Super Eroi Psicolabili
di Antonio Casillo

Negli anni ’50, in piena guerra fredda, c’erano gli eroi di Hollywood a dare sicurezza ad un’America spaventata dall’invasione sovietica, erano eroi senza paura o lati oscuri, dai mantelli colorati e la mascella quadrata, eroi privi di complessi che sapevano distinguere senza alcun dubbio il bene dal male, che sapevano ogni volta prendere la decisione più giusta senza rimorsi o pentimenti.

Dopo l’attentato dell’11 settembre l’America si è sentita nuovamente vulnerabile, bisognosa più che mai di eroi che la rassicurassero e il cinema ha nuovamente attinto al mondo fumettistico dei super eroi mascherati, ma qualcosa era cambiato. Superman che gareggiava in velocità con i treni e le pallottole, che faceva brillare il suo mantello rosso alla luce del sole si è nascosto nell’oscurità e tutto è diventato più cupo, tetro, oscuro. Super potere ha cominciato a significare super complessi, super problemi, super dilemmi e il confine tra bene e male, prima così netto, ha cominciato a confondersi, a non essere più così chiaro e definito. Il super eroe moderno, uscito dalle ceneri dell’11 settembre lotta ancora contro il male ma è un male che riscopre dentro di se, vittima sempre più dei propri incubi interiori, delle sue insicurezze. E il male fumettistico e un po’ bonario dei primi comics ha assunto le fattezze della crudeltà più sfrenata eppure quasi giustificata da un dramma interiore che nulla ha da invidiare al dramma del super eroe. In questo scenario di protagonisti e antagonisti psicolabili si decreta la fortuna degli psicologi che, travestiti da critici cinematografici, vedono alternarsi sul loro lettino Batman o il Joker e la diagnosi è sempre la stessa: tutta colpa dei traumi dell’infanzia, di genitori distratti e irresponsabili. Ma che infanzia hanno avuto i super eroi dell’America post 11 settembre? Chi sono stati i loro padri?

In una New York in cui splendeva sempre il sole, su di un marciapiede pulito e ricco di aiuole fiorite, in un grattacielo in cui si respirava il calore di un falasterio Foureriano, l’America della sua infanzia, l’America di fine anni ’60, aveva un suo genitore ideale, uno zio a dire il vero, e tutti noi, allora piccoli e ingenui, ci sentivamo protetti da lui. Dal telefilm “Tre nipoti e un maggiordomo” lo zio Bill si prendeva cura dei suoi tre nipoti (due bimbi e un’adolescente rimasti orfani), e sapeva sempre spiegare loro la differenza tra bene e male, l’importanza della tolleranza, il valore della giustizia. Tutto era semplice e chiaro e se a volte non lo era bastava parlare per risolvere ogni cosa.

Ma se è stata questa l’infanzia dei moderni super eroi che cos’è che non ha funzionato? Forse, dopo l’11 settembre, l’America e il mondo hanno semplicemente perduto la loro ingenuità, o forse il crollo delle Torri Gemelle ha ucciso definitivamente anche Zio Bill, troppo vecchio e stanco per lottare ancora contro un mondo impazzito. Lui ce l’ha messa tutta poverino, si è impegnato per regalarci un’infanzia felice, per insegnarci a non essere schiacciati dalle nostre paure, per regalarci un sogno americano in cui credere; ora tocca a te Batman, togliti via quella maschera di complessi e paure e insegnaci ancora la banalità di un sogno, quel sogno  che faceva grande l’America, che rendeva grandi le speranze dei suoi bambini e che, come una dolce camomilla li faceva addormentare sereni.


© LiberaMENTE MAGAZINE 7 settembre 2008