| Anna Politkovskaja |
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| di
Claudia Dani |
| “Io vivo la mia vita
e scrivo di ciò che vedo” (A. Politkovskaja) Anna Politkovskaja
nasce il 30 agosto Inizia la
carriera nel 1982 presso il giornale moscovita Izvestija, proseguendo con Anna Politkovskaja
si reca più volte in Cecenia, per sostenere le famiglie colpite, visita ospedali
e campi profughi, intervista militari russi e civili ceceni. Da cui trae i suoi
pezzi, nei quali non risparmia critiche forti ai modi utilizzati dalle forze russe
in Cecenia, abusi sulla popolazione civile che spesso sono appoggiate in silenzio
dai Primi ministri ceceni (Ahmad e Ramsan Kadyory) sostenuti da Mosca. La giornalista
si trova spesso ad assolvere il ruolo di “negoziatrice privilegiata” della guerriglia
in corso ma anche durante i fatti del Teatro Dubrovkra, su cui scriverà pezzi
di una realtà crudele. Il sequestro del teatro avviene fra il 23 e il 26 ottobre
2002, vennero tenuti in ostaggio 850 civili da parte di una quarantina di militanti
armati ceceni che rivendicavano il ritiro immediato delle forze russe dalla Cecenia.
Il sequestro ebbe fine quando un agente chimico fu inserito nel sistema di ventilazione
e permise l'irruzione, molte persone morirono fra terroristi e civili, in realtà
una stima precisa non è mai stata fatta. Nel 2003
pubblica “A small corner of Hell: Dispatches from Chechnya” ennesima denuncia
della guerra brutale in corso, migliaia di civili torturati,rapiti e uccisi da
forze cecene o da autorità federali russe; il libro è il risultato di testimonianze
anche di militari russi, la Politkovskaja si trova direttamente sul campo, di
quello che stava accadendo, tanto da doversi avvalere della protezione di alcuni
ufficiali per alcuni periodi. Nel settembre
del 2004, mentre si sta recando a Beslan, teatro del sequestro di circa 1200 persone
in una scuola da parte di fondamentalisti islamici e separatisti ceceni, è colpita
da un malore improvviso, che porterà ad un ricovero in ospedale, di cui non si
capirà mai del tutto l'origine, si pensa ad un avvelenamento anche se l'accaduto
non sarà mai chiarito completamente. “certe
volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano.
Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato un'informazione.
Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare” “non mi
considero un magistrato inquirente, ma una persona che descrive quello che succede
a chi non può vederlo” La giornalista
viene ritrovata morta il 7 ottobre 2006 nell'ascensore del suo palazzo a Mosca.
Vengono trovati una pistola e quattro bossoli accanto al corpo, la pista seguita
è quella di un omicidio eseguito da un killer a contratto, per conto di sconosciuti.
L'inchiesta ha portato in seguito, all'arresto di più di dieci persone fra cui
alcuni ex funzionari dei servizi di sicurezza e del leader ceceno di un'organizzazione
criminale di Mosca. Il procuratore generale ha sostenuto che il mandante dell'assassinio
si trovi all'estero. Ad oggi le conclusione delle indagini sono ancora parziali
e suggeriscono la mancanza di volontà politica nell'individuare i responsabili
dell'assassinio. Anna Politkovskaja aveva due figli, ed era separata dal marito
giornalista anch'egli. Il giorno dopo l'assassinio il computer della giornalista
è già nelle mani della polizia russa così come il materiale dell'inchiesta che
stava conducendo sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate
al primo ministro Ramsan Kadyrov. Ma il suo editore possiede ancora del materiale
che pubblicherà, sulla Novaja Gazeta, il 9 ottobre stesso, a due giorni dall'omicidio.
I funerali si svolgono il 10 ottobre a cui partecipano più di mille persone, fra
cui nessun rappresentante del governo. Anna Politkovskaja,
la ricordiamo per la sua espressione seria, quasi accigliata, con gli occhiali
austeri. Una carriera giornalistica sempre all'insegna del coraggio, la sua, sempre
in prima linea, sotto il segno della verità, della lotta per i diritti, per la
dignità dell'uomo, per la libertà e Il suo impegno
è stato riconosciuto da numerosi premi fra cui: 2001 Premio dell'Unione dei giornalisti
russi, Global Award for Human rights Journalism, 2002 Freedom to Write Award,
Courage in Journalism Award, 2003 Lettre Ulysses Award, Medaglia Hermann Kesten,
2004 Premio Olof Palme, 2005 Premio per la libertà ed il futuro dei media, 2006
International Journalism Award, 2007 Premio Internazionale Tiziano Terzani.
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