Antonio
Stoppani nacque a Lecco e studiò da seminarista; venne
infatti consacrato a Milano nel 1848 come sacerdote dell’ordine dei Rosminiani.
Ad una vita pura e allo studio teologico unì anche una vera passione per la geografia,
la geologia, l’Italia in tutti i suoi aspetti. In particolare, fu attivo durante
le “cinque giornate di Milano”, storica rivolta avvenuta nel capoluogo lombardo
contro gli occupatori austriaci. Fu anche insegnante straordinario di Geologia
presso l’Università di Pavia, per poi trasferirsi presso il neonato Politecnico
di Milano nel 1867. Fu anche un appassionato alpinista, infatti
divenne il primo presidente della sezione milanese del Club Alpino Italiano.
Considerato
il padre della geologia italiana, si impegnò a fondo anche nella divulgazione
del sapere scientifico, prima attraverso la fondazione del Museo Civico di Scienze
e filosofia Naturali, poi grazie alla stesura della sua opera più famosa, “Il
Bel Paese”, nel 1876.
Come si evince dal suo titolo completo (i titoli lunghi
erano più usati all’epoca) “Il Bel Paese: Conversazioni sulle bellezze naturali,
la geologia e la geografia fisica d’Italia”, il libro è formato da una serie di
conversazioni salottiere molto speciali sul nostro Paese. L’espressione “Bel Paese”,
in particolare, ricalca un romantico richiamo alla nostra terra da parte del poeta
Francesco Petrarca (canto 146: il bel paese
ch’appennin parte, e ‘l mar circonda
et l’Alpe). Il libro esce in un momento in cui il sapere
scientifico si sta diversificando, per questo la sua divulgazione costituisce
un’intelligente mossa che porta il libro a diventare un incredibile best
seller: basti pensare che già nel 1906 si era giunti
alla 58° edizione, con alle spalle centinaia di migliaia di copie vendute.
La
narrazione non è pienamente classificabile come odeporica.
La cornice è costituita da una compagnia milanese che si riunisce ogni giovedì
sera a casa dello zio (controfigura di Stoppani) per
ascoltare i suoi racconti di escursioni scientifiche in Italia; la situazione
è, quindi, colloquiale, così come lo è il linguaggio usato, con anche qualche
punta di dialettalismi. Uno degli elementi di comicità nell’opera sta nell’autodissacrazione del narrante, che durante la narrazione
prende in giro se stesso, dipingendosi come buffo e impacciato. Inoltre si pone
come figura antieroica, che si lamenta spesso del freddo, del sonno, della fame.
Naturalmente si tratta di un artificio, in quanto Stoppani
era un grande e serio scienziato: ma tutto ciò lo rende più simpatico e quindi
più interessante per il pubblico di lettori suoi (e nostri) contemporanei.
Il
libro si dimostra anche molto attento al pubblico dei nuovi ragazzi alfabetizzati
(rappresentati dai “nipotini” dello “zio” che gli siedono intorno): ciascun nipote
ha un nome e ognuno è libero di interrompere lo zio per porgli delle domande.
Posizionate un po’ più indietro rispetto ai bambini sono le madri, che rappresentano
la moralità e controllano che lo zio faccia discorsi accettabili: nonostante Stoppani fosse un abate, rischia in effetti
di toccare argomenti “scottanti” come i costumi sessuali dato che i suoi viaggi
italiani sono anche viaggi etnografici alla scoperta delle abitudini delle varie
comunità che abitavano il suolo da poco unificato. Ancora più lontani rispetto
alle madri stanno i padri, che rappresentano invece la comunità scientifica: controllano
che, nei limiti del possibile, lo “zio” utilizzi termini scientificamente esatti
anche mentre semplifica le spiegazioni per i ragazzi (anche se il linguaggio è
sempre e volutamente molto comunicativo).
Si
diceva che si tratta di un libro di viaggio molto particolare: si inserisce a
pieno titolo nella tradizione odeporica (appunto, quella
dei libri di viaggio) proprio perché le escursioni o i piccoli viaggi (di varia
durata) sono stati compiuti veramente dall’autore, sono autentici. Presenta però
anche elementi della memorialistica, perché lo zio racconta i viaggi compiuti
in passato, non li descrive “in presa diretta”. Ha anche tratti del romanzo, poiché
sono presenti avventure e personaggi. E’ pure presente la finzione del dialogo
didascalico. Insomma, un capolavoro difficilmente ascrivibile ad un genere specifico,
ma per questo ancora più godibile da un largo pubblico; una nuova sperimentazione
che nasce, come sempre, in seguito alla nascita di un nuovo pubblico (come si
è accennato poco fa, proprio quello dei ragazzi alfabetizzati grazie alle leggi
sulla scuola elementare obbligatoria).
E’ curioso che oggi il “Bel Paese” sia
associato prima alla marca del formaggio prodotto in Lombardia, piuttosto che
all’opera: e pensare che è proprio la figura di Stoppani ad essere riprodotta sull’etichetta!
“Il
Bel Paese” è un libro che ci sentiamo di consigliare anche ai lettori di oggi,
per (ri)scoprire le tante sfaccettature di un’Italia
appena nata, gravida di meraviglie naturali tutte da ammirare.
Ultima
edizione disponibile: Studio Tesi.
http://www.ibs.it/code/9788876924071/stoppani-antonio/bel-paese