 10 gennaio 2009 |