| Questione di Cuore |
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| di
Chiara Bianchi |
Questione di cuore. Francesca Archibugi. 2009 Alberto invece è un affascinante incantatore, un costruttore di storie, uno sceneggiatore che affronta tutto con edonismo e superficialità. La stessa afosa notte d’estate, hanno entrambi un attacco di cuore e si ritrovano, pieni di paura, in terapia intensiva, con la voglia di raccontarsi, di confrontarsi per affrontare meglio il dramma della malattia. Nascerà
fra loro, così diversi e apparentemente incompatibili, un forte feeling che si
trasformerà presto in un’amicizia viscerale ed irrinunciabile mentre le loro vite
si fonderanno e saranno chiamati ad affrontare l’inevitabile tragicità degli eventi. A volte, non spesso ma succede, il cinema italiano si ricorda da dove viene, si ricorda del neorealismo e dei grandi maestri, tira fuori la sua vera natura fatta di grande qualità, contenuto, profondità che, senza retorica alcuna, si posa nell’anima come una piuma e lì resta, sedimentando nei cuori e nelle coscienze degli spettatori. Il
film della Archibugi è bellissimo, potrei anche non aggiungere
altro. È intenso senza essere melenso, è divertente senza ammiccare o cadere in
facili e banali cliché, affronta argomenti drammatici con la leggerezza che solo
chi possiede finezza di pensiero e profondità di fondo, può permettersi. La caratterizzazione dei personaggi è puntuale, verosimile, stratificata, la struttura del racconto – da un romanzo di Umberto Contarello, già sceneggiatore di Vesna va veloce e La stella che non c’è – ha la meravigliosa fluidità della perfezione della grande scrittura. La macchina
da presa indaga, maleducata, i piccoli gesti, gli sguardi ancora più intensificati
nei primi piani, sguardi che spiano, ricercano, analizzano ed esprimono sentimenti
che passano veloci dall’uno all’altro dei numerosi personaggi che si studiano
per meglio comprendersi e per amarsi ancora più profondamente. Fra gli attori, tutti in stato di grazia, spiccano Micaela Ramazzotti, naturale, verace e davvero bellissima ed i due grandiosi protagonisti, il “principe” Kim Rossi Stewart che non potrebbe essere più diverso da se stesso e forse non è mai stato così bravo e Antonio Albanese, grande, immenso mattatore. Piccola curiosità: in una breve ma spassosa scena, compaiono, nel ruolo di loro stessi, Stefania Sandrelli, Paolo Virzì, Daniele Lucchetti, Paolo Sorrentino e soprattutto Carlo Verdone in tutta la sua verve ipocondriaca, del cast fa anche parte Paolo Villaggio. Assolutamente da non
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© LiberaMENTE MAGAZINE 31 maggio 2009 |