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Peggy Guggenheim
di Giulia Bombelli

 

Peggy Guggenheim: an Art Lover

Dell’Arte e degli Amori bisognerebbe cantare per raccontare la vita di Peggy Guggenheim, straordinaria figura di collezionista/mecenate/musa ispiratrice di alcuni degli artisti che hanno rivoluzionato l’arte del Novecento, da Max Ernst a Jackson Pollock.

Dipinto di Max Ernst

Una personalità complessa e fuori dagli schemi, una vita sentimentale tormentata, una storia che mentre si svolge è già un mito, ma soprattutto una vocazione profonda e radicale: celebrare e proteggere l’arte del proprio tempo. Peggy Guggenheim dedica tutta la sua vita all’instancabile ricerca di nuovi talenti: le sue scelte anticonvenzionali, guidate dal gusto sicuro della sua sensibilità, diventano in breve tempo il gotha del collezionismo artistico mondiale.

Peggy nasce il 26 agosto 1898 da Benjamin Guggenheim e Florette Seligman, rampolli di due delle più ricche famiglie industriali americane. Il padre muore nel 1912 nel naufragio del Titanic e mentre i sogni dell’era del positivismo colano a picco, Peggy diventa una giovane ereditiera in una New York piena di promesse. Lavorando ancora ventenne in una libreria, la Sunwise Turn, entra nei circoli artistici e intellettuali della città dove incontra il primo amore, il talentuoso artista dada Laurence Vail che  non mancherà di descrivere in un romanzo, Murder!Murder!, la sua vita tempestosa con Peggy, sua consorte dal 1922.

Nel 1921 Peggy si ritrova in Europa, in quella vorticosa Parigi bohémienne della “generazione perduta” di Montmartre: Joyce, Hemingway, Beckett, Brancusi, Giacometti, Tanguy, Léger, Ray, Ernst e Breton sono le presenze geniali che punzecchiano la curiosità intellettuale della giovane americana, unita a loro in un profondo sodalizio artistico. L’alfabeto onirico del Surrealismo si è ormai precisato in questi anni grazie al suo caposcuola Andrè Breton, pioniere e guida dell’ esplorazione dell’inconscio umano e delle sue pulsioni nascoste trasformate in immagine. Peggy conosce questo mondo e se ne innamora, dividendo il suo cuore tra il Surrealismo e il secondo marito , l’intellettuale inglese John Holms, che sposa nel 1928.

Andrè Breton

Nel 1938 Peggy apre una galleria d’arte a Londra, la Guggenheim Jeune: nientemeno che Marcel Duchamp è il suo consigliere e ispiratore, insegnandole “la differenza tra l’arte astratta e surrealista”e aiutandola a definire i contorni della sua personalissima estetica, capace di influenzare il corso dell’arte dell’ultimo dopoguerra. Ma il grande sogno di Peggy è quello di costruire un grande museo di arte moderna a Londra. Il piano è già chiaro nella sua mente: determinata a “comprare un quadro al giorno” seguendo quella lista di artisti prontamente stilata da Herbert Read, nemmeno la guerra potrà fermarla. La sua caparbietà avanza come un carro armato sopra quegli anni tragici per collezionare pezzi di Braque, Picasso, Dalì e Mondrian mentre i tedeschi occupano la Francia. Costretta dagli eventi a lasciare l’Europa, nel 1941 torna a New York, dove sposa Max Ernst. Nell’ottobre del 1942 apre la sua galleria/museo Art of this Century, improntata a quell’idea nuova di spazio espositivo inventata dallo zio di Peggy, il fondatore del primo museo di arte astratta americana, Solomon R. Guggenheim. Per l’inaugurazione del museo Peggy indossa un orecchino di Tanguy e uno di Calder, per dimostrare la sua <<imparzialità tra l’arte surrealista e quella astratta>>. Vaneggiamento di un’eccentrica ereditiera o professione di fede per una scelta artistica? Per Peggy l’arte è vita, qualcosa che si può amare, sposare, e - perché no?-  anche indossare come un paio di vistosi occhiali da sole.

Peggy espone la sua straordinaria raccolta di arte cubista, astratta e surrealista, fa conoscere all’America l’arte d’avanguardia europea e promuove le opere di nuovi talenti americani allora sconosciuti: Motherwell, Rothko, e soprattutto Pollock, superstar della galleria. E ritorno: nel 1948 espone i suoi artisti in Europa, alla Biennale e compra casa a Venezia, quel Palazzo Venier dei Leoni dove trasferisce tutta la sua collezione, che apre al pubblico dal 1951. La collezione farà il giro del mondo nei vent’anni successivi e sarà infine donata nel 1969, insieme al palazzo, alla Fondazione Solomon Guggenheim che tuttora la gestisce.

Peggy Guggenheim muore all’età di 81 anni, il 23 dicembre 1979.

La storia dell’arte non è fatta solo dai grandi artisti, ma anche da chi possiede il coraggio (e le possibilità) di scommettere su di loro. La lunghissima carriera di questa donna è stato il frenetico ed entusiasmante intreccio di mondanità effimere  con un sogno dell’arte eterno. Al di là delle logiche di mercato, delle mode, degli opportunismi, ciò che della folgorante vita di Peggy Guggenheim rimarrà per sempre è una cosa sola: l’arte è nostra, abita la nostra casa ed è la nostra famiglia.

 


© LiberaMENTE MAGAZINE 9 marzo 2008