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Sulle Strade della California

di Chiara Novaro

Dopo più di un anno passato ad organizzare nei minimi dettagli (forse troppo secondo me) una vacanza oltreoceano per cinque persone, ecco che finalmente arriva ottobre e si parte. Destinazione California. Non ho mai preso un aereo ma non sono affatto preoccupata, a posteriori credo che avrei dovuto visto che durante l’atterraggio a Los Angeles ho avuto dei problemi alle orecchie e sono rimasta mezza sorda per due giorni.

In ogni modo si arriva all’aeroporto di Los Angeles, dopo un volo di 12 ore.

La prima cosa che noto sono i poliziotti. Sono tanti e tutti chiaramente di provenienze etniche differenti. La varietà culturale dell’ America è una delle prime cose che ho apprezzato nel mio viaggio. Ci si accerta che non siamo dei terroristi, dopodiché siamo ufficialmente ammessi negli USA!

Affittata la macchina, ci dirigiamo verso il nostro motel. E’ nel quartiere cinese confinante con il quartiere sudamericano. Los Angeles è un’ enorme distesa di case basse, i grattacieli si trovano solo nella parte centrale. La seconda cosa che noto è che è tutto enorme, ma veramente tutto. Addirittura i semafori sono quattro volte più grandi dei nostri.

La prima cena è da KFC nel quartiere sudamericano. Non ci sembra una bella zona a prima vista, siamo soli nel locale e quando entra un ragazzo di origine ispanica con il tipico “abbigliamento da banda” e comincia a fissarci siamo un po’ preoccupati. Dopo qualche minuto, il ragazzo si avvicina e ci chiede se siamo spagnoli, noi rispondiamo che siamo italiani e che siamo in America solo da poche ore, forse sperando di evitare guai facendogli compassione. Il ragazzo ci guarda, sorride e dice “allora buon appetito e benvenuti in America”. E’ uno dei ricordi più belli di questo viaggio.

Una cosa che non si può trasmettere tramite foto o video dei luoghi visitati è l’odore. In America ho sempre sentito odore di cibo per le strade della città, un odore di spezie che sembrava essere il risultato dell’ unione delle cucine etniche di tutto il mondo. Si dice che anche New York abbia un odore tutto suo, particolare. Spero di poterlo sentire un giorno.

A Los Angeles facciamo il tipico giro da turisti: il centro, il lungomare, Santa Monica, Beverly Hills, Teatro Cinese, Hollywood boulevard.

Nella migliore Steak House della città ho mangiato una carne squisita e tenerissima, pagata solo 25 $. La colazione americana è stupenda. Proprio come nei film. “Proprio come nei film “ è una frase che chi va in America per la prima volta ripete mediamente ogni mezz’ora riferito a qualsiasi cosa.

Hard Roch Cafè di Hollywood

Lasciamo Los Angeles e cominciamo a risalire la costa e la temperatura comincia ad abbassarsi leggermente. Arriviamo a Monterey. Il molo è molto bello, è possibile affittare una canna da pesca e pescare. Quando ci si trova sull’oceano fa abbastanza freddo e decido di comprarmi in un negozio di souvenir una giacca. L’unica che trovo è almeno due taglie più della mia e rosa confetto. Dal quel momento ogni volta che in un ristorante chiedevo qualcosa di alcolico mi veniva chiesto il passaporto.

A Monterey scopriamo il ristorante hawaiano, ovviamente lo proviamo subito! L’atmosfera e la musica sono veramente tipiche, cocco e gamberetti in quasi tutti i piatti, promosso a pieni voti.

Anche se può suonare come una banalità bisogna dire che il tramonto sulla costa è stupendo, con i colori caldi del cielo che contrastano con l’aria fredda e il vento.

Finalmente si arriva a San Francisco, la città che mi ha colpito di più. Mi è sembrata semplicemente bella. Abbiamo avuto fortuna e nei giorni in cui siamo rimasti in città non c’è mai stata nebbia, cosa invece piuttosto frequente. Il Golden Gate è imponente, mi ha fatto una certa impressione guardare giù una volta a metà del ponte. Ho fatto una foto della sua ombra riflessa sull’oceano che rende anche se in piccola parte la sensazione di vertigine che può trasmettere.

Le case vittoriane sono una diversa dall’ altra e tutte stupende, vorrei poter entrare dentro ad ognuna per esplorarla, data la mia passione per l’ arredamento. Le strade sono molto meno caotiche di quelle di Los Angeles, c’è più verde e perfino la gente sembra più rilassata. Mentre a Los Angeles i mezzi pubblici sono pressoché inutilizzati, a San Francisco ce ne sono tantissimi compreso il mitico Cable Car. Le discese da inseguimento ci sono davvero (come nei film!) ed hanno una pendenza impressionante. Troviamo addirittura dei cartelli che spiegano come parcheggiare le auto per evitare che la pendenza le faccia spostare in avanti e tamponare le seguenti.

Starbucks, già frequentato a Los Angeles, a San Francisco diventa tappa fissa da fare più volte al giorno. Mi sono innamorata del frappuccino. Questa città mi ha fatto seriamente venire voglia di vivere almeno tre mesi negli Stati Uniti, ed un giorno spero di poterci riuscire.

Un’ altra delle cose che ho apprezzato tantissimo degli Stati Uniti è la sensazione di non essere assolutamente osservato, studiato o giudicato. Le persone possono girare per la città vestite nei modi più assurdi o cantando a squarciagola e nessuno li osserva o deride. Ci si sente veramente liberi di fare ciò che si vuole. Un esempio divertente è ciò che ci è successo in metropolitana. Nel vagone c’eravamo noi, altri adulti, alcuni studenti ed un ragazzo all’ apparenza normalissimo. Quando il ragazzo ha dovuto cominciare a prepararsi per scendere, ha indossato un cappello, un mantello bianco e degli occhiali da aviatore. Alla sua fermata è sceso tranquillamente. E chi c’era a guardarlo e a sghignazzare? Soltanto noi.

Dopo i giorni passati a San Francisco, si riparte direzione Yosemite National Park. Qui la temperatura si abbassa parecchio, fino ad arrivare sottozero.

La prima cosa che colpisce sono le sequoie. Sono enormi e altissime, sembrano dei grattacieli naturali. I paesaggi sono quelli dei film western, ti aspetti quasi di veder sbucare un paio di pellerossa a cavallo. Un’ altra cosa attira la mia attenzione, cioè i cartelli di avvertimento per gli animali selvatici. Per un’ italiana abituata ad una natura in cui l’animale più pericoloso è la vipera, cartelli del tipo “Tenete sempre per mano i vostri bambini, corrono il rischio di essere attaccati dai puma” e “non lasciate il cibo incustodito potreste essere attaccati dagli orsi” sono piuttosto sconcertanti.

Lasciato lo Yosemite, il clima cambia totalmente ed arriviamo nella Death Valley, la Valle della Morte. Si passa così da – 4 °C a + 42 °C! Il clima non è affatto umido e bisogna ricordarsi di bere molto per non disidratarsi. Il paesaggio è a tratti monotono ed irreale, una lunghissima strada dritta in mezzo al nulla oppure continui dossi per chilometri. Visitiamo il famoso Zabriskie Point,il Devil's Golf Course e  l’ Artist's Palette (tavolozza dell'artista) cioè una zona in cui la rocca ha diverse colorazioni a seconda della sua composizione, così si passa da una zona azzurro brillante ad una verde rame e ancora ad una rosa. Ci impressiona pensare a quante persone hanno perso la vita durante la corsa all’oro. Incontriamo città fantasma e miniere abbandonate. Al centro della Valle si trova il punto più basso del Nord America, una distesa di sale bianchissimo e delle grandi pozze d’acqua; l’unica acqua incontrata durante la permanenza qui.

Il giorno dopo si riparte per Las Vegas. Ore di strada desertica sempre uguale rende questo spostamento un po’ più stancante degli altri. Arrivati alla periferia di Las Vegas, troviamo solamente case indipendenti, molto probabilmente le abitazioni di chi lavora e manda avanti Las Vegas. Ci sistemiamo in un resort molto bello, siamo in cinque ed abbiamo a disposizione tre grandi camere da letto, soggiorno, cucina e due grandi bagni entrambi con vasca a idromassaggio a due posti. Il tutto a circa 5 dollari al giorno.

Durante il giorno Las Vegas sembra una città anonima, tranne che per la presenza di slot machines persino nei bagni pubblici. La sera il discorso cambia completamente, si accendono le luci, si accende la città. Una città che esiste esclusivamente per divertire ed intrattenere. Questo è proprio ciò che ad alcuni turisti non piace, perché ritengono Las Vegas una città totalmente “finta”, costruita a misura di turista. Personalmente credo che questa città vada vista proprio in quest’ottica, e quindi non si devono avere da lei le stesse aspettative di altre città. Qui non si trovano monumenti o chiese, tutto è moderno, artificiale ed incredibilmente luminoso! Sta proprio qui la particolarità di questa città, completamente ed unicamente basata sul gioco d’azzardo e l’intrattenimento turistico. La sera visitiamo l’Hotel Casino dell’ Hard Rock Cafè, ceniamo e giochiamo al Bellagio Hotel, famoso per gli splendidi giochi d’acqua nella grande fontana di fronte all’hotel stesso. Riusciamo a vincere ben un dollaro e 50 centesimi!

Il giorno dopo si riparte, si affronta ancora una parte di deserto per tornare a Los Angeles.

Ormai siamo sulla via del ritorno, a Los Angeles prenderemo l’aereo per Zurigo, e da lì quello per Milano.

Dell’ America mi è rimasta la sensazione di grande libertà data dai suoi grandi spazi, l’atteggiamento allegro e socievole dei suoi abitanti, tanti ricordi divertenti e tante osservazioni sulle nostre differenze culturali.

La prossima volta… si va a New York!

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© LiberaMENTE MAGAZINE 18 aprile 2010