| Sconosciuti in Treno |
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| di
Elena Refraschini |
| Titolo: Sconosciuti in Treno “Sconosciuti in treno” (1949) riprende un tema classico della letteratura gialla, lo scambio di omicidi, usandolo per mostrare il disfacimento della psiche umana, se posta sotto certe pressioni. Guy Haines e Charles Anthony Bruno si ritrovano per caso sullo stesso treno diretto verso Sud (guardacaso, diretto verso un mondo fatto di small towns così importanti nell’immaginario americano). L’autrice ci offre subito uno spaccato dello stato psicologico di Guy: affermato giovane architetto a New York, sta tornando nel piccolo paese di origine, richiamato della moglie Miriam, da cui è separato; si tratta di una donna di paese volgare e manipolatrice, che rimane incinta del nuovo amante per farsi sposare da lui, ma deve prima ottenere il divorzio da Guy: “Capì che l’odio aveva cominciato a paralizzargli la mente”, con queste parole ci informa la Highsmith. Mentre Guy è immerso in questi pensieri e tenta invano di concentrarsi sulla lettura di Platone, compare il compagno di scompartimento, Charles Anthony Bruno. Guy non è felice all’idea di dover fare conversazione forzata con uno sconosciuto, ma alla fine la curiosità e sincerità di Bruno hanno il sopravvento. Per quello strano meccanismo che rende più facile raccontare i dettagli più imbarazzanti della propria vita ad uno sconosciuto piuttosto che ad un amico, Bruno (che probabilmente comunque di amici non ne ha) non nasconde a Guy di odiare suo padre, che ha lasciato soli lui e sua madre, tentando ogni volta in qualsiasi modo di evadere dall’obbligo di inviare denaro alla famiglia. In realtà, durante questa confessione, Guy sta pensando ad Anne, la sua nuova donna, membro dell’alta borghesia cittadina e sicuramente diversa da Miriam, che andrà a trovare in Messico dopo la visita alla “moglie”. Bruno intanto prova curiosità verso il suo interlocutore e riesce a farsi dire da lui il motivo della visita a Metcalf, dove Guy è diretto. Comprendendo il fastidio che quel pensiero provoca nella mente di Guy, che vorrebbe solo pensare al suo lavoro e alla dolce Anne che lo sta aspettando, Bruno ventila l’idea portante della vicenda: “Che idea! Uccideremo l’uno per l’altro! Capisce? Io ucciderò sua moglie e lei ucciderà mio padre. Ci siamo incontrati in treno e nessuno sa che ci conosciamo. Un alibi perfetto! Ha capito?”. Guy è estremamente infastidito dall’”idea” e soprattutto dalla serietà e insistenza con cui Bruno ne parla, perciò decide di andarsene. Guy arriva a Metcalf, va a trovare Miriam e inseguito si dirige in Messico da Anne. Bruno, intanto, si fa sentire con lettere e telefonate. Guy è molto infastidito, ma non capisce la serietà della proposta: talmente seria che Bruno decide di compiere da solo il primo atto: trova Miriam, la segue in un parco divertimenti e, nascosto alla vista degli amici di lei, la uccide. Guy viene a sapere della morte della moglie da parte di sua madre e subito pensa a Bruno come possibile omicida: lo chiama “ragazzo nevrotico”, ma tenta di scacciare questo pensiero, in fondo abbastanza assurdo per quanto ne sa lui, dalla mente: Bruno, ragazzo venticinquenne con problemi di alcoolismo, che odia il padre e ha un rapporto morbosamente stretto con la madre. Nonostante la nuova grande commissione appena ricevuta, e la possibilità ora di stare liberamente con Anne, Guy non è felice: Bruno è ormai un chiodo fisso nella sua testa che lo rende ansioso e che fa incrinare i suoi rapporti con l’esterno. Non ottenendo risposte via posta, Bruno si presenta di persona davanti a quello che chiama “buon amico”, il quale prontamente lo respinge ma non può alla fine fare a meno di “bere qualcosa” con lui. Bruno diventa ora una presenza oscura, ombrosa, evanescente nella prima tranquilla esistenza di Guy: è diventato un martellamento dei nervi, un male che non si può guarire. Questo odio che lo divora da dentro lo rende anche incapace di amare Anne: ed è proprio quest’ultimo motivo che porta Guy a prendere quella decisione che in fondo, già dalle premesse della vicenda, era inevitabile – una decisione che lo condurrà sempre più veloce e inarrestabile attraverso una spirale verso gli inferi della mente. Il libro, quintessenza di quelli che Fernanda Pivano ha definito i suoi “piccoli capolavori di ricerca psicologica”, è diventato anche un film di enorme successo diretto dal maestro della suspence Hitchcock nel 1951 (con la sceneggiatura di Raymond Chandler, a cui il libro non era neanche piaciuto granchè); “L’altro uomo” (il titolo italiano) si prende molte libertà nel rapportarsi al materiale originale, ed è noto il disappunto della Highsmith, allora trentenne, che venne pagata una miseria per i diritti rispetto al successo che invece il film ottenne, oltretutto con un finale completamente stravolto. L’autrice
muore nel |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 29 giugno 2008 |