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La Ragazza del Lago
di Chiara Bianchi

Cinema d’estate (Re)visioni: La ragazza del lago di Andrea Molaioli

Trionfatore assoluto ai David di Donatello, ribattezzati ironicamente dal presentatore Tullio Solenghi “…l’ultima edizione de La ragazza del lago 2008...”, è l’opera prima del quarantenne Molaioli, un film lento, riflessivo, intrigante, un giallo contemplativo dalla tempistica atipica che scava nel profondo e lascia poco spazio all’azione “muscolare” fine a se stessa.

Protagonista è la fissità del paesaggio, le strade, le case della profonda provincia friulana, le montagne ed il lago, lo specchio fisso del titolo che ospita, secondo una antica leggenda, un serpente che addormenta con lo sguardo. Ed è proprio nella fiaba che il film trova la sua più profonda ispirazione: c’è la piccola cappuccetto rosso, un orco buono e un po’ tonto, un lupo cattivo che non può camminare, una bella addormentata che forse il principe ha fatto addormentare per sempre.

Impossibile anche non tentare un parallelismo con Twin Peaks anche se Anna, la giovane vittima, è molto diversa dalla disinibita Laura Palmer anche se con Laura ha in comune la profonda consapevolezza del male di vivere, dell’assenza di motivazione plausibile, una certa “diversità” di sguardo e di approcci, un fascino misterioso e l’abitudine di affidare la propria essenza alle pagine di un diario.

Ma tutti i personaggi sono tormentati, in varia misura, dai sensi di colpa e nascondono segreti spesso inconfessabili, anche l’investigatore burbero e capace, ha il suo dolore provato, il suo dramma familiare.

Un film di grande atmosfera e dai tempi dilatati, estremamente verosimile e coinvolgente. Forse la trama non è proprio perfetta e in più punti alcune informazioni risultano superflue nell’economia del thriller e certe situazioni sono un po’ “tirate” ma nel complesso il meccanismo funziona piuttosto bene grazie anche ad una regia discreta che non rinuncia però a qualche ottima soluzione autoriale (come l’avvicinamento della macchina da presa in una delle primissime scene, che riesce, attraverso un semplice movimento e all’aumento dell’audio, a creare tensione, drammaticità e mettere volontariamente sulla strada sbagliata, a creare allarmismo e a sviare lo spettatore) ad una fotografia che predilige i toni freddi e ad una prova attoriale corale di altissimo livello. Menzione speciale per Toni Servillo, come sempre.


© LiberaMENTE MAGAZINE 21 settembre 2008