LiberaMENTE MAGAZINE

Rania di Giordania

di Katia Olivieri

Sono tante le interviste rilasciate da Rania, pur essendo una donna per molti aspetti riservata, come si conviene a una donna sposata a un re, Abdallah, re di Giordania, re di un paese musulmano.
Rania di Giordania è una donna di fine estrazione sociale, ma soprattutto una donna istruita. La sua cultura emerge quanto la sua bellezza, e nessuno come lei ha fatto intendere alle donne che solo il sapere è il vero potere. Non si può servire bene il proprio Paese se non si ha un’adeguata istruzione. Rania di Giordania, in questi dieci anni della sua investitura, dacché è diventata regina, si è fatta baluardo dei diritti delle donne, nonché dell’emancipazione femminile, e l’ha fatto anzitutto spiegando quanto sia importante, per le donne in primo luogo, il sapere, perché soltanto questo è in grado di riscattare davvero la condizione femminile. “Le donne ce la fanno studiando” ha asserito più volte.

Rania nasce in Kuwait, nel 1970, da genitori palestinesi. Frequenta nel Kuwait la New English School, e successivamente consegue la laurea in Gestione di Impresa presso l'Università Americana del Cairo. Subito dopo la laurea nel 1991, la regina Rānia ha lavorato presso il gruppo finanziario Citibank, prima di essere assunta nella sede giordana della Apple Computer.

Un amore meraviglioso è in attesa di Rania che incontra per la prima volta il re di Giordania ‘Abd Allāh bin (variante orientale di "Ibn") al-Husayn, quando era ancora principe, a una cena, nel gennaio del 1993. La vita dei due si scandisce come quella di due ragazzi qualunque. Il principe la corteggia, non mollerà mai la presa, finché riuscirà a sposarla, e un grande destino si prepara. In barba a quello che si è soliti immaginare e credere, la loro è inizialmente una vita semplice. Vanno a vivere in America presso l’accademia militare di Montery, in un’appartamento di solo tre stanze. Lei cucina e lui lava i piatti. Vanno al cinema e si divertono come matti. Quando tornano in Giordania li si vede spesso passare su di una rombante motocicletta giapponese. Talvolta in discoteca, più seri al ristorante, finché nel 1999, alla morte di re Hussein, diventano re e regina. I reali di Giordania hanno quattro figli: Husayn, Īmān, Salma e Hāshim.

Rania diventa subito la bellissima immagine all’estero del suo paese: stupenda, elegantissima nella sua mise occidentale, riservata come deve essere una moglie musulmana, talvolta usa il velo, con un sorriso che incanta, si occupa di beneficenza a livello mondiale, interviene a tutte le cerimonie più importanti nei quattro cantoni del mondo, facendosi notare per la sua classe, il suo stile. Accompagna il marito se questo si allontana per più di due giorni dalla Giordania, portando con sé i quattro bambini.  È un grande amore. Nessuno ne dubita, fuorché i maligni, ricordando re Hussein, con più di una moglie, hanno ventilato più di una volta una crisi fra i due: crisi che non è mai avvenuta, e lascia loro la bocca asciutta.

Una donna troppo perfetta per essere vera? In realtà, Rania è semplicemente una donna conscia del suo ruolo, e in primis della grande statura della sua intelligenza, della sua cultura, della sua bontà, del suo ruolo di moglie, madre, regina, e ambasciatrice dei diritti a difesa dei più deboli. Da regina, Rania si è battuta molto per migliorare la condizione delle donne in Giordania, e in genere in tutti i paesi islamici. Ha ricevuto il titolo onorario di Colonnello delle Forze Armate Giordane il 9 giugno del 2004. Si occupa di numerose attività nel suo paese: lo sviluppo di progetti economici, l'incoraggiamento degli investimenti stranieri, la protezione dei bambini da ogni tipo di violenza, la promozione dell' Early Childhood Development, l'inserimento dell'insegnamento di informatica nelle scuola. Sicché, è proprio l’informatica a costituire l’ennesimo fiore all’occhiello della regina. Grazie ai social network, lo stile, l’eleganza, il sorriso, gli occhi da cerbiatta, i quattro figli, le passeggiate con loro all’aria aperta, la vita dei due consorti reali, e i viaggi, primo fra tutti quello in Italia, il Bel Paese, lo elogerà la regina, tutto finisce in rete: riscuotendo una risonanza che nessun altro mezzo di comunicazione consentirebbe. “Mi sento alla grande! Ho appena raggiunto il mio primo milione (di followers!). Grazie a tutti per farmi sentire così ricca.” Proprio con questo tweet la regina annuncia di aver raggiunto un milione di visitatori su Twitter. Ha un suo sito ufficiale www.queenrania.jo 

Rania di Giordania è figlia dei suoi tempi, e ha tutte le carte in regola per poter ripensare al ruolo della donna d’oggi, fuori da ogni schema e pregiudizio. La sovrana hashemita, da sempre impegnata in un dialogo pieno di fermenti tra l’Oriente e l’Occidente,  è il chiaro esempio di una terra dove il vento fresco è portatore di innumerevoli cambiamenti. Ammirate questa donna, si osservi la donna, innanzitutto, e non la regina. La regina, prima ancora di diventare una regina, ha più volte dichiarato di non esser mai stata discriminata, in paesi arabi come il suo. Ma non è mai la legge che fa la differenza, la legge che spesso rimane lettera morta, è la mentalità delle persone che va cambiata. Si ricordi Sanaa, la ragazza di origini marocchine uccisa in Italia, e si ricordi Amina, colpita a morte con le pietre, in Afghanistan, per aver commesso adulterio; e si ricordi tutte le altre vittime di delitti d'onore in tutto il mondo. La donna è forse un essere inferiore? È forse la bella giovenca sottomessa, sposa destinata, e spesso non l’unica, alla quale si misura il bacino, nata solo per fare figli e accudire la casa? “Nell`Islam non c`è posto per i delitti d`onore. In nessuna parte del mondo c’è posto per i delitti d’onore” ha insistito più volte Rania.“Ciò che induce a commetterli sono tradizioni arretrate. La cosa più importante è cambiare la mentalità delle persone: puoi cambiare la legge, ma non per questo cambi la realtà” parola di Rania, regina di Giordania.


Introduzione alla poesia "Tante favole abbiamo ascoltato"

di Katia Olivieri

Nel lontano dicembre 2001, la mia amica poetessa Novella Torre, mi rigirò una e-mail di Amnesty International che chiedeva firme da tutte il mondo, per salvare Amina, una donna afghana, di 29 anni. Successivamente un’altra donna riuscì a scampare alla feroce uccisione, anche lei di nome Amina, una donna nigeriana che, grazie alla mobilitazione internazionale, si salvò. Pensavo fosse la mia Amina, pensavo che anche la mia Amina, che la mia firma, insieme a quella di tante altre persone, fosse servita a qualcosa. La mia Amina, invece, giudicata colpevole di adulterio da una corte distrettuale, sarebbe stata uccisa a sassate (o, secondo altre fonti, sarebbe stata ammazzata dal marito a colpi di pietra) nella prima  esecuzione di questo tipo dopo la cacciata dei talebani da parte delle truppe Usa. Il suo amante è stato frustato e poi rilasciato. Le autorità afghane hanno aperto un'inchiesta.

Si legge nei comunicati stampa:

Lapidata. Trascinata nella strada, picchiata, tramortita, poi finita a  sassate, con agonia lenta, terrificante. La tradizione è dura a morire. A tirare la prima pietra sarebbe stato proprio il marito, che poi avrebbe aizzato gli uomini della sua famiglia e di tutto il villaggio. Un piccolo centro abitato nel distretto di Argo, a ovest di Faizabad, il capoluogo della provincia settentrionale del Badakhshan. Sembra che il marito fosse rimasto all'estero 5 anni. Al ritorno, avrebbe scoperto che la giovane moglie  aveva instaurato una relazione con un vicino. «La condanna per lapidazione è  stata eseguita giovedì. La sentenza era stata voluta dal leader religioso  locale, mullah Mohammed Yussuf», ha dichiarato con linguaggio burocratico il capo della polizia regionale, generale Shah Jahan Noori. Il quale ha anche aggiunto che è stata aperta un'inchiesta e promette di punire gli  eventuali responsabili. «Abbiamo inviato una delegazione sul posto per verificare le informazioni. Se fossero confermate, sarebbero puniti i colpevoli. Perché questo tipo di decisioni stanno alla magistratura e non ai dignitari locali», specifica. Secondo alcune fonti legate alla Commissione afghana  per i diritti dell'uomo, però non vi sarebbe stata lapidazione, ma la donna sarebbe stata assassinata in altro modo dalla famiglia del marito. Pare, inoltre, che la famiglia del marito tradito si sia limitata a «punire l'amante con 100 frustate in pubblico».  L. Cremonesi

Nessuno al mondo può tollerare questa barbarie, e Rānia, la Regina di Giordania, è il chiaro esempio, che una donna va rispettata in ogni luogo, in ogni circostanza, in ogni momento.


Tante Favole Abbiamo Ascoltato

ad Amina

 

                                                Lasciami dire di quel velo azzurro

                                       rinnegato

 dentro un sonno di nuvole grigie.

 

[Tante favole abbiamo ascoltato.]

 

I giardini giulivi

dove s’involano mute

piume bianche di gioia,

e i lunghi corridoi d’acqua

dove corrono a perdifiato

                        i nostri baci.

Il silenzio dell’alba

che ancora sovrasta

i grandi pini marittimi

                scoperchiati

in un gemito d’aria fresca

                                  [e libera.

E il profumo delle zagare e dei limoni,

l’impronta divertita di una stella marina

[…] sotto lo sguardo miope della torre.

                                          

 

                  E poi milioni, milioni, milioni

                                                  [di chiese,

e un gomitolo di case

                     rappreso

          sopra la collina.

Le voci piccole

dei bambini

che giocano - anche di notte -

nascosti sotto il letto.

                                          

Lasciami finire, sì,

le favole belle

dei nostri mari

e delle nostre terre

prima che il buio cada

sopra gli alberi che non conosci,

gli alberi troppo nudi,

a cui tentiamo invano

                                               d’aggiustare una foglia.

                     

 

 

E qualche brandello di casa

                                 resiste

una candela indifesa

                      galleggia, ora,

dentro una palude d’inganni.

 Là. Dove camminano

- settimane intere -

file nere di donne,

devi sapere,

   come tante formiche;

pur di riuscire a votare.

 

Lasciami allora dire

di chi sotto il cielo

non può restare

e nascoste sotto il velo

nessun diritto.

Forse anche lei,

tanto a lungo

giovane pianta coraggiosa

dentro una voragine,

col suo fiore attaccato al seno,

sognava l’amore.

E di quel suo paese

di steppe e deserti salati

di quel suo paese, AFGHANISTAN,

sulla cartina

neppure una croce.

Quel sasso

sempre in bilico

sopra le eliche del vento.

                                                         

                     Oh il vento, il vento, il vento

che soffia violento

e impreca

centinaia di giorni l’anno.

Il vento, laggiù, che ha fermato

i carovanieri

ma non le donne;

[le donne che hanno osato amare!]

 

Lasciami allora dire

di chi mai un giorno                                          

è stata bambina                                                

ed il sole                                                                                  

è un sogno sbiadito.

Sotto un velo spesso di rabbia

tanto, troppo a lungo trattenuto.


© LiberaMENTE MAGAZINE 15 novembre 2009