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Ritorno dall'India
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di Silvia Carena
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Un Paese immenso, che sfugge a qualsiasi tentativo di comprenderlo e di
interpretarlo, una storia avvolgente, un amore irrazionale, un vago
senso di mistero che traspare a tratti, tra le righe. Questi gli ingredienti di questo romanzo-racconto
di viaggio, il cui protagonista è un giovane medico israeliano, Benji
Rubin, che viene assoldato dal direttore
amministrativo dell’ospedale in cui lavora per andare in India a recuperare
la figlia malata di epatite. Il viaggio in compagnia
del direttore e di sua moglie si rivelerà un’autentica scoperta: Benji
scoprirà un Paese dal fascino inimmaginabile, ma scoprirà anche di
avere posto nel suo cuore per un amore assurdo ed impossibile; il
giovane medico si innamorerà irreparabilmente di una donna sposata,
ed inizierà un altro viaggio: quello tortuoso ed avvincente che lo
porterà a diretto contatto con i propri sentimenti e la propria intima
identità. Per chi, come me, ama perdersi tra paesaggi e sentimenti differenti, questo
libro è fantastico: un’oasi in cui dissetarsi e dimenticare l’asfalto
delle nostre città, per immergersi nelle sacre acque del Gange, o
nell’umanità brulicante di Calcutta, o ancora nella pace assoluta
di un piccolo monastero buddista. Le descrizioni di Yehoshua sono dei piccoli quadri impressionisti, degli
schizzi d’autore che trasmettono tutto il fascino e la magia dell’India: “Donne in sari scendevano alle rive con
incedere lento e nobile; prendevano le chiome tra le mani e le immergevano;
gli uomini, quasi completamente nudi, si lasciavano scivolare in profondità
e rimanevano a lungo sott’acqua, per poi riemergere purificati (…)
In quel momento, nella sera che scendeva, rochi altoparlanti diffusero
appelli alla preghiera; in molti uscirono dall’acqua e si piazzarono
sulla riva (…) Anche il nostro barcaiolo lasciò i remi, si inginocchiò
e pregò lungamente, mentre la barca andava alla deriva. Rimanemmo incantati, io e gli altri turisti, alla visione del barcaiolo
immerso in preghiera, che abbandonava la barca alla corrente (…) “Del superbo panorama che si era spalancato davanti a noi nel pomeriggio
era rimasta solo un’oscurità vuota e profonda; alcune fiaccole isolate
ardevano sulle rive del Gange, lungo la quale frusciavano come ombre
fatate i pellegrini.” E tra “odori e colori di pellegrini, bramini e mendicanti”, il giovane
dottore israeliano viene irretito da un nuovo
sentimento di benessere spirituale, che lo invade a poco a poco, aprendo
il suo cuore alla novità e all’ accattivante mistero dell’amore. Attraverso questo percorso di “rigenerazione” egli giungerà a mettere
in discussione tutte le sue verità, compresa la scientificità
della medicina, che in un Paese come l’India sembra dover indietreggiare di fronte all’insondabile scienza della
medicina spirituale. Un libro bellissimo, che fa venir voglia di viaggiare. Una meravigliosa storia d’amore e d’avventura, per chi ancora osa avventurarsi
tra i meandri misteriosi dell’amore. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 28 Luglio 2007 |